"Se nel momento di uccidersi Prospero avesse ricevuto un'indicazione contraria da parte dell'imputato, Andrea si sarebbe fermato e avrebbe chiesto aiuto.
Se gli avesse detto 'Che fai? Chiama il 118, fatti aiutare', lui sarebbe qui.
Ma questo non è avvenuto": lo ha sostenuto la criminologa Roberta Bruzzone, consulente della famiglia di Andrea Prospero, deponendo davanti alla Corte d'assise di Perugia nel processo a carico del giovane accusato di istigazione o aiuto al suicidio.
Prospero, studente universitario di 19 anni originario di Lanciano, venne trovato morto il 29 gennaio 2025 in un appartamento del centro storico di Perugia, città dove si era trasferito per frequentare l'università. Per la criminologa l'imputato, al quale Andrea inviò i video degli ultimi attimi della sua vita e con il quale rimase in contatto in chat fino alla fine, diventa "determinante" negli intenti omicidiari della vittima. Per Bruzzone il giovane accusato avrebbe "compreso fin dall'inizio che Prospero nutriva nei suoi confronti una sorta di idealizzazione, che lo considerava un punto di riferimento".
"Andrea - ha proseguito - era un ragazzo poco incline a instaurare rapporti diretti e in presenza. Il suo mondo relazionale era costituito prevalentemente da contatti digitali, che evidentemente gli offrivano una forma di protezione rispetto all'ansia sociale e al confronto con gli altri. Raramente mi sono imbattuta in un compendio probatorio così chiaro, univoco e inequivocabile rispetto all'influenza esercitata dall'imputato proprio nel momento in cui Andrea decide di compiere il gesto finale". "È lui che, ripetutamente, nei dialoghi intercorsi dall'estate del 2024 in avanti, introduce il tema della morte - ha detto -. E' esperto nel maneggiare sostanze psicotrope e quando fornisce determinate indicazioni impartisce delle vere e proprie istruzioni, non pronuncia delle semplici battute.
Continua a farlo anche dopo avere ricevuto il video. A quel punto non può non comprendere: è del tutto evidente, anche ai suoi occhi, che Andrea sta mettendo in pratica le sue istruzioni e che lo sta facendo in maniera estremamente puntuale. È proprio all'accusato che Andrea, nella fase finale, chiede: 'Dammi più incoraggiamento'. Lui, al contrario, infierisce su una persona ormai a terra e incapace di qualsiasi reazione".
Fonte ANSA