Venerdì, 11 Settembre 2026 Abruzzo

“SENZA NUOVA PESCARA 100 MLN IN FUMO, NO RINVIO”

ALESSANDRINI, “COMMISSARIO E FUSIONE IN POCHI MESI”

 “Chi per anni  ha giocato, per incapacità e interessi, a scalciare in avanti il barattolo della Nuova Pescara, ha la responsabilità del mancato incasso per il territorio di 10 milioni di euro l’anno garantiti dallo Stato a favore delle fusioni, per non parlare dell’occasione fin qui persa in termini di competitività e peso politico nello scenario nazionale e internazionale”.

A mettere in evidenza anche il danno economico oltre a quello strategico della mancata fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore, in un’unica città da oltre 190 mila abitanti, come previsto dal referendum del 2014, è la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle ed ex consigliera comunale di Pescara, Erika Alessandrini.

Una fusione che non s’ha da fare, però, almeno non ora, bensì con tutta calma. la settimana scorsa, l’Assemblea costitutiva della Nuova Pescara, con 38 voti favorevoli e 12 contrari, ha approvato la relazione conclusiva predisposta dal responsabile dell’Ufficio di fusione, Fabio Zuccarini, che certifica l’impossibilità, allo stato attuale, di completare il percorso nei tempi fissati dalla legge regionale, ovvero entro il primo gennaio 2027.

Ora spetterà al Consiglio regionale decidere sull’eventuale rinvio, di un anno o di due, ma potrebbe anche confermare la tempistica fissata dalla legge regionale del 2023.

Nella relazione di Zuccarini si evidenzia che non ci sono i tempi necessari per mettere insieme la gestione dei rifiuti, i tributi, la polizia locale e l’urbanistica. E la fusione tra pochi mesi sarebbe dunque un salto nel buio.

Favorevoli al rinvio tutti e tre i sindaci: quello di Pescara, Carlo Masci, di Forza Italia; quello di Montesilvano, Ottavio De Martinis, di Fratelli d’Italia; e quello di Spoltore, Chiara Trulli, del Partito Democratico.

Contrario al rinvio il Movimento 5 Stelle, con il consigliere comunale di Pescara Paolo Sola e la stessa Alessandrini, che chiedono che da gennaio 2027 un commissario che subentri ai sindaci per portare a termine la fusione.

“La nostra posizione è chiarissima: non deve esserci più alcun rinvio, nessuno. Lo abbiamo ribadito negli anni più volte, anche quando era stata approvata la proroga che ha portato la data al 2027, perché ormai è ovvio che, dopo 12 anni dal referendum, la politica non è in grado di portare avanti questo processo. Non è in grado per incapacità propria, non è in grado per mancanza di visione, non è in grado per volontà politica. Quindi è il caso che i Consigli comunali e gli attuali sindaci vadano a casa e ci sia un commissario che compia tutti i passaggi per arrivare alla fusione e poi alle elezioni del nuovo sindaco”.

Altro che rinvio, a questo punto probabile al 2028 o al 2029, per Alessandrini.

“Non ha alcun senso dare ulteriore tempo a persone che hanno, in questi anni, continuato a tirare calci in avanti al barattolo. Non solo per non perdere le loro poltrone, ma anche per un’incapacità di vedere al di là dell’oggi. Perché la grande sfida della Nuova Pescara, della città fusa, è quella di riuscire a dare delle possibilità ai cittadini che oggi non hanno: essere grande, tanto grande da poter andare ad alcuni tavoli nazionali a chiedere, ad esempio, la terza corsia dell’autostrada, il miglioramento delle nostre infrastrutture, l’Autorità portuale, che ora è ad Ancona, passandoci sopra la testa”.

E c’è poi il tema degli incentivi, di cui poco si parla: “la legge nazionale dice che a tutti i Comuni che intraprendono e completano una fusione spetta un importante finanziamento a fondo perduto, calcolato in base alle dimensioni del nuovo Comune. Alla Nuova Pescara spetterebbero ben 10 milioni di euro l’anno, per dieci anni: 100 milioni di euro”.

Non certo bruscolini, “fondi che finora non sono arrivati e che già avremmo potuto utilizzare per interventi strategici, utili alla cittadinanza. Eccoli, i costi del fare melina per piccoli interessi di bottega…”, commenta ancora Alessandrini.

Ma non solo: “sono sempre previsti dalla legge nazionale anche 5 milioni di euro dedicati proprio al processo, ovvero all’iter che porta alla fusione, appostati nel bilancio di una finanziaria di qualche anno fa. E non mi risulta che siano stati stanziati e utilizzati”.

C’è poi un rischio incombente per questi 105 milioni complessivi.

“Visto l’ormai clamoroso ritardo che registra l’istituzione della Nuova Pescara, non vorrei che venissero dirottati altrove o tagliati in caso di un’emergenza nazionale, tenuto conto del contesto geopolitico sempre più complicato”.

La responsabilità della mancata fusione, tiene poi a sottolineare la pentastellata, è trasversale ai partiti, come dimostra anche la contrarietà di Spoltore, dove governa il Partito Democratico.

“In questa vicenda hanno prevalso la territorialità, più che le posizioni e le appartenenze politiche. Comprendo i timori dei Comuni più piccoli. Ma il problema è cosa stai mettendo sul tavolo, perché se tu non metti una richiesta, non metti una volontà, una strategia, risorse umane, non metti niente, come fai ad andare avanti? Forse c’era proprio la volontà di non andare avanti, di fare melina”.