Venerdì, 11 Settembre 2026 NazionaliLegge elettorale: è calata la scure sulla norma per i SindaciNo Abbattimento tempi dimissioni per chi si candidaÈ calata ieri la scure del Senato sull’emendamento alla legge elettorale che intendeva abbattere i tempi delle dimissioni imposte dalla norma sull’incompatibilità dei sindaci candidati alla Camera alle prossime elezioni politiche dei Comuni sopra i 20mila abitanti. Non più 180 giorni prima del voto, a scadenza naturale della legislatura, ma solo circa un mese prima dal voto con l’accettazione della candidatura. L’emendamento 1.67, a firma del senatore e segretario regionale abruzzese di FdI Etel Sigismondi, e successivamente sottoscritto anche dal senatore aquilano Guido Liris, è stato infatti ritirato su richiesta del ministro per le Riforme istituzionali, Maria Elisabetta Alberti Casellati, di Forza Italia. In apertura di seduta, ieri, dopo la pausa pranzo, la rappresentante del governo ha dato lettura degli emendamenti e subemendamenti ammessi o da riformulare all’articolo 1, quello relativo alla legge elettorale, e ha invitato a ritirare quello sui sindaci, prima della discussione. Già in precedenza, la commissione Affari costituzionali del Senato aveva preso atto dell’impossibilità di concludere l’esame della riforma della legge elettorale entro i tempi previsti. Il testo è andato così in aula senza mandato al relatore e quindi nella versione arrivata dalla Camera, senza l’inserimento nel testo dell’emendamento sulle preferenze, che però è stato approvato. E senza la norma sui sindaci, ribattezzata anche dalla stampa nazionale “ad hoc” per il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, di FdI e responsabile Enti locali del partito di Giorgia Meloni. Ma solo perché è l’unico sindaco, ad oggi, di un Comune capoluogo pronto a candidarsi, visto che la norma era richiesta anche da tanti altri sindaci che hanno la medesima intenzione. Con questo emendamento il centrodestra avrebbe evitato il commissariamento del Comune dell’Aquila tre mesi prima delle elezioni amministrative di giugno, in caso di voto alle Politiche anticipato ad aprile. Il problema sarebbe stato invece del tutto eliminato se si andasse a votare a settembre, completando la legislatura, perché in tal caso Biondi potrebbe terminare il suo secondo e ultimo mandato. Decisiva, come riferito dall’Ansa, è stata l’opposizione di Forza Italia, con l’argomento che, con l’introduzione delle preferenze, i sindaci che corrono alla Camera o al Senato avranno un enorme vantaggio rispetto a chi è già in Parlamento, dove è arrivato senza le preferenze. L’Aula della Camera esaminerà, in terza lettura, la legge elettorale da lunedì 28 settembre. Il Senato ha approvato la reintroduzione delle preferenze, ma con il capolista blindato, ha affossato definitivamente il doppio turno e stabilito la soglia per il premio di maggioranza al 42%. |
