Sabato, 28 Gennaio 2017 VastoIl ricordo del Sen. Giuseppe Spataro a 38 anni dalla mortePersonaggio di spicco del Partito Popolare con Don Sturzo e De GasperiIl 30 gennaio del 1979 moriva nella sua casa di via Cola Di Rienzo a Roma il sen. Giuseppe Spataro, personaggio di spicco della prima Repubblica che tanto merito ebbe nella fase di costruzione della Repubblica Italiana. Amico fedele e rispettoso di Don Luigi Sturzo e di Alcide De Gasperi, Spataro seppe tessere le trame per giungere all'avvento della Repubblica dopo aver combattuto il regime fascista con determinazione e coraggio. Sì, perchè durante il famigerato "ventennio" occorreva avere anche tanto coraggio. Raramente un uomo dotato di tante umane qualità seppe utilizzarle politicamente a favore degli altri limitandosi a prendere per sé solo responsabilità e preoccupazioni. Spataro è stato sempre presente a livello individuale e collettivo; quando più il bisogno urgeva, quando moltissimi si ritiravano e nel momento in cui gli altri mancavano, su Spataro si poteva fare sempre affidamento. Se dovessimo indicare qualcuna delle qualità umane di Spataro, che lo distinguevano tra la folla dei politici, parfleremo proprio di questa sua disponibilità ad essere sempre per il partito, che ebbe, come Alcide De Gasperi, in cima ai suoi pensieri. Non a caso egli pose a conclusione del suo volume "I democratici cristiani dalla dittatura alla Repubblica" due brani di discorsi sul partito, uno di Sturzo, l'altro di De Gasperi. Spataro visse gli anni del fascismo nel silenzio sobbarcandosi anche i costi del Partito.Non a caso Sturzo amava definire Spataro con l'appellativo di "fra' Galdino" del Partito Popolare. Un figlio di questa terra, artefice della rinascita dell'Abruzzo dopo il secondo conflitto mondiale. Gli importanti incarichi assolti sempre con senso del dovere e con grande onestà stanno a dimostrare la genuinità di un politico davvero eccezionale la cui azione merita di essere additata alle giovani generazioni. Risuonano ancora nella mente queste sue parole: "La politica - disse concludendo un intervento - è una missione, una nobile missione, così come la concepiamo, così come noi la sentiamo, così come noi la vogliamo fare. E io sono riconoscente al Signore per avermi chiamato a lavorare nel suo campo". |