Martedì, 16 Dicembre 2008 AbruzzoArrestato il sindaco di Pescara: soldi in cambio di favori. Toto tra gli indagati.Cene, vacanze, viaggi e macchina per 200mila euro. Il pm: un sistema che ha minato radicalmente la democraziaPubblicato da "Il Messaggero"
Oltre ai tre arrestati di ieri sera ci sono altri 35 indagati nell'inchiesta che ha portato al fermo del sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso, tra questi ci sono anche Carlo Toto, patron di Airone, ed il figlio di quest'ultimo, Alfonso. L'ha confermato il Pm Gennaro Varone ai giornalisti. Al sindaco di Pescara sono contestati circa 30 capi d'imputazione dalla corruzione in rapporti con imprenditori per lavori pubblici e accordi programma. Il filone degli appalti cimiteriali è solo uno, e Toto è indagato nel filone che riguarda la riqualificazione dell'Area di Risulta dell'ex ferrovia di Pescara. Il sindaco di Pescara era stato raggiunto da un'informazione di garanzia il 3 luglio scorso. Tra i capi d'imputazione anche quello di truffa per distrazione di denaro per pubblicità istituzionale e peculato per beni pubblici. Nel caso dei rapporti con Carlo Toto i giudici contestano l'uso gratuito per viaggi personali di aerei nel capitolo di corruzione per l'Area di Risulta. Il Gip De Ninis deve ancora stilare il calendario degli interrogatori ma si è appreso che sono probabili delle misure interdittive con la sospensione dai pubblici uffici. A determinare la prima parte dell'indagine sono stati alcuni appunti sequestrati all'ex braccio destro del sindaco Guido Dezio, anche lui ai domiciliari, dove sono stati accertati versamenti di denaro di imprenditori con riscontri bancari. Tra i 35 indagati risulterebbero molti imprenditori pescaresi. Soldi in cambio di favori «L'accusa ritiene che sia stato provato il passaggio di soldi in cambio di atti amministrativi favorevoli: sono stati sentiti dei testimoni ma è un'indagine documentale». Così il procuratore capo di Pescara, Nicola Trifuoggi, ha commentato l'inchiesta La Procura ha accertato tangenti da imprenditori riconducibili all'ex sindaco per circa 200 mila euro «più altri benefici», come ha detto lo stesso Trifuoggi. La richiesta di arresti domiciliari era stata presentata al Gip Luca De Ninis a metà novembre: il 2 dicembre scorso a D'Alfonso erano stati «correttamente» comunicati i capi di imputazione, una settimana dopo - il 9 dicembre - D'Alfonso si era di nuovo recato dal Pm Gennaro Varone per dichiarazioni spontanee a sua difesa. Pm: un sistema che ha minato la democrazia. «Il sistema è tale da avere minato radicalmente la stessa democraticità dell'amministrazione cittadina»: è questo uno dei passaggi forti dell'ordinanza di arresti domiciliari per l'ex sindaco Luciano D'Alfonso. Nell'ordinanza si legge anche che questo «avviene quando l'azione fondata sullo scambio volontà a politica - denaro, esautora - di fatto - di competenza gli organi di controllo, i consessi in cui si vota e la stessa libertà morale dei funzionari cui cui competono scelte tecnico- giuridiche necessitate da imposizioni derivanti dal patto corruttivo». Viaggi, cene e vacanze Viaggi, cene, vacanze, auto con autista per tre anni, finanziamenti a pro loco, associazioni e contributi vari, anche elettorali. Secondo l'accusa sarebbero questi i favori che il patron di AirOne Carlo Toto e il figlio Alfonso - tra i 35 indagati dell'inchiesta pescarese - avrebbero elargito all'ex sindaco di Pescara e segretario regionale Pd Luciano D'Alfonso. Nel lungo elenco - che per i pm sono «altra utilità» - figurano viaggi gratuiti con la AirOne tra il 2003 e il 2006 per l'ex sindaco e i familiari sulle tratte Malta e Venezia (per un costo che supera i 28 mila euro); pranzi di lavoro in ristoranti di Roma (904 euro) e Pescara (quasi 11 mila euro); tre anni di auto con autista a carico dei Toto (valore complessivo, 72 mila euro); 7 mila euro per un contributo elettorale alle politiche del 2006. Contributi ai partiti Quello dei contributi ai partiti è un percorso particolarmente seguito dai Pm: «Abbiamo avuto contatti cordiali con i presidenti Bertinotti e Fini, ai quali ci siamo rivolti per avere chiarimenti su contributi leciti, la cui documentazione è depositata alla Camera - ha detto Trifuoggi - ma abbiano anche riscontri di elargizioni "in nero", per i quali il partito non c'entra niente, ma che per qualcuno è stato un benefico». In cambio, secondo gli inquirenti, D'Alfonso avrebbe dato una promessa di una politica benevola per la Toto spa, soprattutto per quello che riguarda i progetti di project financing per l'Area di risulta dell'ex stazione ferroviaria. D'Alfonso si è dimesso da sindaco e anche dall'incarico regionale del Pd. Ora per la città Adriatica si apre la fase del commissariamento che porterà alle elezioni anticipate nella tarda primavera del 2009. |