Sabato, 12 Settembre 2026 AbruzzoNelle carceri abruzzesi cresce il numero dei detenutiIl segretario nazionale del Cnpp-Spp Mauro Nardella: "Da Nordio solo chiacchiere"Non si arresta la crescita della popolazione detenuta nelle carceri abruzzesi e molisane. Un aumento che, secondo il segretario nazionale del Cnpp-Spp Mauro Nardella, stride con i continui annunci del Governo e, in particolare, con gli interventi più volte annunciati dal ministro della Giustizia Carlo Nordio per affrontare il problema del sovraffollamento penitenziario. «Le parole del ministro della Giustizia sono state finora solo chiacchiere», denuncia Nardella, evidenziando come, a fronte degli annunci, la situazione negli istituti penitenziari continui a peggiorare. Il quadro nazionale è del resto preoccupante. Dal 2021 ad oggi la popolazione detenuta è passata da 53.867 persone a 65.661, con un incremento di 12.104 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare che nel 2021 era indicata in 50.867 posti. Un fenomeno che si riflette pesantemente anche in Abruzzo, dove attualmente risultano 2.337 detenuti a fronte di una capienza regolamentare complessiva di 1.834 posti. Nel 2021 erano 1.693 i detenuti presenti negli istituti della regione. Un aumento che, sottolinea Nardella, ha interessato tutti gli otto istituti penitenziari abruzzesi, seppure con intensità differenti. La situazione fotografata dal sindacato è la seguente: ad Avezzano sono presenti 73 detenuti a fronte dei 53 posti previsti; a Chieti 145 detenuti contro una capienza di 79; a Lanciano 259 presenti su 224 posti regolamentari; a Pescara 409 detenuti rispetto ai 276 previsti; a Sulmona 651 presenti a fronte di 523 posti; a Teramo 465 detenuti rispetto ai 255 posti previsti. All’Aquila risultano 182 detenuti rispetto ai 214 posti regolamentari, con la particolarità della presenza di detenuti sottoposti al regime del 41 bis. A Vasto, invece, sono presenti 150 detenuti a fronte di una capienza di 197 posti, ma con l’ulteriore elemento di criticità rappresentato dalla presenza degli internati, considerati di particolare difficoltà gestionale. Numeri che, per il segretario nazionale del Cnpp-Spp, raccontano una realtà ben diversa da quella prospettata negli annunci governativi. «Il sovraffollamento – sottolinea Nardella – non rappresenta soltanto un problema logistico. In queste condizioni diventa sempre più difficile garantire quella funzione rieducativa della pena prevista dall’articolo 27, comma 3, della Costituzione». Il principio costituzionale secondo cui le pene devono tendere alla rieducazione del condannato rischia infatti di rimanere sulla carta quando gli istituti penitenziari sono costretti a gestire numeri superiori alle proprie possibilità ricettive, con inevitabili ripercussioni sulle condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria e sulla qualità dei percorsi trattamentali destinati ai detenuti. «Non si può parlare seriamente di reinserimento sociale – aggiunge Nardella – quando gli istituti sono costantemente alle prese con il sovraffollamento, con carenze organizzative e con una pressione sempre maggiore sul personale». Il sindacato contesta inoltre la distanza tra gli annunci relativi alle misure deflattive e i risultati concretamente raggiunti. Tra le misure annunciate dal ministro Nordio vi era anche l’obiettivo di ridurre la popolazione carceraria di circa 20.000 unità, attraverso provvedimenti che avrebbero consentito, tra l’altro, ai detenuti tossicodipendenti con pene fino a otto anni di poter scontare la pena nelle comunità. «Di quei 20.000 detenuti in meno paventati dallo stesso ministro Nordio, attraverso l’approvazione del decreto che offre la possibilità ai tossicodipendenti con pene fino a otto anni di scontare la pena nelle comunità, finora non c’è neanche l’ombra», afferma Nardella. Il risultato, secondo il Cnpp-Spp, è una situazione penitenziaria sempre più difficile da governare, con il rischio che il sovraffollamento finisca per compromettere non soltanto la vivibilità degli istituti, ma anche la sicurezza e la possibilità stessa di attuare una concreta politica penitenziaria. «L’Italia – conclude Nardella – si vanta giustamente di appartenere al gruppo delle sette nazioni più importanti e potenti del mondo. Ma non possiamo dimenticare che anche l’ordinamento penitenziario fa parte della nostra idea di civiltà. Le leggi ci sono e sono spesso ben fatte, ma troppo frequentemente rimangono inapplicate». Per il Cnpp-Spp, dunque, il tema non può più essere affrontato attraverso annunci o interventi emergenziali. Servono misure strutturali capaci di ridurre il sovraffollamento, rafforzare gli organici e restituire agli istituti penitenziari le condizioni necessarie per svolgere la loro funzione costituzionale. Nel frattempo, però, i numeri continuano a crescere. E nelle carceri abruzzesi la pressione aumenta giorno dopo giorno. |
