Mercoledì, 2 Settembre 2026 Nazionali

Aggressività e violenza nell’adolescente. Basi neuroscientifiche

Intervista al professor Guido Brunetti

“Un ragazzo di 16 anni uccide la madre” può essere concepito -afferma il professor Brunetti- come il titolo immaginifico di un romanzo di uno scrittore di noir. Purtroppo non è così: la realtà supera la fiction. La tragedia si è verificata in queste ore a Roma. La triste e dolorosa vicenda merita rispetto, evitando commenti ed etichette psichiatrici superficiali. 
La scienza ha compiuto notevoli progressi nella comprensione del cervello. Tuttavia, cervello, mente e coscienza sono parole che nascondono ancora abissi di ignoranza. 
Ci troviamo di fronte al fascino e al mistero del cervello, che è con i suoi oltre 80 miliardi di neuroni la struttura più complessa e meravigliosa del creato conosciuto.
Sta di fatto che la cronaca quotidiana dimostra che il fenomeno dell’aggressività e della violenza nell’adolescente è in continuo aumento. Il cittadino è disorientato e si sente impotente nel dare risposte soddisfacenti. Noi riteniamo che uno degli strumenti privilegiati per la sua comprensione sia la scienza. Abbiamo chiesto pertanto al
professor Guido Brunetti, autore di libri e saggi sulla condizione minorile, di analizzare il preoccupante fenomeno.


Professor Brunetti, come affrontare una questione così delicata. difficile e complessa?


“Tutte le ricerche mostrano che il tema del disagio mentale, del malessere esistenziale, degli stati di ansia e dei comportamenti aggressivi e violenti nei ragazzi desta sconcerto e disagio. Addirittura, negli Stati Uniti vengono prescritti farmaci ansiolitici, antidepressivi e antipsicotici anche ai bambini di due anni. Insieme con autorevoli studiosi esprimiamo ampie riserve su questa pratica, poiché gli effetti a lungo termine di molecole così potenti su un cervello ancora in pieno sviluppo non sono ancora noti”.


Come nasce l’aggressività?


“Quella dell’uomo è una specie aggressiva. ‘In tutti noi – ha scritto Platone- alberga una bestia selvaggia e senza legge’. I ragazzi sono più aggressivi delle ragazze per la presenza dell’ormone maschile, il testosterone. Come risulta dagli studi effettuati sui gemelli, i fattori genetici svolgono un ruolo importante. Anche l’ambiente in cui il
feto si sviluppa influenza il livello di aggressività. Il comportamento aggressivo poi è legato al sesso, al patrimonio genetico, alla quantità di nutrimento e all’assunzione da parte della madre di fumo, alcol e medicinali. Spesso al comportamento antisociale si associano le malattie mentali.
L’ aggressività nell’adolescente è un fenomeno antico. La Bibbia è ricca di episodi e di riflessioni sull’aggressività, la ribellione e l’impulsività dei giovani. L’aggressività comincia nell’utero. Ha basi multifattoriali (bio-socio-familiari ed educative) e riguarda tutti i Paesi occidentali.
In una ricerca condotta negli Stati Uniti è stato rilevato che il comportamento aggressivo e violento predominante è soprattutto crescere in una condizione socio-familiare e culturale ‘degradato’. Altri importanti fattori sono deficit di attenzione, impulsività, vulnerabilità del carattere, disagio familiare, maltrattamenti”?


Quali sono le basi neuroscientifiche del fenomeno?


“Aggressività e violenza nell’adolescente hanno solide basi neuroscientifiche. Le quali considerano il cervello del ragazzo una struttura in fase di evoluzione e caratterizzata da un forte ‘squilibrio’ nei sistemi mentali ed emotivi e in quelli di controllo. La ricerca poi ha rivelato che le aree del cervello presentano tempi differenti di crescita.
Una fondamentale regione cerebrale è il sistema limbico, che comprende strutture speciali come l’amigdala, che è la sede nell’elaborazione di paura, rabbia e minacce, e un’area legata alla gratificazione. Si tratta di un sistema che si sviluppa in maniera precoce ed è molto reattivo nella fase adolescenziale, accrescendo le spinte emotive e
il livello di dopamina. Un’altra area del cervello- aggiunge Brunetti- è la corteccia prefrontale, che è legata
alla valutazione del rischio, alla inibizione degli impulsi e al controllo del comportamento. Ricerche internazionali indicano che gli adolescenti con gravi comportamenti antisociali presentano ‘differenze anatomiche visibili rispetto ai coetanei”.


L’adolescente e la società


“L’ adolescente è caratterizzato da una continua trasformazione neurobiologica, mentale ed emotiva. Vive in una società postmoderna che il filosofo Bauman ha definito ‘liquida’, confusa, ansiogena, senza punti di riferimento o progettualità e priva di certezze, principi e valori che per secoli hanno accompagnato la civiltà occidentale.
E’ scomparsa l’idea di Dio, dell’anima e delle verità superiori. E’ un mondo sdivinizzato, desacralizzato, secolarizzato. Una coscienza desertificata. L’uomo sta naufragando nella volontà di potenza, nel nichilismo, nel relativismo, nell’odio e nella violenza.
In questo vuoto esistenziale, l’adolescente non fa altro che sperimentare la metafora della finitezza del senso tragico dell’esistenza. Ed allora ricorre a comportamenti distruttivi ed autodistruttivi, all’aggressività e alla violenza per il suo bisogno di affermazione, di sicurezza e affetto nella speranza di alleviare il senso di angoscia che
lo minaccia continuamente. Se le istituzioni, la società, la famiglia e la scuola non realizzano un cambio di paradigma attraverso programmi e progetti concreti che possano guidare l’adolescente verso un orizzonte sicuro, il fenomeno della violenza e della decadenza della civiltà è destinato ad aumentare.


Professor Brunetti può darci qualche indicazione concreta?
“Riteniamo che una importante iniziativa sia quella di organizzare un sistema socio-sanitario fondato sulla promozione della salute mentale i cui servizi siano collegati ai servizi sanitari di base e ai servizi pediatrici”.

Gaia Stivaletta