Mercoledì, 2 Settembre 2026 AbruzzoFesta di Meloni a Baru spartiacqueAnsia tra uscenti e aspiranti in AbruzzoC’è una data cruciale da cui dipendono le sorti del governo di centrodestra di Giorgia Meloni, di FdI, e a caduta anche di tanti big della politica abruzzese. È quella di venerdì 4 settembre, quando il porto di Bari ospiterà la grande convention di Fratelli d’Italia, per celebrare il governo più longevo della Repubblica Italiana, data in cui l’esecutivo, in carica dal 22 ottobre 2022, supererà infatti quota 1.412 giorni, battendo il primato del secondo governo di Silvio Berlusconi. Evento in pompa magna organizzato da Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute e leader pugliese di Fdi, e dove corre voce, negli ambienti del centrodestra, che la premier potrebbe anche confermare l’ipotesi, per ora un insistente boatos, delle elezioni anticipate, con data più probabile l’11 aprile, rispetto alla scadenza naturale dei cinque anni il 22 ottobre 2027. Per di più con la nuova legge elettorale, che dopo l’ok della Camera, è approdata in Senato, con l’ipotesi della reintroduzione delle preferenze e anche del doppio turno, se nessuna delle forze in campo supererà una determinata soglia ancora da fissare. Se così sarà, si preannuncia uno sconquasso anche in Abruzzo per la corsa forsennata alle candidature, con molto meno tempo per trovare la quadra dentro i partiti della coalizione, dove come da tradizione sono molti di più gli aspiranti onorevoli, rispetto ai posti in lista disponibili. E senza nemmeno questa volta la comfort zone delle liste blindate decise dalle segreterie e con elezioni certe, con l’obbligo invece di andarsi a cercare i voti, uno per uno, sui territori. Nell’ipotesi più probabile solo il capolista manterrà il previlegio della elezione de plano senza colpo ferire. Un problema che riguarda sia il centrodestra che il centrosinistra. Oramai comunque a Roma le voci del Transatlantico sono sempre più insistenti: Meloni sarebbe determinata a tornare a votare a primavera, per non dare tempo al centrosinistra di ricompattarsi, visto che ancora è avvitato sull’estenuante dibattito “primarie sì o primarie no”, e non si vede uno straccio di leader che possa fare sintesi tra partiti che hanno idee molto diverse su temi cruciali, come politica estera ed economica. Ed anche per evitare il logoramento della maggioranza, visti i chiari di luna a livello geopolitico, con la crisi energetica che già morde e con le casse dello Stato che languono, terminato il doping del Pnrr. Questo tutto a vantaggio poi della “vera destra” di Futuro nazionale dell’ex generale in pensione ed eurodeputato Roberto Vannacci, che ruba voti anche ad Fdi ed è dato già al 7%. A fare resistenza per il ritorno anticipato alle urne è invece la Lega di Matteo Salvini, che deve assolutamente avere il tempo di risalire nei sondaggi, alle prese con la fronda interna dei leghisti del Nord, cannibalizzata dal “traditore” Vannacci, che pure era stato da Salvini nominato vicesegretario del partito e candidato alle Europee. Voto anticipato ad aprile precisamente domenica 11 aprile, una data con certo casuale: è la prima domenica utile, tolta la Pasqua, dopo che è stato assicurato il vitalizio per gli attuali parlamentari, visto che per la riforma del 2012 il diritto scatta solo se si è svolto un mandato di almeno 4 anni, 6 mesi e un giorno. Si potrebbe optare anche per l’election day a giugno, andando a votare nello stesso giorno per le politiche e per le comunali di Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Palermo, Verona, oltre che per L’Aquila. Sulla carta, però, lo stato maggiore di Fdi valuta che in molte delle città al voto il centrosinistra è al potere e parte favorito, e questo potrebbe fare da traino negativo per il centrodestra in vista delle politiche. Molto meglio dunque andare alle comunali, si ragiona, con la vittoria in tasca delle politiche a fare da spinta propulsiva. Pronto a candidarsi in casa Fdi è il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, responsabile nazionale Enti locali del partito, presidente regionale dell’Associazione nazionale Comuni italiani (Anci), in sella dal giugno 2017, che non potendosi ricandidare a giugno 2027 per un terzo mandato da primo cittadino dell’Aquila, a maggior ragione, è già pronto a correre per le politiche, forte della sua solida amicizia con Meloni, sin dalla militanza nelle formazioni giovanili della destra. Ma nella stessa città e collegio aquilano hanno tutta l’intenzione di restare a Roma il senatore Guido Liris, rivale interno di Biondi, capogruppo della Commissione Bilancio, ex vicesindaco e assessore regionale al Bilancio, e il sottosegretario delle Imprese e del Made in Italy Fausta Bergamotto, come pure il segretario regionale e senatore Etel Sigismondi, anche lui pronto a ricandidarsi al Parlamento, vastese e aquilano di adozione, marito dell’assessore comunale al Turismo Ersilia Lancia. Per Fdi sarebbe molto difficile far passare quattro candidati per una sola città. Tenendo conto che nel collegio aquilano, la Marsica, dove alle regionali Fdi ha sbancato, pretende una adeguata rappresentanza anche parlamentare e già si riconcorrono le voci di una candidatura dell’assessore regionale al Bilancio Mario Quaglieri, il più votato alle regionali del 2024 con quasi 12mila voti, o anche del capogruppo di Fdi in Consiglio regionale Massimo Verrecchia. La partita delle politiche per forza di cose si incrocia poi con le candidature all’Aquila per le elezioni di giugno 2027 dove Fdi non sembra avere un’offerta di nomi forti e dove la dirigenza non è certa se imboccare la strada della linea del rinnovamento, questo tenuto conto che Biondi è fuori dai giochi, e Liris e Bergamotto, sicuramente candidati sindaci molto competitivi, non hanno dato ad oggi disponibilità. Come già raccontato da questa testata, il voto ad aprile rappresenta poi un altro problema non da poco per il centrodestra aquilano: la norma sulla incandidabilità impone a Biondi di dimettersi da sindaco, per correre da parlamentare, già a fine gennaio prossimo, visto che per i sindaci dei Comuni con più di 20.000 abitanti, come L’Aquila, la legge stabilisce che se le Camere vengono sciolte con oltre 120 giorni di anticipo rispetto alla scadenza naturale della legislatura, ed è il caso delle elezioni anticipate ad aprile, il sindaco deve rimuovere l’ineleggibilità cessando dalle funzioni entro 7 giorni dalla pubblicazione del decreto di scioglimento del Presidente della Repubblica, che deve avvenire almeno 70 giorni prima. Fatti due conti, Biondi dovrà dunque restituire la fascia tricolore non oltre fine gennaio. E questo significa che a tirare la volata alle elezioni comunali di giugno, al posto di un sindaco plenipotenziario del centrodestra, ci sarà un commissario prefettizio, che potrà occuparsi solo di ordinaria amministrazione. Ma non solo, a casa andranno anche gli assessori, che dovranno rinunciare a cinque mesi di stipendio da 7.176 euro lordi al mese, con il vicesindaco che prende anche di più, 8.280 euro, mentre i consiglieri, anche quelli di opposizione dovranno fare a meno dei gettoni di presenza, che possono arrivare ad un massimo di 2.760 lordi al mese. Ritorno a casa anticipato e futuro incerto anche per la nutrita squadra di staffisti e dei dirigenti a chiamata con l’articolo 110 del Tuel, di carattere fiduciario, che scadono con le dimissioni del sindaco e scioglimento del Consiglio. Uno sconquasso che avvantaggerebbe non poco il centrosinistra, che avrà dalla sua l’argomento della “fuga” a Roma del sindaco “carrierista”, per riconquistare la roccaforte di Fdi, dove è partita nel 2017, con la prima vittoria di Biondi, la scalata a livello nazionale di Fdi, che nel 2019 ha espugnato in Abruzzo anche la Regione con Marco Marsilio, poi altre città e Regioni, alle politiche dell’autunno 2022 il governo nazionale con percentuali salite in soli cinque anni dal 6% a punte oltre del 30%, con Meloni candidata nel collegio di L’Aquila-Teramo. Tra i papabili per il centrosinistra, a questo proposito, si rafforza l’ipotesi di Alessandro Grimaldi, presidente dell’Ordine dei Medici della provincia dell’Aquila, direttore del reparto Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, capo dipartimento Medicina della Asl provinciale dell’Aquila, già segretario regionale Anaao Assomed Abruzzo, e appena riconfermato alla segreteria dell’Anaao nazionale, il principale sindacato italiano dei medici e dei dirigenti sanitari. Una figura civica e di sintesi per l’intera coalizione, dove i centristi non vogliono un esponente del Partito democratico, per il quale la prima scelta sarebbe il consigliere del Pd Pierpaolo Pietrucci, tra l’altro cugino di Grimaldi. Altri nomi sarebbero quelli del magistrato aquilano Fabio Picuti, attualmente sostituto procuratore generale della Cassazione, pm all’Aquila in prima linea nelle inchieste nel post terremoto, in particolare quella contro la commissione Grandi Rischi. Mentre sembra essere uscito di scena il professor Pierluigi Mantini, docente aquilano di Diritto amministrativo e urbanistico presso il Politecnico di Milano, tre volte deputato dell’Ulivo e poi del Pd e dell’Udc, nominato a luglio del 2024 alto consulente giuridico per la stesura delle Norme tecniche attuative nell’Ufficio del piano regolatore del Comune dell’Aquila, incarico che gli è stato conferito su decisione dell’assessore comunale all’Urbanistica Francesco De Santis, della Lega. E ancora: le comunali dell’Aquila si incrociano con le tempistiche della fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore nella Grande Pescara. Motivo principale dell’epica litigata di metà luglio tra il presidente Marsilio e il sindaco di Forza Italia Carlo Masci, è stata la risolutezza del presidente di mantenere la scadenza della fusione a gennaio 2027, mentre Masci vuole un rinvio al 2029 per concludere il mandato. La commissione per la fusione il 31 agosto ha votato per il rinvio, ma dovrà essere il Consiglio regionale a dedicare con una modifica della legge del 2023 che fissa la tempistica al 1 gennaio 2027 e c’è sempre l’ipotesi del commissariamento per accelerare il processo. E da quanto rivelato da fonti interne al partito, Marsilio con lo scioglimento, già dopo gennaio, dei tre consigli comunali e conseguente ritorno al voto, avrebbe intenzione di far candidare a sindaco della Nuova Pescara il deputato Guerino Testa, avocando dunque a Fdi la casella del capoluogo pescarese e cedendo a Fi o anche alla Lega quella dell’Aquila. E a questo proposito l’assessore De Santis ha dichiarato che ottimi candidati a sindaco sarebbero il sottosegretario all’Agricoltura, Luigi D’Eramo, e il vicepresidente della Regione, anche lui con delega all’Agricoltura, Emanuele Imprudente. Con D’Eramo pronto a candidarsi però ancor prima al Parlamento. Non solo con il voto anticipato, si può dare per certo che salteranno anche le suppletive nel collegio uninominale di Chieti, da svolgersi entro ottobre, a seguito della nomina all’Antitrust del deputato leghista Alberto Bagnai. La candidatura unica per tutta la coalizione spetta alla Lega, e in pole ci sono lo stesso D’Eramo e il segretario provinciale Maurizio Bucci, sindaco di Gamberale, presidente dell’Ater di Lanciano, molto amico di Bagnai, che si è speso per la sua nomina a componente del collegio sindacale di Fs Engineering. C’è poi un altro argomento, tutto politico, per il centrodestra a favore del no alle suppletive: il rischio concreto che alla fine vinca il candidato del campo largo, sempre che si ricompatti, e qui il nome che viene dato probabile è quello del capogruppo del Pd Silvio Paolucci. In attesa poi tutti gli uscenti dal Parlamento, eletti in Abruzzo, e che vorrebbero fare un altro giro di giostra: alla Camera sono il citato Guerino Testa, Nazario Pagano di Forza Italia, Luciano D’Alfonso del Partito Democratico, Giulio Sottanelli di Azione, Daniela Torto del Movimento 5 Stelle, e ci sono poi i due paracadutati di Fdi, rimasti in Abruzzo illustri sconosciuti, il romano Fabio Roscani e la marchigiana Rachele Silvestri. Al Senato per Fratelli d’Italia Etelwardo Sigismondi e Guido Liris, Michele Fina, del Partito Democratico e Gabriella Di Girolamo del Movimento 5 Stelle. |
