Giovedì, 6 Agosto 2026 AbruzzoSull riforma del servizio idrico molti critici gli esponenti del P.D. Abruzzo"Riforma assurda, si passa da 6 a 8 Vda e gestione pubblica a rischio"“La necessità di superare l’attuale frammentazione del servizio idrico è condivisa e il Partito Democratico ha sempre manifestato piena apertura a una riorganizzazione fondata su due sub-ambiti. Ciò che contestiamo è il percorso scelto dalla maggioranza regionale: una proposta priva di certezze sui tempi, sulle modalità e sulle garanzie, che rischia di trasformare una riforma necessaria nell’ennesimo carrozzone. Così non si riducono i centri decisionali, ma si passa di fatto da sei a otto consigli di amministrazione, mettendo persino a rischio la gestione pubblica del servizio”. Così il segretario regionale del Partito Democratico Daniele Marinelli e il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Silvio Paolucci. LA NOTA Probabilmente, sentendo avvicinarsi una nuova campagna elettorale, per qualcuno è più conveniente costruire nuovi organismi che migliorare davvero il sistema idrico regionale. La relazione di ERSI sostiene che il gestore unico regionale richiederebbe tempi eccessivi rispetto all’ipotesi dei due gestori, ma mentre sulla prima opzione ragiona nella prospettiva di una fusione societaria, per i due sub-ambiti si limita a prevedere la costituzione di due consorzi, lasciando inizialmente ai sei gestori esistenti la piena autonomia operativa. Lo stesso studio riconosce che il consorzio non equivale a una fusione e che l’integrazione societaria dovrebbe avvenire solo in una fase successiva, senza però indicare entro quale termine i due consorzi dovranno trasformarsi in due società realmente unitarie, né prevedere automatismi o strumenti sostitutivi nel caso in cui le società o i Comuni soci non procedano alla fusione. Nei fatti, il rischio concreto è che la fase transitoria diventi permanente: invece di passare a due gestori, così ci ritroveremmo i sei gestori attuali, che lo stesso studio conferma resteranno tali nella fase consortile, più i due nuovi consorzi, ben otto soggetti gestionali e organizzativi. Altro che semplificazione e razionalizzazione. Cosa mai prospettata nelle riunioni con i sindaci e nelle comunicazioni ufficiali, si era sempre parlato di due sub-ambiti come obiettivo finale. È anche per rispetto di quella posizione e del ruolo degli amministratori locali che i consiglieri regionali del Partito Democratico e del Patto per l’Abruzzo hanno scelto di non partecipare al voto. Diversamente, sulla proliferazione dei consigli di amministrazione la nostra opposizione sarebbe stata ancora più netta. La concreta riduzione a due gestori e a due consigli di amministrazione la affidiamo alla responsabilità dei sindaci, non a questa maggioranza regionale. Del resto è stato il Partito Democratico, con i propri emendamenti, a salvaguardare il personale e a garantire la rappresentanza dei Comuni sotto i tremila abitanti, cioè della stragrande maggioranza dei Comuni abruzzesi, che la destra aveva invece colpevolmente escluso. Questa indeterminatezza rischia inoltre di compromettere l’affidamento in house del servizio. Per procedere all’affidamento diretto a soggetti pubblici occorre infatti dimostrare l’esistenza di una gestione realmente unitaria, efficiente e capace di produrre economie di scala. Se i consorzi dovessero restare semplici strutture di coordinamento sovrapposte a società ancora autonome, la riduzione della frammentazione sarebbe soltanto formale e potrebbero venir meno i presupposti per evitare il ricorso alla gara. Non siamo contrari ai due sub-ambiti. Chiediamo però che una riforma così importante venga costruita con chiarezza e senza esporre la gestione pubblica dell’acqua a rischi evitabili. Ora spetta alla Giunta regionale assumere la decisione definitiva. In quella sede dovranno essere introdotte garanzie precise: una data certa per la fusione, un cronoprogramma vincolante per il trasferimento delle funzioni e l’individuazione del gestore unico in ciascun sub-ambito. Senza queste condizioni la proposta rischia di istituire un soggetto a otto e di compromettere la possibilità stessa dell’affidamento in house che la riforma dichiara di voler tutelare. Invece, alle abruzzesi e agli abruzzesi interessano soprattutto i risultati: un sistema idrico efficiente, una governance capace di garantire investimenti sulle reti, armonizzazione e contenimento delle tariffe, continuità del servizio per famiglie e imprese. Serve un deciso cambio di passo rispetto alle gravi carenze registrate in questi anni. Senza una riforma vera e una strategia chiara questi obiettivi rischiano di sfumare, insieme alla tutela della gestione pubblica dell’acqua. Il Partito Democratico continuerà a vigilare perché questo non accada. |
