Venerdì, 13 Marzo 2026 Abruzzo

Novità sullo spostamento del call center Cup da Lanciano a Teramo

Paqtto per l'Abruzzo: “Smentite le rassicurazioni della Giunta regionale”

“Altro che ricollocamento del personale, nel corso della commissione Vigilanza la ASL e la direzione sanitaria hanno smentito ufficialmente le rassicurazioni che la Giunta di centrodestra aveva più volte ripetuto in sede di Conferenza dei Capigruppo.

Quanto emerso dalla seduta della Commissione è una fotografia nitida di come la vertenza che coinvolge le lavoratrici e i lavoratori del call center CUP delle ASL di Chieti, Pescara e Teramo sia intricata tra una gestione nebulosa e l’atteggiamento irresponsabile da parte della Regione Abruzzo e di Areacom, che hanno imposto una modifica organizzativa senza valutarne gli effetti sociali, economici e familiari, scaricando tutti i costi sui lavoratori”.

È questo il duro commento del Patto per l’Abruzzo, che da subito ha attenzionato, attraverso richieste di audizioni, interpellanze e commissioni dedicate, la questione dello spostamento di sede per i lavoratori del call center dalla sede di Lanciano a quella di Teramo.

“Per anni – spiegano – gli operatori hanno garantito da Lanciano un servizio essenziale a tutte le province. Con il nuovo appalto, invece, si è deciso lo spostamento a Teramo, nonostante nelle ASL di Chieti e Pescara il subentro non sia ancora operativo per richieste differenti delle direzioni sanitarie. A pagare questa confusione sono soltanto i lavoratori, spesso part time e con retribuzioni basse, messi di fronte a un vero e proprio ultimatum: perdere l’impiego o affrontare spostamenti quotidiani fino a 200 chilometri, con costi insostenibili, tempi di percorrenza lunghissimi e disagi che impattano pesantemente sulla vita familiare. Non stupisce che alcuni abbiano già lasciato, mentre chi resta resiste tra enorme fatica e incertezza.

Non siamo davanti a una mera questione di termini contrattuali, ma davanti a una chiara scelta politica:  quel bando è stato scritto su indirizzo della Regione Abruzzo, che ha attuato una scelta politica miope, calata dall’alto, che si regge sulla pelle di lavoratrici e lavoratori già fragili.

È da sottolineare che un servizio di call center può essere svolto in qualunque luogo dotato di connettività e strumenti adeguati: in Abruzzo, come altrove, e persino da remoto. Non esiste, dunque, alcuna ragione di ottimizzazione del servizio che giustifichi lo spostamento fisico obbligato del personale. La scelta di trasferire gli operatori appare priva di logica funzionale. Se ci sono altre logiche che hanno guidato queste decisioni, è doveroso illuminarle con trasparenza.

Di fronte alle nostre segnalazioni – continuano –  la Giunta regionale e gli assessori competenti hanno mostrato immobilismo. L’assessore Verì si era impegnata a riferire entro il 15 gennaio, dopo un confronto con i direttori generali delle ASL: un impegno non rispettato. Anzi, nella seduta odierna di Commissione Vigilanza, le sue rassicurazioni sono state smentite dalla stessa direzione sanitaria.

Questa vicenda conferma un metodo fallace nel quale si cambiano le regole senza valutarne gli effetti e si scaricano responsabilità e costi sui lavoratori. Il Patto per l’Abruzzo continuerà a seguire la questione, a pretendere chiarezza e a promuovere soluzioni praticabili e dignitose: riassetto delle sedi coerente con la vita delle persone, pieno utilizzo delle tecnologie, tutela retributiva e organizzativa del personale, garanzia della qualità del servizio agli utenti. È così che si difendono diritti, efficienza e interesse pubblico” concludono.

“Spiace che il centrosinistra, come sempre, stia strumentalizzando una vicenda molto delicata, raccontando una versione dei fatti che non ha alcun fondamento giuridico e facendo credere che la politica possa obbligare un imprenditore privato a gestire la propria attività secondo pressioni o indicazioni esterne. Questo non solo non è possibile, ma è anche illegale”.
Lo rimarca l’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, replicando alle dichiarazioni del Patto per l’Abruzzo sulla vertenza dei lavoratori del Cup di Treglio trasferiti a Teramo, ieri al centro della seduta della Commissione di Vigilanza del Consiglio regionale.
“L’organo politico – spiega l’assessore – non scrive i capitolati tecnici degli appalti e non gestisce i requisiti degli stessi. La politica dà l’indicazione generale sui servizi necessari, ma non può mai entrare nel dettaglio tecnico della gara, che viene seguita dagli uffici tecnici e amministrativi, su indicazione delle necessità rappresentante dalle amministrazioni coinvolte, in questo caso le Asl. Quindi sostenere che è stata la politica a disporre il trasferimento dei lavoratori da Treglio a Teramo è semplicemente falso. Come è falso asserire che io abbia garantito un numero di assunzioni da parte dell’operatore economico che si è aggiudicato l’appalto del Cup e che ha firmato un contratto con delle precise clausole. Non avrei mai potuto assicurare un qualcosa che prevede una indebita ingerenza nella sfera privata di un imprenditore”.
Per la Verì la ricostruzione dei fatti è ben diversa, come sanno perfettamente anche i lavoratori coinvolti nella vicenda, che hanno scritto nei giorni scorsi una lettera aperta a tutti i consiglieri regionali.
“Nella prima riunione all’Aquila convocata in Conferenza dei Capigruppo lo scorso dicembre – ricorda – non ero stata neppure invitata. Ho partecipato per senso di responsabilità e per spirito di collaborazione, spiegando che avrei verificato con le Asl se ci fosse l’opportunità di assorbire questi dipendenti su altri servizi gestiti dall’azienda aggiudicatrice dell’appalto Cup. A gennaio sono stata convocata dall’assessore al lavoro, Tiziana Magnacca, ad un tavolo tecnico con i sindacati e le Asl. Nell’occasione, le Asl hanno ribadito la disponibilità a verificare la possibilità di impiegare una parte di questo personale su altri servizi, ma ad oggi questi spazi non si sono ancora aperti e in ogni caso qualunque decisione sull’organizzazione aziendale dell’operatore privato è di sua esclusiva competenza. Non è risultata neppure percorribile la possibilità di riattivare temporaneamente a Treglio le linee dati che nel frattempo erano state spostate a Teramo, per ragioni tecniche e di sicurezza informatica. La politica può solo mediare, non intervenire su un contratto aggiudicato e in essere, anche perché non mi sembra che nessuno abbia sollevato questa vicenda quando fu pubblicato il capitolato tecnico. In quella fase si sarebbe potuto intervenire, oggi è tutto molto più complicato, ma resta fermo il mio impegno personale a percorrere ogni iniziativa, nel rispetto delle norme e delle procedure, per tutelare i livelli occupazionali”.