Venerdì, 13 Marzo 2026 Abruzzo

La burocrazia frena le fonti rinnovabili

In Abruzzo il caso del no all'eolico nel Vastese


Secondo il Piano nazionale integrato Energia e clima (Pniec), entro il 2030 la capacità di generazione elettrica da fonti rinnovabili in Italia dovrà più che raddoppiare (73,3 gigawatt aggiuntivi rispetto ai livelli del 2021). L’Abruzzo in sei anni dovrà realizzare parchi fotovoltaici ed eolici, a terra e in mare, e altri impianti a fonti di energia rinnovabile, come il biogas, per produrre 2,9 gigawatt aggiuntivi, rispetto agli attuali 2,1 gigawatt, e questo perché lo impongono gli obiettivi europei.
A marzo 2025 il consiglio regionale abruzzese ha intanto approvato la norma che stabilisce le aree e superfici idonee e non idonee all’installazione e promozione di impianti a fonti di energia rinnovabile, cercando di salvaguardare il paesaggio e terreni agricoli.
Tra le 108 storie di casi esemplari di blocchi alle rinnovabili Legambiente cita in Abruzzo quello di Fraine, dove il progetto di revisione di parco eolico  presentato da Edison Rinnovabili sta subendo forti rallentamento autorizzativi.
L’intervento di repowering, presentato nel marzo 2025, punta a ridurre il numero degli aerogeneratori sul territorio da 15 a 5, aumentando al contempo la potenza complessiva dell’impianto da 9 mw a 22,5 mw. Le nuove turbine, più moderne ed efficienti, avrebbero un’altezza al mozzo di 112 metri, un diametro del rotore di 136 metri e un’altezza massima complessiva di circa 180 metri.
Il 10 luglio, il progetto è stato esaminato dal Comitato Via regionale, che ha deciso per un rinvio, formulando 15 richieste di integrazioni. Tra gli aspetti da approfondire figurano la compatibilità dell’intervento con la vegetazione e le aree boscate, oltre ad altri studi specialistici ritenuti necessari.  A fronte della complessità delle richieste, la società proponente ha chiesto una sospensione dell’iter per sei mesi, motivando la necessità di svolgere ulteriori indagini tecniche, verifiche in sito e analisi documentali non compatibili con le tempistiche inizialmente previste.
“La richiesta di integrazioni da parte del Comitato VIA rientra pienamente in un percorso legittimo e necessario di valutazione ambientale, soprattutto in contesti delicati come quelli dell’Appennino. Allo stesso tempo, il caso di Fraine evidenzia come, nel clima di forte opposizione che accompagna oggi molti progetti eolici, anche interventi di repowering, sostenuti da amministrazioni locali e finalizzati a ridurre il numero di aerogeneratori migliorandone l’efficienza, possano andare incontro a rallentamenti significativi”, il commento di Legambiente.
Vengono poi menzionati i progetti che insistono nel Vastese, sempre in provincia di Chieti, che in alcuni casi sono stati collegati alla vicenda della famiglia nel Bosco di Palmoli.
“Accanto a posizioni critiche espresse da amministratori locali, associazioni e comitati, alcune narrazioni infondate hanno contribuito a creare un clima favorevole all’avvento del complottismo puro. È quanto accaduto nel territorio di Palmoli, dove un progetto eolico in fase di valutazione, è stato impropriamente collegato a un noto caso mediatico che ha coinvolto una famiglia residente in un’area boschiva della zona. Sui social e sulla stampa, ha iniziato a circolare l’ipotesi di un legame diretto tra la vicenda familiare e la presenza del progetto eolico, come se l’intervento delle autorità fosse funzionale a liberare il territorio per la realizzazione dell’impianto. Del progetto, 11 aerogeneratori per una potenza complessiva di 66 MW, distribuiti su più Comuni, solo due torri ricadrebbero nel territorio di Palmoli, e la più vicina si trova a oltre 8 chilometri dall’abitazione della famiglia; la distanza scende a circa 3 chilometri considerando l’aerogeneratore più vicino, situato però in territorio di Tufillo”.
La semplice coincidenza territoriale “è stata sufficiente a costruire una narrazione complottista che ha rapidamente guadagnato spazio”.
Legambiente ricorda del resto che negli ultimi anni, in Abruzzo, e in particolare nel Vastese, “si è  costituito un fronte di amministratori locali che riunisce circa 15 sindaci, affiancati da comitati e da una parte significativa delle associazioni ambientaliste del territorio.  Questo comitato, durante il percorso di definizione delle aree idonee – avvenuto prima della sentenza del TAR del Lazio, che ha successivamente ridotto l’autonomia regionale e comunale – ha avanzato richieste molto restrittive, puntando su ampie fasce di rispetto per l’eolico (almeno 5 km sui 7 km inizialmente consentiti dalla normativa precedente, che dovrebbero essere ridotti a 3 km) e su divieti estesi nelle aree agricole, boschive e di pregio paesaggistico, richiamando l’orografia collinare come elemento di forte visibilità degli impianti”.
Il Comune di Palmoli si dice anzi decisamente contrariato da nuovi impianti, alla luce del contributo molto importante che la zona sta già dando in termini di rinnovabili. Contesta inoltre l’idea di un “assalto eolico” fatto di 56 pale per 324 MW complessivi.
Contrarietà espressa anche dal Comune di Cupello, pur dichiarandosi non contrario a prescindere, afferma di opporsi all’eolico perché il Comune ospita già impianti agrivoltaici e perché la bellezza del territorio e il modello di turismo lento e sostenibile sono da tutelare.
Contraria anche Italia Nostra, per il consumo di suolo agricolo e boschivo, le incertezze legate alle fasi di dismissione degli impianti e una presunta dipendenza da fonti fossili nelle fasi di realizzazione e avviamento
Come denunciato da Legambiente, “è importante ricordare che diversi progetti che ricadono nello stesso territorio non possono essere approvati contemporaneamente; continuare con questa retorica ha quindi poco senso, anche considerando che l’Abruzzo, tra il 2020 e il 2025, ha installato poco più di 500 MW complessivi. Secondo il primo cittadino, la presenza delle pale eoliche scoraggerebbe l’insediamento di nuovi cittadini, contribuendo a impoverire i territori e le comunità che vi risiedono. Da qui l’invito alla Regione a ripartire in maniera più equa la collocazione degli impianti, pur in un contesto in cui la ventosità non è omogenea su tutto il territorio”.
Conclude Legmbiente: “Il nostro Paese nei prossimi 5 anni dovrà realizzare 54.634 mw, pari ad almeno 10.926 mw l’anno. Un dato che implica la necessità di un’accelerazione nella realizzazione degli impianti, infatti, mantenendo la media delle installazioni che si registrata tra il 2021 e il 2025, pari a 4.978 mw l’anno, l’Italia rischia di raggiungere i propri obiettivi tra 11 anni, con oltre sei anni di ritardo. Una tempistica troppo lunga non solo rispetto alla crisi climatica, ma anche rispetto alla necessità di riduzione dei costi energetici per famiglie e imprese e per le occasioni di sviluppo che le fonti rinnovabili, in un sistema distribuito, diffuso e capillare, possono portare al sistema Paese e nei territori”.