Sabato, 28 Febbraio 2015 Nazionali

Diritto allo studio

I segnali di un allarmante squilibrio sociale

di Paola Tosti

 

C’era una volta l’articolo 34 della Costituzione italiana che concretizzava l’utopia della pari opportunità nel diritto allo studio attraverso la promozione di una scuola accessibile a tutti, dove lo Stato sosteneva economicamente gli studenti capaci e meritevoli affinché, quantunque privi di mezzi, godessero comunque del diritto di raggiungere i più alti gradi negli studi.

Dopo quasi settant’anni dall’entrata in vigore della Carta costituzionale, l’equità del diritto allo studio in essa sancito, torna ad essere un’utopia. E’ quanto emerge dal nuovo Rapporto 2014 sulla condizione occupazionale e formativa dei diplomati di scuola secondaria superiore, realizzato in collaborazione traAlmaDiploma e AlmaLaurea. Il Rapporto analizza le scelte compiute dai diplomati alla conclusione del loro ciclo scolastico secondario superiore, attraverso la conoscenza del destino dei giovani dopo il conseguimento del titolo di studio, per poterli inquadrare nella prospettiva del loro essere “cittadinanza attiva della Nazione di cui rappresentano il futuro prossimo”. Il messaggio che ne viene fuori è preoccupante: “di fronte ad un Paese che avrebbe necessità di aumentare la soglia educazionale, si registra una minore attrazione di giovani verso lo studio universitario”. Si è quindi ridotto il passaggio dalla scuola secondaria superiore all’università;se da un lato l’Italia ha perso nel periodo compreso tra gli anni 1984 e 2013, a causa del calo demografico, quasi il 40% dei propri diciannovenni, dall’altro, le difficoltà economiche delle famiglie e il venir meno di politiche di sostegno per il diritto allo studio, hanno reso meno accessibile gli studi universitari alla fascia di popolazione meno abbiente. Infatti, come AlmaLaurea ha più volte evidenziato, solo il 30% dei giovani accede alla formazione universitaria. I numeri non lasciano dubbi: mentre l’81%dei diplomati nel 2013 di “estrazione borghese” prosegue negli studi universitari, di quelli provenienti da famiglie operaie vi accede solo il 50%. Allo stesso modo il titolo di studio dei genitori è rilevante per le scelte formative dei giovani: l’86,5% dei diplomati che ha deciso di iscriversi all’università, proviene da ambiti famigliari in cui almeno un genitore è laureato.Insomma, il contesto socio-economico e culturale della famiglia di origine influenza in modo rilevante le scelte formative dei ragazzi.

La situazione descritta nel Rapporto, mette in rilievo come si è venuto a ricostruire in questi anni quel “gap” tra le classi sociali che crea disuguaglianza tra lo studente che proviene da un famiglia che può offrire meno opportunità, da quello che invece ha alle spalle una situazione famigliare più agiata, facendo compiere all’intero Paese un balzo all’indietro di secoli sul piano sociale e culturale.