di Paola Tosti
Il 6 febbraio una cospicua rappresentanza dei 665 allevatori abruzzesi dediti alla produzione del latte si è dato appuntamento a Roma, in piazza Campidoglio, per manifestare contro i malesseri di un settore che da anni ormai subisce i contraccolpi negativi della crisi e della concorrenza delle materie prime provenienti dai Paesi oltreconfine. In occasione di questa e delle altre manifestazioni che si sono svolte nelle principali piazze italiane, la Coldiretti ha presentato il dossier intitolato “L’attacco alle stalle italiane” dove viene descritto uno scenario tutt’altro che positivo sulla situazione dei produttori di latte in Italia. I numeri contenuti nel rapporto denunciano che dall’inizio della crisi ad oggi è stata chiusa una stalla italiana su cinque e si sono persi 32mila posti di lavoro. Nel corso del 2014, le 36.000 stalle ancora attive hanno prodotto circa 110 milioni di quintali di latte, a fronte degli 86 milioni di quintale di latte importato: la conseguenza diretta di queste cifre è che per ogni milione di quintale di merce estera immessa sul mercato nazionale, scompaiono 17 mila mucche e 1.200 lavoratori del settore agricolo.
Oggi l’Italia importa il 40% del latte e dei formaggi che consuma. La stessa Coldiretti segnala che tre cartoni su quattro di latte a lunga conservazione messi in vendita sono di origine straniera, mentre la metà delle mozzarelle e dei formaggi in commercio vengono realizzati con materia prima prodotta soprattutto nei Paesi dell’Est. Nell’ultimo anno le importazioni delle cosiddette “cagliate”, ossia prelavorati industriali che consentono di preparare formaggi di bassa qualità, hanno superato il milione di quintale.
La mancanza dell’obbligo di riportare sulle confezioni il Paese di origine delle materie prime, poi, non solo lascia all’oscuro il consumatore sulla provenienza di ciò che sta acquistando, ma rende ancora più difficile la vita dei produttori nostrani, esposti senza tutele alla concorrenza dei prodotti doltr’alpe.
Nell’ultimo anno, inoltre, il compenso percepito dagli allevatori è sceso del 20%, attestandosi intorno ai 35 centesimi per ogni litro di latte; al contrario, per i consumatori, il costo dello stesso alimento è aumentato con un rincaro che supera di quattro volte il prezzo di produzione, ricarico che solo nel 2014 oltrepassa il 328%. La diminuzione dell’introito percepito dai produttori sta portando alla chiusura di circa quattro stalle al giorno, in quanto il ricavato delle vendite non è più sufficiente a coprire neanche i costi per il foraggio da fornire agli animali.
La situazione è destinata a peggiorare dopo il 31 marzo prossimo, quando terminerà il regime delle quote latte, circostanza questa che viene temuta anche dai produttori abruzzesi detentori di 81.774 tonnellate di relative quote.