«Passare le competenze su acqua e rifiuti alle Province»

Pubblicato Sabato , 17 luglio 2010
Nella foto, il Presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio

Nella foto, il Presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio

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i quattro presidenti di Provincia lo hanno chiesto ieri al direttivo regionale dell'UPA

Sollecitare un disegno di legge regionale per il passaggio delle competenze sul ciclo integrato dell'acqua e sui rifiuti alle Province, dopo la soppressione degli attuali ambiti territoriali ottimali (Ato): è quanto hanno chiesto ieri pomeriggio i quattro presidenti delle Province abruzzesi riuniti a Pescara in occasione del direttivo regionale dell'Unione delle Province Abruzzesi (Upa).
«Le Province – spiegano congiuntamente i quattro presidenti – dovrebbero ottenere al più presto dalla Regione il passaggio delle funzioni che sovrintendono al ciclo idrico ed ai rifiuti: in questa maniera l'ente eserciterebbe in pienezza le attribuzioni costituzionali che lo indicano come figura intermedia tra Regione e Comuni e si realizzerebbe anche un concreto alleggerimento delle funzioni ora in capo agli Ato, che sono stati ormai soppressi e che hanno scontato una serie di problemi che sarebbero egregiamente affrontati dalla Provincia, che ha al suo interno professionalità tecniche storiche e consolidate. Anche il controllo democratico sarebbe salvaguardato dalla natura elettiva del Consiglio provinciale, ed anche attraverso la conferenza dei sindaci
Questa riforma rappresenterebbe una vera e propria rivoluzione nel modo di amministrare realtà delicate come il ciclo integrato dell'acqua e i rifiuti: ci permetterebbe di avere città più pulite, un servizio che si basi su economie di scala e risparmi concreti, eliminando i quattro Ato dell'acqua e i quattro Ato dei rifiuti, cancellando in un sol colpo organismi pletorici (8 presidenti, 8 direttori, 8 consigli di amministrazione) con i relativi costi di gestione, permettendo contemporaneamente l'alleggerimento delle bollette che pagano i cittadini e il reinvestimento delle somme risparmiate in strutture, come fogne e reti idriche, e in servizi innovativi».

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