Mi piacerebbe scrivere su Piazzarossetti!
Pubblichiamo una cortese nota inviataci da Davide D'Alessandro
Dopo le tante polemiche degli ultimi anni finalmente un gesto di cortesia da parte del collega Davide D'Alessandro, il quale mi ha inviato la seguente nota che volentieri e con piacere pubblico. A Davide dico, rifacendomi al nostro credo religioso, che "... le vie del Signore sono infinite!".
"Caro Peppino (se posso darti del “tu”), non è vero che non ci sto. Io ci sto benissimo. Nella polemica, anche aspra, i colpi si danno e si ricevono. Qualche volta li do, qualche volta li ricevo. Anche sotto la cintola.
Perché parli di “mani nella marmellata”, come se essere chiamato a svolgere un lavoro retribuito per un tot periodo di tempo equivalesse a rubare? Perché scrivi che sono soldi incassati grazie alla segnalazione di un politico di centro-sinistra (anche se, bontà tua) ci metti un “probabilmente”?
In via Marco Polo mi mandava chi sai e si parlava (dopo essere stato chiamato, da chi sai, a svolgere un lavoro non retribuito) di dare consistenza organizzativa a un progetto, totalmente disatteso, da chi sai, non solo nei miei riguardi (poco importa), ma soprattutto della Città del Vasto, a te tanto cara perché ci sei nato. Perché non credi che io abbia “inventato” lo slogan “Vasto cambia”? Guarda che non è un onore! In parte ne sono pentito, perché non è cambiata, soprattutto per colpa di chi sai. Ma se chi sai sostiene di averlo “inventato” lui, buon per lui. Comunque, puoi sempre chiedere a Fabio Salvatorelli. Dirà la verità, se dimenticherà di lavorare con chi sai.
Non penso che Nicola (non Luigi, come scrivi) Rossi sia comunista (e non c’è nulla di male ad esserlo, anche se preferisco i democristiani). Gli incontri con lui e con il mio amico Luciano D’Alfonso (amico per sempre, spero anche per te) sono stati organizzati da Polis, laboratorio politico-culturale nato per costruire un certo Partito democratico. C’eri anche tu ad ascoltare,
in entrambe le occasioni, dimostrando un’attenzione che altri non hanno mai avuto.
Poi, almeno per me, quel certo Pd non è stato costruito.
Oggi, dopo due anni, lo sostengono personaggi molto più autorevoli di me, ma non importa. Nell’ottobre 2007 (confermo!) ho invitato a votare Luciano D’Alfonso alle primarie per la segreteria regionale del Pd. Anzi, per la verità, ho invitato a votare anche te, perché eri legato a lui. E lui era e resta il migliore. Hai letto della sua rentrée in quel di Campobasso? C’è chi ha parlato di “trasporto erotico” da parte dei suoi fan. Io non arrivo a tanto, ma ci vado vicino.
A Casalbordino non ho tentato di essere candidato. Mi ha candidato Rino Coladonato, segretario dei Ds, indicandomi come figura intellettualmente alta e, soprattutto, né dei Ds né della Margherita, ma fautore di un incontro che avrebbe dovuto condurre a un “certo” Pd. A mezzanotte mi svegliò per dirmi che, appena fatto il mio nome, Antonio Boschetti (nostro comune amico) ebbe una reazione molto brusca (non Brusca), come se avesse udito il nome di Totò Riina. Coladonato disse proprio così:”Davide, se avessi fatto il nome di Riina, sarebbe andata meglio!”.
Non ho cambiato alcuna ideologia (non ne ho più una da tempo), non sono diventato accanito sostenitore né del centrodestra né del centrosinistra, ho ritenuto che Chiodi fosse meglio di Costantini, non ho avuto ancora il piacere di votare Berlusconi. I vastesi debbono sapere soltanto una cosa: non ritengo che il bene sia tutto da una parte e il male tutto dall’altra.
Parlo sempre di geometra (ma anche di giornalista, ma anche di politico) perché lo sei. Certo, ricorro molto all’ironia, è lo stile giornalistico che prediligo ma, se hai notato, per primo prendo in giro me stesso.
Non ho riscoperto alcun amore per Nicolino. La bellezza dei giornali, di tutto ciò che è scritto, è di restare per sempre inciso. Le critiche, tutte politiche, sulla gestione di eventi e sulla triade che non facendo ciò che Vasto attende da tempo, finisce per danneggiarla, restano. Ho scritto più volte che voi due avreste dovuto fare un cammino comune, senza chi sai, per ricondurre al centro una politica troppo spostata a sinistra.
Non ritengo di essere bravo. Dicono in tanti che io sia bravo, anzi bravissimo, almeno con la penna. Non mi ritengo un essere superiore (anche se, permettimelo, stavo per scrivere: non mi ritengo un essere superiore. Lo sono!).
A 43 anni suonati non mi riesce di collaborare soltanto con due giornalini da bar (peccato che tu li chiami così). Sono anche opinionista del Corriere Adriatico, faccio un dottorato in Etica e filosofia politico-giuridica (ho vinto una Borsa, primo classificato, senza segnalazioni né del centrosinistra né del centrodestra), tengo seminari in diverse Università, scrivo libri (e spero presto di fartene omaggio). Mi piace scrivere. Pensa, mi piacerebbe farlo anche su piazzarossetti. Ovviamente, com’è sempre stato nella mia vita, con totale libertà. Mi è dispiaciuto leggere che ogni uomo ha un prezzo. Sarebbe finita, se fosse così. Ogni uomo ha delle idee. Giuste o sbagliate, ma restano idee. Com’è possibile comprare il silenzio di uno come me che parla e scrive così tanto (talvolta a sproposito)?
Ognuno ha la propria biografia. A vent’anni, come sai, fui chiamato, senza alcuna segnalazione,
né del centrodestra né del centrosinistra, da un importante quotidiano nazionale. La scelta fu un’altra. Piero Dardanello continuò a leggermi e a sbottare:”Più ti leggo, più m’incazzo!”. Perché rifiutai. Però, se fossi andato, non sarei qui a scriverti.
Ma credimi: di tutto mi si può rimproverare, tranne che di odiare qualcuno. Non mi appartiene. È che gli uomini non si comprendono. Potrebbero essere tutti amici, dare luogo a un mondo migliore e non lo sanno.
P.S: fin qui la mia lettera. Adesso però ho un dubbio: la pubblicherai? Vedremo. Ciò che conta è la serenità d’animo. E io sono sereno. Un giorno Montanelli ricevette una lettera di offese contenente persino pezzi di materia organica. Afeltra gli organizzò un duello con il mittente (un ex generale!). Quando tutto era stato fissato per incrociare le spade (data, ora e luogo), ad Afeltra squillò il telefono. Era Montanelli. A tavola con l’ex generale. Si erano riconciliati. Con grande delusione di chi avrebbe desiderato veder scorrere il sangue. Ma Montanelli, tranne che sulle idee politiche, era disposto a conciliare sempre. Io, non avendone, anche su quelle."
Un caro saluto
Davide D’Alessandro
"Caro Peppino (se posso darti del “tu”), non è vero che non ci sto. Io ci sto benissimo. Nella polemica, anche aspra, i colpi si danno e si ricevono. Qualche volta li do, qualche volta li ricevo. Anche sotto la cintola.
Perché parli di “mani nella marmellata”, come se essere chiamato a svolgere un lavoro retribuito per un tot periodo di tempo equivalesse a rubare? Perché scrivi che sono soldi incassati grazie alla segnalazione di un politico di centro-sinistra (anche se, bontà tua) ci metti un “probabilmente”?
In via Marco Polo mi mandava chi sai e si parlava (dopo essere stato chiamato, da chi sai, a svolgere un lavoro non retribuito) di dare consistenza organizzativa a un progetto, totalmente disatteso, da chi sai, non solo nei miei riguardi (poco importa), ma soprattutto della Città del Vasto, a te tanto cara perché ci sei nato. Perché non credi che io abbia “inventato” lo slogan “Vasto cambia”? Guarda che non è un onore! In parte ne sono pentito, perché non è cambiata, soprattutto per colpa di chi sai. Ma se chi sai sostiene di averlo “inventato” lui, buon per lui. Comunque, puoi sempre chiedere a Fabio Salvatorelli. Dirà la verità, se dimenticherà di lavorare con chi sai.
Non penso che Nicola (non Luigi, come scrivi) Rossi sia comunista (e non c’è nulla di male ad esserlo, anche se preferisco i democristiani). Gli incontri con lui e con il mio amico Luciano D’Alfonso (amico per sempre, spero anche per te) sono stati organizzati da Polis, laboratorio politico-culturale nato per costruire un certo Partito democratico. C’eri anche tu ad ascoltare,
in entrambe le occasioni, dimostrando un’attenzione che altri non hanno mai avuto.
Poi, almeno per me, quel certo Pd non è stato costruito.
Oggi, dopo due anni, lo sostengono personaggi molto più autorevoli di me, ma non importa. Nell’ottobre 2007 (confermo!) ho invitato a votare Luciano D’Alfonso alle primarie per la segreteria regionale del Pd. Anzi, per la verità, ho invitato a votare anche te, perché eri legato a lui. E lui era e resta il migliore. Hai letto della sua rentrée in quel di Campobasso? C’è chi ha parlato di “trasporto erotico” da parte dei suoi fan. Io non arrivo a tanto, ma ci vado vicino.
A Casalbordino non ho tentato di essere candidato. Mi ha candidato Rino Coladonato, segretario dei Ds, indicandomi come figura intellettualmente alta e, soprattutto, né dei Ds né della Margherita, ma fautore di un incontro che avrebbe dovuto condurre a un “certo” Pd. A mezzanotte mi svegliò per dirmi che, appena fatto il mio nome, Antonio Boschetti (nostro comune amico) ebbe una reazione molto brusca (non Brusca), come se avesse udito il nome di Totò Riina. Coladonato disse proprio così:”Davide, se avessi fatto il nome di Riina, sarebbe andata meglio!”.
Non ho cambiato alcuna ideologia (non ne ho più una da tempo), non sono diventato accanito sostenitore né del centrodestra né del centrosinistra, ho ritenuto che Chiodi fosse meglio di Costantini, non ho avuto ancora il piacere di votare Berlusconi. I vastesi debbono sapere soltanto una cosa: non ritengo che il bene sia tutto da una parte e il male tutto dall’altra.
Parlo sempre di geometra (ma anche di giornalista, ma anche di politico) perché lo sei. Certo, ricorro molto all’ironia, è lo stile giornalistico che prediligo ma, se hai notato, per primo prendo in giro me stesso.
Non ho riscoperto alcun amore per Nicolino. La bellezza dei giornali, di tutto ciò che è scritto, è di restare per sempre inciso. Le critiche, tutte politiche, sulla gestione di eventi e sulla triade che non facendo ciò che Vasto attende da tempo, finisce per danneggiarla, restano. Ho scritto più volte che voi due avreste dovuto fare un cammino comune, senza chi sai, per ricondurre al centro una politica troppo spostata a sinistra.
Non ritengo di essere bravo. Dicono in tanti che io sia bravo, anzi bravissimo, almeno con la penna. Non mi ritengo un essere superiore (anche se, permettimelo, stavo per scrivere: non mi ritengo un essere superiore. Lo sono!).
A 43 anni suonati non mi riesce di collaborare soltanto con due giornalini da bar (peccato che tu li chiami così). Sono anche opinionista del Corriere Adriatico, faccio un dottorato in Etica e filosofia politico-giuridica (ho vinto una Borsa, primo classificato, senza segnalazioni né del centrosinistra né del centrodestra), tengo seminari in diverse Università, scrivo libri (e spero presto di fartene omaggio). Mi piace scrivere. Pensa, mi piacerebbe farlo anche su piazzarossetti. Ovviamente, com’è sempre stato nella mia vita, con totale libertà. Mi è dispiaciuto leggere che ogni uomo ha un prezzo. Sarebbe finita, se fosse così. Ogni uomo ha delle idee. Giuste o sbagliate, ma restano idee. Com’è possibile comprare il silenzio di uno come me che parla e scrive così tanto (talvolta a sproposito)?
Ognuno ha la propria biografia. A vent’anni, come sai, fui chiamato, senza alcuna segnalazione,
né del centrodestra né del centrosinistra, da un importante quotidiano nazionale. La scelta fu un’altra. Piero Dardanello continuò a leggermi e a sbottare:”Più ti leggo, più m’incazzo!”. Perché rifiutai. Però, se fossi andato, non sarei qui a scriverti.
Ma credimi: di tutto mi si può rimproverare, tranne che di odiare qualcuno. Non mi appartiene. È che gli uomini non si comprendono. Potrebbero essere tutti amici, dare luogo a un mondo migliore e non lo sanno.
P.S: fin qui la mia lettera. Adesso però ho un dubbio: la pubblicherai? Vedremo. Ciò che conta è la serenità d’animo. E io sono sereno. Un giorno Montanelli ricevette una lettera di offese contenente persino pezzi di materia organica. Afeltra gli organizzò un duello con il mittente (un ex generale!). Quando tutto era stato fissato per incrociare le spade (data, ora e luogo), ad Afeltra squillò il telefono. Era Montanelli. A tavola con l’ex generale. Si erano riconciliati. Con grande delusione di chi avrebbe desiderato veder scorrere il sangue. Ma Montanelli, tranne che sulle idee politiche, era disposto a conciliare sempre. Io, non avendone, anche su quelle."
Un caro saluto
Davide D’Alessandro
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