Lunedì, 19 Luglio 2010 L'avvocato informaAmiantoI benefici pensionisticiA cura dell’Avv. Sergio Lapenna (Foro di vasto)
Molti dei residenti di zona, in quanto dipendenti o ex dipendenti dei maggiori nuclei industriali presenti nella zona di San Salvo (Pilkington, ex S.I.V., Denso, ex Magneti Marelli ed altri), hanno interesse a conoscere, anche alla luce delle più recenti novità normative, quali sono i requisiti per accedere ai c.d. benefici amianto. L'interesse è radicato in quanto, come in tutta Italia, anche le industrie sopra menzionate, prima che la scienza scoprisse la nocività dell'amianto, hanno fatto incolpevole e largo uso di detto materiale. Come noto, adeguandosi alla scoperta scientifica, anche il legislatore italiano ha subito promulgato una disciplina che, da un lato, prescrivesse misure per l'eliminazione e lo smaltimento del materiale usato nei siti industriali di tutto il territorio nazionale, dall'altro, che mitigasse gli effetti nocivi che il materiale in questione produceva sulla salute umana. La legge in parola è la n. 257 del 1992. Va subito detto, per inciso, che la legge in commento ha subito numerose modifiche ed integrazioni, nonché varie esplicazioni mediante circolari INPS ed INAIL, tanto che il quadro normativo emerso è stato complesso e foriero di molteplici questioni interpretative. Sostanzialmente, l’esposizione che dà diritto alla richiesta di benefici, si dice “qualificata” (art. 2, Decreto interministeriale del 27 ottobre 2004) nel caso in cui il lavoratore sia stato occupato, per un periodo non inferiore a 10 anni, in attività lavorative comportanti esposizione all’amianto, in concentrazione media annua non inferiore a 100 fibre/litro come valore medio su otto ore al giorno, e comunque sulla durata oraria giornaliera prevista dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Oltre alla esposizione, è necessario che il lavoratore abbia fatto istanza di riconoscimento dei benefici amianto inviando l'apposita domanda all'INAIL entro il termine del già abbondantemente trascorso del 15 giugno 2005. Alla domanda predetta, entro il termine suddetto, andava allegato il c.d. curriculum lavorativo (che rilascia, come è suo obbligo, la stessa azienda datrice di lavoro), da cui risultano le mansioni, i reparti ed i periodi di competenza lavorativa del lavoratore. Chi, quindi, avendone i presupposti, ha presentato, a tempo debito, tale istanza - munita del relativo curriculum - ha diritto alla integrazione pensionistica di cui alla citata legge. L'attualità dell'interesse ai benefici risiede nel fatto che statisticamente, molte domande così presentate sono state respinte, spesso senza alcuna motivazione, se non laconiche giustificazione di poche righe, e nonostante l'evidenza dei presupposti che davano diritto al beneficio. Da qui il ricorso, possibile ancora oggi, all'Autorità Giudiziaria. In caso di accertamento di tutti i presupposti di legge (inclusa la tempestività della domanda amministrativa), infatti, verranno riconosciuti al lavoratore i benefici di legge - consistente, in un innalzamento dell'importo pensionistico - comprensivo degli arretrati e degli interessi. Va aggiunto, infine, che anche la locale magistratura del vastese, nonostante le ostinata opposizione degli Enti Statali, ha accolto molte domande presentate da ex lavoratori delle Denso e Pilkington, facendo carico all'INPS degli aumenti di pensione e dei relativi accessori. |
