Martedì, 3 Novembre 2026 AbruzzoSPACCIO ED ESTORSIONI IN VALLE PELIGNA, 20 ARRESTIPM “METODI MAFIOSI, BUSINESS 200MILA EURO MENSILI”“E’ stata una operazione molto importante portata avanti sin dall’inizio dal Sisco dell’Aquila sotto il coordinamento del nostro ufficio. Le indagini sono partite dalla fine del 2023 e hanno consentito di individuare questo gruppo che nasce dall’accordo criminoso tra alcune persone legate alla delinquenza malavitosa siciliana, che erano nel territorio di Sulmona perchè avevano scontato delle pene in quel carcere stabilendosi in zona, e delinquenti locali. Una gang dedita soprattutto allo spaccio di droga ma con metodi mafiosi”: lo ha dichiarato il procuratore della Repubblica distrettuale antimafia dell’Aquila, Alberto Sgambati, in occasione di una conferenza stampa in Questura sulla retata fatta dalla polizia che ha portato in carcere 20 persone di cui 16 in zona, con l’ok del gip del tribunale dell’Aquila, tra cui due siciliani. E l’inchiesta non è ancora finita visto che ci sono molti indagati. Ipotizzato un business criminale per 200mila euro al mese. Probabili altri arresti. “Utilizzavano sistemi violenti”, ha aggiunto Sgambati, “come estorsioni, danneggiamenti e incendi, nei confronti di coloro che non pagavano la cocaina loro ceduta ma anche nei confronti di chiunque si intromettese in questa attività criminosa. Hanno collaborato alle indagini anche le Finanza di Sulmona, lo Sco, che ha coordinato il lavoro, il Sisco e la Procura di Sulmona”. “Questa operazione è importante”, ha aggiunto, “oltre ai risultati raggiunti, perché colpisce un territorio tranquillo e nei confronti della opinione pubblica locale che è giusto che sappia del grande impegno delle forze dell’ordine. Ci auguriamo che venga rotto quel muro di omertà che è una conseguenza umana di fronte alla violenza e quindi che i cittadini riacquistino la fiducia nelle istituzioni”. “C’è stata una certosina raccolta delle prove da parte del Sisco (Servizio centrale operativo)”, ha detto il sostituto procuratore Roberta D’Avolio” che ha coordinato le indagini, “di fronte a un contesto criminale forte e guidato da personaggi che per la loro caratura criminale adottavano metodologie che era difficile investigare. Ringrazio il Sisco per le nottate passate nel territorio di Sulmona per un lavoro professionale e di sacrificio. Era un sodalizio con una efficacia intimidatrice per assoggettare il territorio determinando l’omertà delle vittime di questi reati. Il sodalizio si alimentava anche con il sistema delle truffe per importi considerevoli. Contestato anche il reato di intestazione fittizia di beni grazie anche alle indagini della Finanza”. “Risultati importanti”, ha aggiunto, “perchè in un territorio come quello abruzzese dove non si è abituati a parlare di aggravanti del metodo mafioso, si aggiungono anche questi aspetti. Sulmona da tempo reclamava una attenzione da parte delle istituzioni per indagare su persone che, scontata la pena, si erano stabilite in città. Le indagini hanno avvalorato i sospetti: personaggi già condannati. ora residenti nell’Aquilano, non avevano mai rescisso legami con la mafia di provenienza ma hanno dato vita in maniera autonoma a particolari fenomeni di allarme sociale creando un connubio con personaggi di spicco della criminalità locale. Infatti invece di contrapporsi hanno generato sinergie con un numero considerevole di persone ora indagate. E ci sono state minacce, incendi e altri reati per far permanere questa egemonia. Inoltre criminali di fuori regione avevano interesse a venire in Abruzzo per rapportarsi a loro per avere anche essi accesso nel territorio della regione. Accertati, quindi, collegamenti con criminalitò di altre zone”. Il sodalizio avrebbe conquistato il monopolio della cocaina a Sulmona e nei comuni peligni, con un volume d’affari stimato in almeno 180-200 mila euro al mese. Decisivi sarebbero stati gli accordi con un narcotrafficante albanese e con un esponente del clan camorristico egemone nello spaccio a Secondigliano. Il gruppo, secondo gli investigatori, era organizzato come un’impresa, con ruoli definiti per custodia e distribuzione della droga, gestione delle piazze e ripartizione dei profitti. Il controllo del territorio sarebbe stato imposto con la violenza: aggressioni, minacce armate ed estorsioni ai danni di pusher e clienti morosi, ed attentati incendiari rivolti anche contro esponenti di spicco dei gruppi rivali nello spaccio di cocaina. Le indagini hanno inoltre documentato la disponibilità di armi ed esplosivi, reperiti anche attraverso la criminalità organizzata napoletana e destinati, secondo l’accusa, ad un attentato dinamitardo. Le misure cautelari e le perquisizioni, coordinate dallo SCO, sono state effettuate con la partecipazione delle SISCO di Ancona, Bari, Bologna, Campobasso, Lecce, Napoli, Perugia, Roma, Salerno, le Squadre mobili di Chieti, Frosinone, L’Aquila, Latina, Pescara, Rieti, Roma, Salerno, Teramo, i Reparti prevenzione crimine di Foggia, Pescara, Perugia, Roma ed Unità cinofile di Pescara. Il questore Fabrizio Mancini ha evidenziato l’impegno della Polizia nella repressione dei reati. Oggi il ringraziamento alla sezione investigativa del servizio centrale operativo dell’Aquila che è riuscita in tempi brevi a disarticolare questo sodalizio che si era insediato nella Valle Peligna. Lottiamo contro questa criminalità organizzata che non appartiene a questi territori”. Marco Garofalo, dirigente della prima divisione dello Sco, ha segnalato il buon lavoro fatto “in una realtà difficile dove non è semplice infiltrarsi in gruppi criminali come questi che operano in territori che sembrano più tranquilli come nel nostro caso ma queste persone avevano messo in piedi un business criminale avvalendosi di soggetti che hanno saputo esportare capacità intimidatorie”. Presenti per la polizia anche il dirigente Manuel Napolitano che ha diretto la Sisco dell’Aquila dall’inizio e la collega Francesca De Luca che si è insediata qui da due mesi e ha gestito la fase esecutiva, peraltro complessa, dell’inchiesta. |
