Martedì, 20 Ottobre 2026 VastoCia Abruzzo e CIA Molise al centro della quinta tappa di “Territori che rigenerano”A Vasto il confronto sul futuro delle aree interneUn appuntamento partecipato, con istituzioni, mondo accademico, operatori del comparto agricolo e pubblico a confronto sul futuro dei territori interni. Palazzo d’Avalos ha ospitato la quinta tappa del roadshow “Territori che rigenerano: la sostenibilità dalle aree interne”, il progetto promosso da CIA-Agricoltori Italiani e finanziato dal MASE – Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – nell’ambito della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile. L’iniziativa, che ha coinvolto CIA Abruzzo e CIA Molise, ha posto al centro del dialogo le prospettive di sviluppo dell’ambito territoriale Alto Sangro, Sagittario e Mainarde, con l’obiettivo di raccogliere esigenze, proposte ed esperienze utili a costruire nuove politiche per queste zone. I lavori si sono concentrati su servizi ecosistemici, clima e bioeconomia, agricoltura come infrastruttura pubblica e valorizzazione delle filiere territoriali. Ad aprire i lavori, dopo i saluti istituzionali del sindaco di Vasto, Francesco Menna e dei rappresentanti delle Camere di Commercio — Liberato Russo per il Molise e Gennaro Strever, presidente della CCIAA Chieti-Pescara — è intervenuto il presidente CIA Abruzzo, Nicola Sichetti, che ha sottolineato la necessità di dare prospettive concrete alle aree rurali. «Questo incontro – dichiara Sichetti – serve a individuare le azioni per garantire la sostenibilità delle aziende e la permanenza delle comunità locali. Tra tensioni geopolitiche e costi di produzione in aumento, i margini delle imprese si riducono sempre di più. Dobbiamo rimettere al centro le aree interne e creare condizioni reali affinché le aziende continuino a lavorare e questi territori possano svilupparsi». Anche il presidente di CIA Molise, Vincenzo D’Alessandro, ha richiamato l’attenzione sul futuro delle comunità locali: «Le aree interne sono la spina dorsale del nostro Paese, coprono circa il 60% della superficie nazionale e ospitano 13 milioni di abitanti. Qui si concentra inoltre il 56% della superficie agricola, nonché il 73% del patrimonio forestale. Dobbiamo garantire il diritto a restare: nessun territorio ha futuro senza chi lo vive, a partire dagli agricoltori che sono un presidio contro il dissesto idrogeologico e garantiscono la produzione di cibo. Rendere competitive queste realtà territoriali significa creare ricchezza e valore per l’intero Paese». Presenti anche Giovanni Cannata, commissario del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Roberto Veraldi, presidente del Corso di laurea in Servizio Sociale dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, Giuliano Resce, professore di Economia politica dell’Università del Molise, Giuseppe Martino, dell’Università degli Studi di Teramo, reparto Bioscienze, insieme ai sindaci Candido Paglione (Capracotta) e Lino Gentile (Castel del Giudice). Dal confronto è emersa la necessità di sostenere le attività economiche delle aree interne, valorizzando il ruolo dell’agricoltura nella tutela del territorio e nella tenuta delle comunità locali. Un percorso che richiede collaborazione tra istituzioni, mondo accademico e imprese, per trasformare le esigenze di chi vive e lavora in queste aree in opportunità concrete di sviluppo. Il confronto ha dato spazio anche alle esperienze dirette delle aziende agricole “Sciore” di Pacentro, “Il Castellaccio” di Rivisondoli e “Melise” di Castel Del Giudice, che hanno raccontato il valore e le difficoltà del fare agricoltura nelle aree interne. Virginia Sciore ha raccontato la nascita, nel 2018, dell’omonima azienda agricola a Pacentro, nata dalla passione del padre per l’allevamento caprino dopo la perdita del lavoro. L’azienda produce formaggi legati alle tradizioni locali e affianca all’attività agricola iniziative educative e collaborazioni per la tutela ambientale. Tra le principali difficoltà, i costi crescenti, la stagionalità e la burocrazia. «Restare significa trovare un modo per andare avanti, interpretando il mondo di oggi senza perdere il legame con la terra», ha sottolineato Sciore, richiamando anche la necessità di maggiori opportunità per i giovani. Emanuele Scocchera, dell’azienda agricola “Melise” ha raccontato il percorso di un’impresa biologica che, partita dalla coltivazione delle mele, ha ampliato nel tempo la propria attività attraverso la trasformazione dei prodotti. «Abbiamo puntato sul nostro territorio per valorizzarlo e recuperarlo, creando opportunità per chi vive qui e per le generazioni future». Tra le sfide principali, il cambiamento climatico e lo spopolamento, insieme alla carenza di servizi e infrastrutture. Scocchera ha sottolineato l’importanza di recuperare i terreni e creare nuovi posti di lavoro, ricordando che «l’agricoltura deve camminare di pari passo con una regolamentazione adeguata delle aree interne». Dall’azienda agricola “Il Castellaccio” di Rivisondoli, la testimonianza di Cristiano Guido, che ha raccontato il percorso di una realtà legata alle proprie radici, impegnata a valorizzare quanto ereditato dai nonni attraverso la zootecnia e le produzioni vegetali. «Abbiamo sempre creduto in quello che facevamo, con obiettivi precisi, anche quando le difficoltà delle aree interne ci hanno messo alla prova. Nel 2000 abbiamo avviato anche un punto ristoro, ampliando il nostro progetto». Un percorso che oggi guarda anche a un contratto di filiera, considerato un’importante opportunità per dare continuità al lavoro svolto. «Siamo profondamente legati al territorio e a ciò che facciamo. Lo percepiscono anche le persone che vengono in azienda e che ci raccontano le emozioni provate vivendo la nostra realtà». La tappa di Vasto si inserisce nel percorso nazionale di “Territori che rigenerano”, attraverso il quale CIA-Agricoltori Italiani sta raccogliendo istanze, proposte e buone pratiche provenienti dai territori. I contributi emersi confluiranno nel Manifesto CIA delle Aree interne, che sarà presentato ufficialmente a Roma il 30 novembre 2026, con l’obiettivo di tradurre le esigenze delle comunità rurali in una nuova politica di sviluppo sostenibile e rendere le aree interne una priorità strategica per il futuro del Paese. |




