Martedì, 20 Ottobre 2026 Abruzzo

Si ferma lo stabilimnento Stellantis di Val di Sangro

I blocchi degli autotrasportatori paralizzano il centro sud

 Non si ferma la mobilitazione degli autotrasportatori, che da giorni paralizza il Sud in protesta contro i rincari dei carburanti. Restano bloccate, dalla Puglia alla Sicilia, strade e piattaforme logistiche, mentre la mobilitazione continua anche in Molise, con nuove proteste a Campobasso e in Campania, dove è stato bloccato un varco d’accesso al Porto di Napoli.

In Abruzzo a fermarsi è anche Stellantis: la direzione dello stabilimento di Atessa ha comunicato il fermo produttivo nella giornata di ieri. Lo stop coinvolgerà tutti i reparti, tranne CKD e Finizione-Conversion center. La giornata lavorativa persa sarà recuperata. “La fermata – fanno sapere Fim Cisl e Uilm – è dovuta alla mancata fornitura del materiale per i blocchi degli autotrasportatori a livello nazionale”.

Contro i rincari del carburante, che rendono insostenibile il loro lavoro, gli autotrasportatori hanno protestato nei giorni scorsi anche nel vicino Molise: tra l’11 e il 12 ottobre hanno bloccato l’autostrada tra i caselli di Termoli e Poggio Imperiale e in questi giorni stanno manifestando sulla Statale 665 a Pietracatella, in provincia di Isernia.

Per mancanza di materia prima, il grano, a rallentare e anche a sospendere per alcuni turni la produzione i pastifici Garofalo e Molisana.

Anche sugli scaffali dei supermercati abruzzesi cominciano a scarseggiare l’ortofrutta proveniente da Sud, e altri generi alimentari.

Pronta alla mobilitazione la marineria abruzzese: giovedì prossimo I pescherecci resteranno ormeggiati nei porti con le sirene spiegate e sulle imbarcazioni saranno esposti gli striscioni per dare voce alla protesta. Anche per loro il costo del carburante è divenuto insostenibile.

Grido d’allarme della Confartigianato Abruzzo: “per le piccole imprese, che rappresentano una componente essenziale del tessuto economico locale, assorbire aumenti così consistenti significa compromettere la redditività, rinviare gli investimenti e, nei casi più difficili, mettere a rischio la stessa continuità dell’attività”.

Domani gli agricoltori delle quattro province torneranno davanti a Palazzo dell’Emiciclo, sede del consiglio regionale, all’Aquila, per manifestare contro il caro gasolio e per chiedere alla Regione un intervento concreto a sostegno delle imprese agricole, sempre più schiacciate dall’aumento dei costi di produzione. La manifestazione si svolgerà nella stessa giornata in cui è prevista la seduta del consiglio regionale, per ribadire la necessità di risposte tempestive ed efficaci alle difficoltà che stanno mettendo a rischio la sostenibilità delle aziende agricole.

Al centro della mobilitazione, la richiesta di attivare uno sconto retroattivo sul gasolio agricolo utilizzato e da utilizzare, attraverso un intervento capace di alleggerire il peso dei rincari sui bilanci aziendali.

Intanto il governo, mentre prosegue la protesta, si prepara a intervenire a sostegno del settore. Il vicepremier Matteo Salvini incontrerà oggi in Prefettura a Milano le associazioni degli autotrasportatori.

Sul tavolo del vicepremier le prime soluzioni alla crisi, a partire dalla messa a disposizione immediata dei 590 milioni di euro già stanziati a bilancio per il rinnovo del parco veicolare delle imprese. C’è poi l’idea di individuare risorse aggiuntive per il fondo autotrasporto e per il Marebonus 2026.

Ma le richieste di associazioni e consumatori vanno oltre. L’associazione di settore Trasportounito chiede che entri in vigore “la legge approvata all’inizio del conflitto in Iran”, la quale prevede la possibilità “che l’intera filiera logistica si faccia carico di un’addizionale del 15% sulle tariffe di autotrasporto”. Una legge, si sottolinea, “già applicata parzialmente al Nord ma disattesa al Sud”.

Il governo “riveda subito la sua posizione, abbassando di almeno 20 centesimi le accise sul gasolio e di 5 cent quelle della benzina”, afferma invece Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Tra le produzioni agricole maggiormente esposte ai rischi, spiega Legacoop Agroalimentare, ci sono i kiwi e l’uva da tavola, oltre ai prodotti freschi come il latte. A rischio anche i pomodori, con “tonnellate di prodotto non raccolte perché impossibilitati a consegnarle”, spiega il Consorzio di Tutela della Igp Pomodoro di Pachino. L’Aires, l’Associazione Italiana Retailer Elettrodomestici Specializzati, richiama invece l’attenzione sulle ricadute dei blocchi “anche per i comparti che commercializzano beni non deperibili”, come elettrodomestici ed elettronica di consumo.