Martedì, 20 Ottobre 2026 Abruzzo

Rischio restituzione somme percepite da parte di 200 medici

PM: “4 Mln non dovuti”. Ora ambulanze sguarnite di medici

Sono circa 200 i medici del 118 che ora rischiano di dover restituire gli 800 euro al mese in più percepiti per lavorare anche di notte nelle ambulanze, spesso in impervie località di montagna. E negli ambienti sanitari ed amministrativi c ‘è chi dice che da un lato la legge cancella gli 800 euro perché non ci sarebbe indicato a priori il numero di interventi, un dato impossibile da sapere a priori, dall’altro le comunità ed i sindaci denunciano di avere ambulanze senza medico, soprattutto nelle zone interne. Insomma, il cane che si morde la coda.

È questa la conseguenza eclatante delle due inchieste della Corte dei conti dell’Aquila che hanno contestato rimborsi illegittimi ai medici del 118 delle quattro Asl abruzzesi per oltre 4 milioni di euro nel periodo che va dal 2017 al 2024, ed espongono, per l’appunto, gli stessi operatori sanitari al rischio di restituire somme percepite in buona fede ma fuori dal contesto normativo.

I diretti interessati sono per di più medici giovani che accettano carichi di lavoro pesanti pur di entrare nel mondo della sanità. Questo quando le selezioni Asl vanno deserte: l’ultima all’Aquila, per ben 28 posti.

Questa ipotesi potrebbe concretizzarsi soprattutto se il giudizio, ora sospeso in attesa che la Corte costituzionale si pronunci su un quesito, portasse a una condanna dei sette imputati pur a fronte di contestazioni non sanzionate da una sentenza e respinte dalle difese affidate ad avvocati molto autorevoli. Tra gli imputati l’assessore regionale alla Salute. Nicoletta Verì e Claudio D’Amario, l’ex capo del dipartimento Sanità della Regione Abruzzo.

Secondo quanto sostenuto dalla Procura regionale, tesi sostanzialmente condivisa dal collegio,  “la vicenda trarrebbe origine dalla persistente applicazione degli Accordi integrativi regionali del 1998 e del 2006, i quali avevano previsto, in favore dei medici dell’emergenza sanitaria territoriale, una indennità aggiuntiva (“Accordo regionale 118”) corrisposta in misura forfettaria e generalizzata”: “indennità erogate”, ed è questo il punto, “indipendentemente dall’effettivo svolgimento di prestazioni e ulteriori rispetto a quelle ordinariamente remunerate dalla quota oraria stabilita a livello nazionale”. In sostanza si sarebbe remunerati per prestazioni emergenziali che non potevano essere stabilite prima.

“L’impostazione accusatoria evidenzia come tale disciplina contrattuale si ponga in contrasto con il quadro normativo e contrattuale nazionale ed, in particolare, con i principi che governano la struttura del trattamento economico dei medici di medicina generale, caratterizzato da una componente fissa e da voci variabili strettamente correlate a specifiche attività aggiuntive o al raggiungimento di obiettivi, con esclusione di erogazioni automatiche e indistinte. La Procura, pertanto, ritiene che la corresponsione dell’indennità in questione essendo svincolata da prestazioni ulteriori e configurandosi come componente stabile della retribuzione, integri un esborso indebito per l’amministrazione sanitaria, produttivo di danno erariale”.

In tale prospettiva, la Procura, che potrebbe fare appello in caso di assoluzioni, quantifica il danno erariale, limitatamente alle annualità non colpite da prescrizione, nella somma di 1.599.171,37 euro, 1.819.325,85 euro e 523.250,00 euro rispettivamente per le Asl dell’Aquila, di Chieti e di  Pescara  chiedendone la rifusione in favore dell’amministrazione danneggiata, con riparto tra i convenuti in ragione dell’apporto causale attribuito a ciascuno, tenuto conto anche del periodo di permanenza in servizio.

A queste somme va aggiunto il milione per l’Azienda sanitaria di Teramo al centro di una seconda indagine parallela e quasi coeva. In tutto si tratta di oltre 4 milioni.

Gli imputati dei due diversi procedimenti sono gli stessi.  Oltre alla 71enne assessore Verì, e il 68enne D’Amario, i dirigenti Maria Grazia Capitoli, 67 anni, di Cupello (Chieti); Pierpaolo Falchi, 61 anni, di Chieti; Alberto Cianci, 70 anni, di Guglionesi (Campobasso); Francesco Baiocchi, 67 anni, di Teramo e Giuseppe Barile, 51 anni di Napoli.

Sono stati invece assolti Bernardo Mazzocca, 67 anni, di Caramanico Terme (Pescara), ex assessore regionale alla salute, Giampiero Di Cesare, aquilano, 78 anni, Enzio Verì, 77 anni, di Rocca San Giovanni (Chieti), Silvio Paolucci, 49 anni,  di Chieti, attuale consigliere regionale del Pd ex assessore alla salute, Angelo Muraglia, leccese, 70 anni.

” L’indennità “Accordo regionale 118”, si legge ancora negli atti, “non remunererebbe attività ulteriori; – si correlerebbe unicamente alla tipologia dell’incarico, che è identica sull’intero territorio nazionale; – introdurrebbe, di fatto, un incremento del trattamento economico fondamentale, riservato alla competenza della contrattazione nazionale”.

“La corresponsione in maniera indifferenziata dell’indennità 118 ai medici dell’Emergenza Sanitaria Territoriale, protrattasi anche negli anni 2023 e 2024 in assenza dei necessari presupposti legittimanti, si collega non solo alla determinazione originaria maturata nell’ambito dell’AIR 2006, ma, soprattutto, anche alla mancata attivazione dei doverosi e adeguati meccanismi di controllo, verifica e proposta di rettifica successiva. Ad avviso della Sezione, il Presidente della Delegazione era infatti tenuto, in ragione della funzione esercitata, non soltanto a vigilare sugli accordi affinché essi fossero conformi al quadro normativo e contrattuale di riferimento, ma anche a prestare attenzione alla corretta applicazione nel tempo, evitando che eventuali previsioni negoziali fossero interpretate o utilizzate in modo da generare oneri privi di base giuridica”.

A margine di questo va ribadito che adesso sono sempre di meno i  dottori che si propongono per questo lavoro e nessuno risponde più agli avvisi: ciò comporta che spesso in zone lontane dai centri principali abruzzesi manchino medici per il soccorso del 118 con gravi disagi per i pazienti e le loro famiglie come per esempio è successo a Campo di Giove nell’Aquilano.