Martedì, 20 Ottobre 2026 Abruzzo

A Villavallelonga si trovarono un orso in casa

Il Pnalm condannato a risarcire ben 200mila euro

 Il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dovrà risarcire con 184.731,62 euro e spese legali la famiglia che, nella notte del 29 luglio 2017, si ritrovò un orso dentro casa a Villavallelonga e riuscì a mettersi in salvo calandosi dal balcone. Lo ha stabilito il tribunale di Avezzano (L’Aquila) con una sentenza di primo grado. Lo riporta il Centro.

Alle somme riconosciute si aggiungono interessi e spese processuali. L’esborso complessivo a carico del Parco supera quindi i 200mila euro. La condanna riguarda un punto preciso: l’invio di due operatori anziché dei quattro previsti dal protocollo per la gestione degli orsi confidenti o problematici. La sentenza riconosce l’adeguatezza delle misure di monitoraggio e dissuasione adottate prima dell’episodio e non ritiene provata la contestazione rivolta al guardiaparco sulla direzione degli spari. Il fondamento della responsabilità dell’ente viene individuato nella composizione insufficiente della squadra.

La causa era stata avviata nel 2019 dalla coppia, anche per conto dei due figli, all’epoca minorenni. L’Ente Parco è stato rappresentato dall’Avvocatura distrettuale dello Stato dell’Aquila. L’orso era M19, conosciuto come Mario, già noto per le sue incursioni nei centri abitati. Quella notte l’allarme e alcuni rumori svegliarono la famiglia. Il padre, scendendo dalla zona notte, vide l’animale che stava salendo le scale. Cercò di fermarlo facendo rumore, mentre con la moglie metteva al riparo i figli sul terrazzo delle camere. Con l’aiuto delle persone accorse, i quattro riuscirono a mettersi in salvo attraverso il balcone.

L’orso venne successivamente sedato dal veterinario e rilasciato in montagna. Nelle motivazioni il giudice sottolinea che Mario era già munito di radiocollare ed erano stati effettuati diversi interventi di dissuasione.

La gestione precedente all’incursione viene quindi ritenuta adeguata rispetto ai comportamenti dell’animale fino ad allora documentati. La presenza dei due operatori sul posto, prima dell’ingresso dell’orso nella casa, viene richiamata proprio come conferma dell’attività di monitoraggio: stavano intervenendo per allontanarlo da un pollaio. Non è stata inoltre raggiunta la piena prova che, all’inizio dell’intervento, il guardiaparco avesse sparato proiettili di gomma verso il centro abitato, spingendo così l’orso in direzione dell’abitazione.

Gli operatori hanno riferito di avere sparato verso la campagna; le altre testimonianze non hanno consentito di dimostrare la diversa ricostruzione sostenuta dalla famiglia. Il profilo di colpa individuato dal tribunale riguarda invece il numero degli addetti impiegati nell’intervento di dissuasione.

Il Parco aveva richiamato le risorse disponibili e il contemporaneo monitoraggio di un altro esemplare, ma secondo il giudice non ha documentato circostanze che rendessero impossibile inviare tutte e quattro le unità previste dal protocollo. Una squadra completa, si legge nelle motivazioni, avrebbe potuto controllare più vie di accesso al paese, affrontare cambiamenti di direzione dell’animale e individuarlo prima dell’ingresso nella casa. L’invio di una squadra ridotta è stato quindi ritenuto una condotta colposa collegata all’incursione secondo il criterio civilistico del «più probabile che non».

Il tribunale ha richiamato le competenze assunte dall’ente nella gestione degli orsi anche in tale territorio. Il risarcimento riguarda soprattutto le conseguenze psicologiche dell’accaduto. La consulenza medico-legale ha accertato danni alla salute di tutti e quattro i familiari, con postumi permanenti e periodi di invalidità temporanea.