Giovedì, 10 Settembre 2026 Vasto

Talis Mater - Due anime, la stessa luce

Mirta Maranca dedica alla madre Diana un incontro ideale tra arte, memoria e sentimento

Ci sono legami che il tempo non riesce a interrompere. Legami che continuano a vivere nella memoria, nei gesti, nelle emozioni e, talvolta, trovano nell’arte una nuova forma per raccontarsi.

Nasce da questa consapevolezza “Talis Mater – Due anime, la stessa luce”, la mostra che Mirta Maranca dedica alla madre Diana, trasformando il rapporto tra madre e figlia in un intenso percorso artistico e interiore.

La mostra si configura come un incontro ideale tra due anime, unite da una stessa luce: quella di un legame profondo che attraversa il tempo e si rinnova attraverso lo sguardo dell’artista.

Attraverso le opere esposte, Mirta Maranca costruisce un dialogo fatto di presenza e assenza, ricordo e contemporaneità, materia e sentimento. L’arte diventa così uno spazio sospeso nel quale la memoria personale può diventare esperienza universale.

“Talis Mater” richiama nel titolo l’antico detto talis mater, talis filia, ma ne amplia il significato: non soltanto una somiglianza, ma una continuità più profonda, fatta di sensibilità, valori, emozioni e tracce che una madre lascia nella vita della propria figlia.

“Due anime, la stessa luce” racconta proprio questo: la possibilità di riconoscersi nell’altra, di ritrovare nell’arte ciò che appartiene al passato e, nello stesso tempo, di trasformarlo in qualcosa di nuovo.

La mostra non vuole essere soltanto un omaggio personale. Il percorso di Mirta Maranca invita il visitatore a confrontarsi con il proprio vissuto, con le proprie radici e con quelle figure che, in maniera silenziosa e indelebile, contribuiscono a costruire ciò che siamo.

La memoria diventa quindi materia creativa e l’arte si fa luogo dell’incontro: un luogo nel quale Diana e Mirta possono idealmente tornare a dialogare attraverso la luce delle opere.

In questo senso, “Talis Mater – Due anime, la stessa luce” è una mostra intima ma capace di parlare a tutti, perché il rapporto tra madre e figlia appartiene a una dimensione universale: quella dell’amore, dell’eredità affettiva e della ricerca della propria identità.

Un progetto nel quale la dimensione privata si apre così a una riflessione più ampia sul significato della memoria e sulla capacità dell’arte di custodire ciò che non vogliamo perdere.