Lunedì, 24 Agosto 2026 Vasto

Lettera aperta di un papà in.....to

Una breve riflessione sul concetto della privacy

Signor Direttore, mi rivolgo a Lei per una breve riflessione che la prego di pubblicare e di estendere ai rappresentanti degli organi di informazione e ai rappresentanti politici di questa città in merito al concetto che abbiamo della privacy del cittadino.

Mi rivolgo alla sua testata giornalistica giacché ho avuto modo constatare che non ha dato risalto alla notizia dell'assunzione, da parte del Comune di Vasto, di quattro collaboratori amministrativi e contabili, a tempo indeterminato e part-time, assunzione riservata ai soggetti disabili.

Chi scrive è padre di una ragazzo disabile. Vivo da anni, assieme a mia moglie, il problema della disabilità di nostro figlio con i tutti i risvolti che  solo chi lo sperimenta sulla propria pelle, nella propria famiglia, può comprendere. Le scrivo perché sono incazzato. Sì, sono davvero incazzato. 

Non è possibile che vengano pubblicati nomi e cognomi di disabili che ottengono un posto di lavoro.

Non è ammissibile nemmeno allorquando in mezzo a loro c'è qualcuno che ha legami diretti o indiretti con la politica.

La disabilità non è una bandiera da sventolare ai quattro venti. Non si gioca sulla pelle di ragazzi e ragazze che magari hanno atteso decenni per trovare un'occupazione.

Giovani il cui fisico è stato intaccato da un male, ai più sconosciuto ma riconosciuto dalla medicina al punto da ottenere, dopo una lunga trafila, l'attestato di "soggetto disabile".

Perché tutti devono sapere che mio figlio è un disabile? Perché nelle case, nei bar e nelle piazze deve essere fatto il  suo nome o quello di persone che come lui meritano gli stessi diritti degli altri cittadini?

Grazie per aver prestato attenzione a questo mio scritto.