Domenica, 23 Agosto 2026 Abruzzo

RIMOSSO SIMBOLO FALCE E MARTELLO A MONTORIO

SCOPPIA la POLEMICA, “VIGLIACCATA ANTICOMUNISTA”

 È polemica a Montorio al Vomano, in provincia di Teramo, dopo la rimozione di uno storico manufatto in ferro raffigurante la falce e il martello.

L’intervento è stato disposto con un’ordinanza urgente firmata il 19 agosto dal sindaco Fabio Altitonante.

Il simbolo, installato nel 1948 e collocato definitivamente sul muraglione della parte storica del paese negli anni Cinquanta, rappresentava per la comunità la memoria delle lotte operaie, artigiane e sindacali del secondo dopoguerra.

A contestare la rimozione è il gruppo consiliare di opposizione Visione Comune, che chiede chiarimenti sulla legittimità dell’intervento e sull’effettiva urgenza dell’ordinanza.

I consiglieri sostengono che, trattandosi di un bene pubblico con più di 70 anni, potrebbe rientrare nella tutela prevista dal Codice dei beni culturali e chiedono se la Soprintendenza abbia autorizzato preventivamente la rimozione e dove si trovi attualmente il manufatto.

Alla protesta si è unito il PCI Abruzzo, insieme alla Federazione di Teramo, che considera la decisione una scelta politica e denuncia il rischio di cancellare una testimonianza delle lotte per il progresso e la giustizia sociale.

Il PCI parla anche di “due pesi e due misure”, ricordando i casi di Villa Santa Maria e Moscufo, dove sono stati restaurati simboli e motti fascisti in quanto testimonianze storiche.

A Montorio, sostiene il partito, sarebbe invece stata rimossa una testimonianza dell’antifascismo e dell’emancipazione dei lavoratori. Se l’intervento fosse stato motivato da esigenze di sicurezza, aggiunge il PCI, si sarebbe dovuto procedere alla messa in sicurezza e al restauro, anziché alla rimozione definitiva.

Opposizione e PCI chiedono quindi che il manufatto venga messo in sicurezza e ricollocato nel luogo originario, preservandone il valore storico e la memoria per la comunità di Montorio.

Per Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista: “la rimozione è un’offesa alla storia delle classi lavoratrici e popolari che furono le principali protagoniste della lotta contro il fascismo e della Resistenza che in provincia di Teramo ha scritto pagine gloriose, e nel dopoguerra di tutte le battaglie per la democrazia e la giustizia sociale”.

“La falce e martello è stata per decenni il simbolo dei comunisti e dei socialisti ma soprattutto dell’unità di operai, artigiani e contadini nella lotta per il proprio riscatto dalla povertà e dallo sfruttamento. Non a caso quel gigantesco simbolo nel dopoguerra fu realizzato per portarlo in cima a un colle in occasione del Primo Maggio, festa che durante la dittatura fascista fu vietata. Nessuno può credere che la motivazione della rimozione sia la sicurezza. Altrimenti il sindaco forzitaliota avrebbe annunciato la volontà di ricollocarla al suo posto e i tempi necessari per farlo”.

“Questa operazione è l’ennesimo segnale che questa destra è fascista e revanscista. Purtroppo il loro anticomunismo è stato legittimato in passato anche dal centrosinistra per esempio votando la sciagurata risoluzione al parlamento europeo che equiparava il comunismo al nazismo. È un fatto positivo che ci sia una corale protesta contro questa infamia che tra l’altro appare in contrasto con il codice dei beni culturali. Propongo a tutti i partiti, i sindacati e le associazioni democratiche di concordare una manifestazione unitaria per protestare a Montorio contro questa vigliaccata e per esigere che la falce e martello ritorni dove è stata storicamente collocata per decenni per rispetto dei lavoratori che la realizzarono”, conclude.