Giovedì, 6 Agosto 2026 Vasto

La scorreria dell'Armata turchesca nel 460° anniversario

Riscoperta dal Gen. Rastelli una interessante pagina di storia vastese

Una interessante e poco nota pagina di storia di Vasto è stata al centro di una interessante iniziativa promossa dalla Pro Loco nell'ambito del programma dell'estate 2026 che passa sotto il nome di "Percorsi di Storia Vastese".
Nella suggestiva cornice del Chiostro della Curia Vescovile è stato ricordato ciò che avvenne tra il 30 luglio ed il 1° agosto dell'anno 1566 allorquando da queste parti si registrò la scorreria dell'Armata turchesca. Non a caso quella pagina di storia è stata riportata all'attenzione del pubblico in occasione del 460° anniversario del drammatico evento.
L'incontro è sta presentato dal presidente della Pro Loco, Mercurio Saraceni, ed il tema è stato introdotto dal prof. Paolo Calvano.
Il relatore della serata  è stato il Gen.,D. CC (r) Gianfranco Rastelli, studioso e ricercatore attento, non nuovo ad imprese di "ricostruzione storica" di eventi che hanno interessato il nostro territorio nei secoli scorsi.
L'arco temporale della ricostruzione storica di Rastelli ha interessato il periodo che va dal 1504 al 1714.
In pratica in quell'inizio di agosto del lontano 1566 - come ha sottolineato Rastelli - si registrò uno sbarco di turchi lungo la costa di Vasto con l'invasione della Città e la distruzione di diverse importanti strutture ed istituzioni. 
La motivazione della scorreria potrebbe essere inquadrata in una rappresaglia sulle proprietà dei d'Avalos avendo Alfonso comandato le truppe di terra nel 1535 nella battaglia di Tunisi.
Un attacco a Francesco Ferdinando d'Avalos - III° M.V. - comandante generale del corpo di spedizione spagnolo-tedesco inviato in aiuto di Malta.

Un'azione diversiva messa in atto nell'Adriatico per alleggerire lo sforzo avviato nella campagna d'Ungheria e la conquista di Vienna.
Secondo Rastelli la scorreria potrebbe essere catalogata anche come "logistica" per la cattura di schiavi ed impossessarsi di armi e reperire metalli preziosi.

I Turchi arrivarono lungo la nostra costa a bordo di galee ognuna delle quali era in grado di trasportare fra i 100 e i 300 soldati o venturieri, mentre aveva fra i 30 e i 100 marinai, fra i 10 e i 30 cannonieri e fra i 190 e i 320 vogatori

"L'Impero ottomano - ha aggiunto il relatore - disponeva di truppe sceltissime di fanteria di marina, tratte dal corpo dei giannizzeri, il più disciplinato ed efficiente esercito di quell'epoca. I giannizzeri della marina combattevano divisi in squadre di 3 uomini, un archibugiere, un arciere un arrembatore con mezza picca.
 La forma lunga e stretta delle galee, ideale soprattutto in battaglia, la rendeva però poco stabile, e le tempeste e il mare grosso la potevano facilmente affondare: perciò il loro utilizzo era limitato alla stagione estiva, al massimo autunnale. Era obbligata a seguire una navigazione di cabotaggio, ossia vicino alle coste, in quanto la sua stiva poco capiente imponeva diverse tappe per il rifornimento soprattutto di acqua, che i rematori, per il continuo sforzo fisico, consumavano molto. Per queste ragioni la galea era inadatta alla navigazione oceanica".

Nella sua ricostruzione storica il Gen. Gianfranco Rastelli ha citato 
Giovanni Andrea Tria il quale fu eletto vescovo della diocesi di Larino, nel Molise, il 23 febbraio 1727.
Il Tria, riportava quanto aveva scritto un certo Tommaso Costo il quale, trattando delle cose avvenute nel Regno nel 1566, così descriveva quanto accaduto da queste parti:

« Era già il Mese di Agosto di quest'anno 66, quando l'Armata Turchesca guidata da Pialì Bassà scorse fino al Golfo di Venezia; e come fu al dritto di Pescara, luogo famoso, e forte dell'Abruzzo, fece alto. Di poi dato di nuovo de' remi in acqua, assaltò quella riviera, ove per trascuraggine del Governatore di quella Provincia si era fatto poco provvedimento, e pose a sacco, e a fuoco alcune Terre, cioè Francavilla, Ortona, Ripa di Chieti, S. Vito, il Vasto, la Serra Capriola, Guglionesi, e Termoli, menando via e di robba, e di gente quanta ne poté mettere su Galee, guastando, e rovinando tutto il resto... »
A Pescara il Duca d'Atri Giovangirolamo Acquaviva, «non si era lasciato sorprendere ed aveva fornito la piazza di truppe sufficienti

 
a dì 1.° Agosto 1566 l’armata Turca comandata da Pialì Bassà mise Vasto a sacco ed a fuoco, menando seco gente e roba, e guastando ciò che non potea trasportarsi: cotanto devastamento importante ducati trentamila circa fu operato in dieci ore: il popolo restò ascoso nelle selve sino a’ 12 Gennaro 1567, trascurandosi sinanche i battesimi. Quest'ultimo particolare trova conferma nella lettura dei registri parrocchiali di Vasto dove i battesimi risultano sospesi. Il perchè è presto detto: i vastesi abbandonarono la Città e si rifugiarono nei boschi e nelle campagne evitando di battezzare i nuovi nati.

Gli incendi distrussero diverse importanti strutture.

La Chiesetta di S. Maria delle Grazie, la Chiesa dell’Annunziata di Portanuova, il Convento de’ Padri Predicatori dell’Annunziata, il 
 Convento di S. Agostino, il Convento di S. Francesco d’Assisi col titolo di S. Antonio da Padova, la Chiesa di S. Maria Maggiore, la Chiesa di S. Pietro Apostolo.

In Abruzzo, è stato ricordato, vi sono toponomastiche che hanno conservato la memoria della presenza Saracena: “Grotta del saraceno”, ”Valle dei saraceni”, “Via saracena”,  “Mura saracene”, “ Castel Saraceno ex Petroro”, ”Lido dei saraceni”.

Va precisato che nel XII Sec. il nome Saraceno prese il significato di invasori e saccheggiatori di qualunque genere. Nel XV° Sec. il nome saraceno venne sostituito dal nome i Turchi. Da qui i detti popolari "mamma li turchi", "faccia da turco", "fuma come un turco", "roba da turchi".

G.F.