Domenica, 12 Luglio 2026 ChietiIl Sindaco Legnini risponde punto per punto alle accuse della minoranzaDissesto finanziario e debiti, la verità sui conti del Comune di ChietiDal Sindaco di Chieti Giovanni Legnini riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera:
Caro Direttore, vorrei fornire alla Città e alla pubblica opinione informazioni complete e veritiere, verificabili nei documenti contabili, sulla situazione finanziaria dell’ente e sul conto consuntivo del 2025 del Comune di Chieti, il solo Comune abruzzese capoluogo di Provincia che si trova in dissesto finanziario da 3 anni. Fare chiarezza, anche rispetto alle prese di posizione di alcuni esponenti dell’opposizione di centrodestra, non è solo un dovere di trasparenza e verità che ho assunto nei confronti dei cittadini e che intendo rispettare su questo tema così come su ogni altro che riguardi l’amministrazione, ma anche perché non si tratta di tecnicismi, ma di interessi diretti che toccano le famiglie e le imprese, già costrette a pagare le aliquote massime dei tributi locali proprio a causa del dissesto finanziario dichiarato nel 2023. Il nostro obiettivo rimane quello di uscire al più presto da questa crisi finanziaria, proseguendo nel percorso di risanamento avviato e ristrutturando con urgenza il settore delle entrate, e rappresentare con trasparenza ai cittadini la situazione e i passi necessari per poter avviare subito dopo un percorso di riduzione della pressione fiscale. Prima di tutto, di quali e quanti debiti stiamo parlando? Il conto consuntivo del 2025, approvato in giunta qualche giorno fa e che sarà portato in consiglio al più presto, si è chiuso con un disavanzo di 23,3 milioni di euro. Si tratta di una cifra enorme per le casse comunali, la cui origine non può essere messa in discussione, poiché risulta negli atti contabili del Comune: il debito di circa 27 milioni di euro a carico del bilancio comunale risale agli anni dal 2013 al 2020, quando a guidare la città erano le amministrazioni di centrodestra, di cui erano peraltro componenti diversi esponenti dell’attuale opposizione che oggi censurano il disavanzo. Tale debito, che purtroppo non è il solo come spiegherò tra poco, è riconducibile al cosiddetto “Fal”, ovvero il Fondo anticipazioni liquidità, al quale hanno fatto ricorso le amministrazioni degli anni dal 2013 al 2020 per sopperire al pagamento di debiti contratti e ai mancati incassi dei tributi. A ciò va aggiunto che fino al 2025 le norme nazionali prevedevano la possibilità per i Comuni di restituire allo Stato il debito suddividendolo in dieci rate annuali, il che per Chieti si traduceva in una restituzione di 2,7 milioni all’anno a partire dall’anno in corso. Senonché, una legge molto discutibile e di dubbia comprensione introdotta nel 2025 dal Governo Meloni (Decreto legge n. 25 del 13 marzo 2025), impone da quest’anno ai Comuni di accantonare sul bilancio l’intero importo del debito, pur facendo salva la restituzione rateale in 10 anni. Pertanto l’intero debito di 27 milioni si è “scaricato” sul conto consuntivo del 2025, determinando il disavanzo di 23,3 milioni di euro. Si tratta di 23 milioni, e non dell’intera somma di 27, perché seguendo diligentemente le norme vigenti erano già stati accantonati 2,7 milioni, corrispondenti alla prima rata, ed inoltre perché il bilancio corrente, se non fosse stata emanata tale novella legislativa nel 2025, avrebbe registrato un avanzo di circa 1,6 milioni. Che cosa si può imputare, quindi, alla passata amministrazione Ferrara o addirittura all’attuale amministrazione in carica da un mese? Assolutamente nulla, perché lo scorso anno tale odiosa previsione legislativa non era vigente, e quest’anno non vi era altra possibilità che applicarla, registrando tale enorme disavanzo. Nell’esercizio delle mie funzioni pubbliche ho sempre evitato polemiche inutili, e anche in qualità di Sindaco ho voluto invitare gli stimati capigruppo di opposizione a condividere, tra gli altri temi che ci impegnano, il principale, ovvero il percorso di uscita dal dissesto, ricevendo disponibilità in tal senso. Continuerò a farlo, perché far uscire la città dai guai finanziari è interesse di tutti, maggioranza e opposizione. Mi corre tuttavia l’obbligo di ricordare ai consiglieri - non ai capigruppo - che hanno commentato in questi giorni la solidità finanziaria del Comune di Chieti, che i debiti sono stati contratti dalle passate amministrazioni alle quali loro stessi hanno partecipato, e che la legge che impone lacrime e sangue ai Comuni in dissesto è stata approvata dal Governo di centrodestra in carica. Questa è la verità oggettiva, che nessuna sterile polemica può mettere in discussione; e questa è la ragione per la quale ho richiesto un incontro che si terrà mercoledì prossimo con il Ministero degli Interni per fare il punto sul dissesto insieme all’organismo straordinario di liquidazione, e per chiedere che quella norma odiosa venga modificata al fine di consentire ai Comuni in difficoltà di spalmare il debito su un periodo più lungo, come è stato già fatto lo scorso anno per le Regioni indebitate. Solo così si potrà dare sollievo e respiro al bilancio comunale, e quindi ai servizi per i cittadini e le imprese. Per quanto riguarda la politica delle entrate, che rappresenta il punto debole della politica di bilancio comunale, la scelta è stata di revocare la gara, pubblicata poco prima delle elezioni, che prevedeva di affidare al privato l’intero ciclo delle entrate, al fine di rimeditare rapidamente, insieme all’assessore al Bilancio Manuel Pantalone, tale importante scelta destinata ad incidere in profondità sui rapporti tra i cittadini e il Comune. Entro questo mese decideremo il da farsi e anche per consentire un rapido ma necessario approfondimento, abbiamo organizzato nei giorni scorsi un seminario con Anci e Ifel, per discutere della rottamazione delle cartelle, della definizione agevolata degli arretrati e della gestione complessiva delle entrate comunali. E’ inutile negare che c’è un ritardo su questo, che tuttavia recupereremo al più presto, non perché ce lo dicono la Corte dei conti o i revisori, che fanno bene a fare il loro lavoro, ma perché ce lo impongono la legge e i principi di buona e sana amministrazione. La storia infinita dei debiti del Comune di Chieti purtroppo non si esaurisce con la vicenda dei 27 milioni di cui ho detto, che si aggiungono ai mutui contratti negli anni, che pure gravano sulle casse dell’ente. Ci sono i debiti e i crediti anteriori al 2023 che, in seguito al dissesto, sono stati affidati all’organismo straordinario di liquidazione, composto da tre professionisti. Si tratta di debiti tra i 40 e i 50 milioni di euro, che sommati ai 27 milioni di cui già sopra si è detto, compongono quei circa 70-80 milioni di disavanzo complessivo che hanno determinato il dissesto finanziario. Abbiamo già incontrato i componenti dell’organismo di liquidazione, e con loro ci confronteremo presso il Ministero degli Interni; l’accertamento definitivo dei debiti e dei crediti (residui passivi ed attivi secondo il lessico “bilancistico” comunale) è in corso, e mi auguro possa essere definito al più presto dalla Osl, che dovrà in seguito definire il piano di liquidazione: il rischio è che le entrate precedenti al 2023, attribuite a copertura di tale disavanzo, non siano sufficienti a pagare questi debiti. In tal caso, sarebbe necessario mettere mano al patrimonio comunale per contribuire a chiudere il dissesto. Il rischio che corriamo, e che dovremo cercare in ogni modo di scongiurare, è che rimanga a carico del bilancio comunale anche la quota dei debiti che non saranno definiti e saldati con le entrate attribuite ai liquidatori, determinando così un altro disavanzo, di cui per legge dovrebbe farsi carico il bilancio corrente comunale. In tal caso, il Comune potrebbe andare incontro addirittura ad un dissesto bis, attribuibile non alla giunta Ferrara, come sostengono superficialmente alcuni consiglieri che pure erano componenti dell’amministrazione negli anni nei quali i debiti furono accumulati, ma per l’eccesso di partite debitorie rispetto alle componenti attive delle entrate e del patrimonio. Per evitare tale sciagura ci stiamo muovendo su tre fronti: 1. Consolidare il bilancio corrente pagando i 27 milioni di debiti del Fal e riorganizzando la riscossione delle entrate; 2. Accelerare l’accertamento del passivo e dell’attivo da parte dei liquidatori per determinare quante risorse mancano per poter chiudere i vecchi debiti; 3. Richiedere al Governo e al Parlamento, con l’aiuto dell’Anci, di modificare le norme che mettono in ginocchio i Comuni dissestati: nessun contributo statale, come invece accadeva in passato; obbligo di rientrare dal debito in soli dieci anni, e non in 20 o 30 come avviene per le Regioni; e ora anche obbligo di iscrivere l’intero disavanzo nel consuntivo dell’anno corrente. Su questa seconda componente del dissesto informerò i cittadini dopo che il quadro sarà completo, presumibilmente nel prossimo mese di settembre. Si tratta di una sfida impegnativa e decisiva per il futuro di Chieti, che stiamo affrontando con un incessante lavoro quotidiano, per tentare di tirare la città fuori dai guai causati da una pesante eredità del passato. Mi sono occupato per dieci anni in Parlamento, dal 2004 al 2014, del Bilancio dello Stato, e per un anno e mezzo l’ho seguito come Sottosegretario al Governo; ho esercitato, per alcuni mesi, anche la delega del Ministro dell’Economia al dissesto degli enti locali, incluso l’equilibrio finanziario di Roma Capitale e di Napoli, che prevedevano strumenti legislativi e finanziari straordinari. E ciononostante non mi è mai capitato di riscontrare una situazione contabile così ingarbugliata come quella di Chieti. Lavoreremo con tutte le nostre forze per uscirne, ma Governo e Parlamento devono fare la loro parte: non si può scaricare una situazione così complessa solo sui cittadini e sulle imprese, del tutto incolpevoli, nè sugli amministratori locali, senza supportarli con i necessari strumenti per poterla affrontare e risolvere.
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