Venerdì, 26 Giugno 2026 AbruzzoI rappresentanti regionali che hanno presentato il PDL dicono: "Prima mappature e poi le gare"Ma il rischio impugnazione da parte dei Giudici è elevatoC’è già chi anche negli uffici regionali l’ha ribattezzata “legge ammuina”, dal termine napoletano ad indicare un gran movimento messo in atto per simulare di essere molto indaffarati, ma senza alcun effetto concreto. L’Unione europea ha però bocciato la mappatura, poiché includeva nel conteggio delle aree libere zone non balneabili, come scogliere, aree militari e porti. E Bruxelles continua a contestare la “non scarsità” della risorsa e impone la messa a gara di tutte le concessioni balneari per favorire la concorrenza. Per quanto riguarda poi la giustizia italiana, ad essere respinti al mittente per incostituzionalità sono state già tante leggi regionali che hanno provato ad evitare o posticipare le gare, a rinnovare le concessioni balneari in essere: ecco un elenco. E il caso delle delle leggi regionali delle Marche e del Veneto del 2010, della Liguria del 2012, ancora della Liguria del 2017, della Calabria del 2019, della Sicilia del 2021 e 2023, della Toscana del 2024. Ed anche della legge regionale abruzzese, 30 del 2017 che ha tentato di tutelare il ‘legittimo affidamento’ dei concessionari balneari, demandando ai Comuni forme di protezione degli operatori esistenti. Ma la Corte costituzionale con la sentenza 118 del 2018 ne ha stabilito l’illegittimità costituzionale. Ad andare giù duro, letto il testo del provvedimento, è già intanto Camillo D’Alessandro, presidente regionale Italia Viva ed ex consigliere regionale. “Se in Italia avessero saputo che in Abruzzo disponevamo di così fini giuristi avrebbero risolto il problema della Bolkestein con una telefonata con Sospiri. Mi chiedo come mai nessuno ci abbia pensato prima. Perché non è una proposta di legge, ma una finzione, una bugia, ma con gravissime ripercussioni su balneatori e sindaci”, ironizza. La Corte costituzionale ricorda, “ha già bocciato norme regionali che, in forme diverse, tentavano di prorogare, consolidare o proteggere la posizione degli attuali concessionari. È accaduto in Abruzzo, quando la Regione provò a intervenire sul cosiddetto legittimo affidamento dei balneari. È accaduto in Sicilia, dove la Corte ha censurato persino un meccanismo indiretto legato ai termini per le proroghe. È accaduto in Toscana, dove sono state fermate norme regionali su criteri, premialità e indennizzi”. E incalza: “una classe dirigente seria dice la verità, anche quando è scomoda. Spiega quali sono i limiti imposti dal diritto europeo, quali sono i margini reali delle Regioni, quali strumenti possono essere costruiti per tutelare le imprese senza esporle al rischio di una bocciatura. La proposta invece ruota intorno a una tesi apparentemente semplice: verificare se la risorsa spiaggia sia davvero scarsa. Se non lo fosse, si potrebbe evitare l’applicazione delle gare. Ma questa impostazione è molto più debole di quanto venga raccontato. La scarsità della risorsa non si misura con un’operazione contabile tra metri di spiaggia libera e metri di spiaggia occupata. Non basta dire che esistono tratti di litorale non concessi per concludere che il mercato sia aperto e che le gare non servano”. Ricordando che “la Corte di giustizia ha detto che la valutazione della scarsità può combinare un approccio nazionale e uno locale, ma deve fondarsi su criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati; non ha mai detto che una Regione possa dichiarare ‘risorsa non scarsa’ e bloccare le procedure competitive”. “Ammessa e concessa la genialata di Sospiri quindi cosa accade in pratica: siccome ci sono spiagge libere le attuali concessioni andrebbero in proroga e quelle libere dovrebbero rimanere libere altrimenti si altera la ‘disponibilità della spiaggia’ . Per cui ci sarebbe un doppio danno alla concorrenza: le concessioni non vanno a gara e quelle libere non possono andare a gare per giustificare la proroga delle concessioni attuali. Un capolavoro. Una spiaggia libera può essere destinata alla fruizione pubblica, può essere sottoposta a vincoli ambientali o paesaggistici, può essere interessata da erosione, può non essere attrezzabile, può essere necessaria agli accessi al mare, può trovarsi in un tratto comunale già saturo. Confondere la mappatura del litorale con la soluzione del problema significa non comprendere la complessità giuridica e amministrativa della materia”. Il centrodestra, prosegue D’Alessandro, “non dice ai balneatori che se la legge sarà solo una ricognizione tecnica, non risolverà nulla. Se invece sarà usata per bloccare le gare, rischierà di essere impugnata e travolta. In entrambi i casi la promessa politica non corrisponde alla realtà”. Ed inoltre espone al rischio “i sindaci e le amministrazioni che addirittura dovrebbero certificare l’inesistenza di interessi transfrontalieri certi. Con quali poteri? Una volta impugnato l’atto amministrativo la prima cosa che succederà sarà che la Corte dei Conti chiederà ai Sindaci e dirigenti di risarcire le casse comunali per mancato incasso da gare e danno erariale, con tutto ciò che ne consegue. Ma Sospiri Ponzio Pilato potrà dire che ha fatto la dura battaglia”. Filippo Tronca Pubblicato su Abruzzoweb |
