Venerdì, 26 Giugno 2026 Abruzzo

Pettinari, Di Pillo e D'Andrea chiedono le dimissioni dell'assessore CroceSORE SI DIMETTA”

“La nostra non è una richiesta dettata da spirito giustizialista"

“La vicenda giudiziaria che ha interessato l’assessore del Comune di Pescara, Claudio Croce, rappresenta una pagina che, al di là delle responsabilità personali che saranno definitivamente accertate nelle sedi competenti, costituisce una sconfitta per la politica e per le istituzioni”. Lo dichiarano in una nota i consiglieri comunali di opposizione, Domenico Pettinari,  Massimiliano Di Pillo,
Giovanni D’Andrea, chiedendone le dimissioni.

Croce è stato condannato a un anno e mezzo con i benefici di legge in un processo connesso al fallimento di “Anno zero service srl” società di cui era componente del collegio sindacale. Si andrà in appello.

“Il nostro pensiero va innanzitutto ai cittadini, che chiedono e meritano una classe dirigente credibile, autorevole e capace di rappresentare le istituzioni con il massimo rigore morale e istituzionale.Nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura e del principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, ribadiamo una posizione che da sempre caratterizza la nostra azione politica: chi ricopre un incarico di governo, sia esso comunale, regionale o nazionale, nel momento in cui viene coinvolto in un procedimento giudiziario che rischia di compromettere la serenità dell’azione amministrativa e la fiducia dei cittadini e a maggior ragione in presenza di una condanna suppur non definitiva , dovrebbe valutare con senso di responsabilità l’opportunità di fare un passo indietro”.

“La nostra non è una richiesta dettata da spirito giustizialista, né tantomeno da convenienze politiche contingenti. È una posizione che abbiamo sostenuto con coerenza nel corso degli anni, indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni coinvolte”.

“Lo abbiamo fatto quando vicende analoghe hanno interessato altri esponenti del centrodestra e lo abbiamo fatto con altrettanta fermezza durante la precedente amministrazione comunale di centrosinistra, quando alcuni assessori furono coinvolti in procedimenti giudiziari e, in alcuni casi, sottoposti persino a misure cautelari. Oggi, come allora, adottiamo lo stesso metro di giudizio. Per noi la coerenza vale più della convenienza politica. Riteniamo che le dimissioni, in situazioni di questo genere, non debbano essere interpretate come un’ammissione di colpevolezza. Al contrario, rappresentano un gesto di responsabilità istituzionale e di rispetto verso l’ente che si rappresenta. Significano consentire all’amministrazione di proseguire la propria attività senza il peso di polemiche, tensioni e inevitabili condizionamenti derivanti dalla vicenda giudiziaria”.

Allo stesso tempo, una scelta di questo tipo tutela anche la persona coinvolta, permettendole di affrontare il percorso con la necessaria serenità, senza dover contemporaneamente sostenere il peso delle responsabilità amministrative e della pressione mediatica e politica.

“Chi esercita funzioni pubbliche non è chiamato soltanto a rispettare la legge, ma anche a incarnare quei principi di correttezza, trasparenza e responsabilità che rafforzano il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. L’etica pubblica impone standard più elevati rispetto a quelli richiesti al semplice cittadino, proprio perché l’esercizio del potere pubblico comporta una responsabilità ulteriore.La credibilità delle istituzioni rappresenta un bene comune che deve essere preservato ogni giorno. Ogni vicenda giudiziaria che coinvolge un amministratore in carica inevitabilmente produce un danno d’immagine non solo alla persona interessata, ma anche all’istituzione che rappresenta e, più in generale, alla fiducia dei cittadini nella politica”.

“Per queste ragioni, pur ribadendo il massimo rispetto per il lavoro della magistratura e per tutte le garanzie previste dal nostro ordinamento, riteniamo che l’assessore Claudio Croce debba rassegnare le proprie dimissioni dal ruolo ricoperto.Si tratta di una richiesta politica, non giudiziaria; istituzionale, non personale. Una richiesta avanzata nel rispetto della dignità delle persone e delle prerogative della giustizia, ma anche nella convinzione che il buon esempio rappresenti il primo dovere di chi è chiamato a servire la cosa pubblica”.

“La legalità non consiste soltanto nel rispetto delle sentenze, ma anche nella capacità della politica di assumersi responsabilità che vadano oltre gli obblighi strettamente giuridici. Solo attraverso comportamenti improntati alla trasparenza, alla coerenza e al senso delle istituzioni sarà possibile ricostruire quel rapporto di fiducia tra cittadini e politica che oggi appare sempre più fragile”.

“La nostra posizione rimane quella di sempre: nessun doppiopesismo, nessuna valutazione influenzata dall’appartenenza politica, nessuna strumentalizzazione. Chiediamo oggi ciò che abbiamo chiesto ieri e che continueremo a chiedere domani a chiunque ricopra incarichi pubblici, perché la credibilità delle istituzioni viene prima degli interessi dei singoli e delle appartenenze di partito”, conclude la nota.