Sabato, 13 Giugno 2026 Abruzzo

Marsilio, “Indagine non è sentenza, Miele resta consulente della Regione"

Il magistrato coinvolto nell'indagine aperta dalla Procura di Roma

L’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, indagato nell’ambito dell’inchiesta sul Ponte sullo Stretto, ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico di presidente del Collegio dei Revisori dei Conti del Csm. E’ quanto si apprende da fonti dello stesso Csm. Miele aveva assunto l’incarico per il quadriennio 2025-2028 a titolo gratuito; da marzo del 2026 il plenum aveva invece deliberato un compenso lordo di 27mila euro l’anno.

Tra i suoi  incarichi anche quello da 40mila euro lordi all’anno come consigliere giuridico del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, nella veste di commissario emergenza per le frane che hanno colpito i territori di Chieti e Bucchianico durante gli eventi meteorologici di maggio e giugno 2023.

Incarico arrivato ad aprile per il quale non emerge, è bene precisare, nessuna irregolarità, ma che viene citato in un’informativa dei carabinieri del Ros, in cui è sottolineato che da alcune conversazioni intercettate è emerso come Miele fosse in attesa di assumere anche “la presidenza di tre comitati all’interno del Gruppo Poste e la direzione del pronto soccorso amministrativo 112 presso la fondazione Gazzetta amministrativa”.

Sono quelle di corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e tentativi di condizionare il giudizio della Corte dei Conti sul progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina le ipotesi di reato contestate dalla Procura di Roma a Tommaso Miele, oltre che all’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno e all’imprenditore Vincenzo Virgiglio nell’ambito di una nuova inchiesta sull’infrastruttura. L’indagine è coordinata dai magistrati romani e delegata ai carabinieri del Ros.

Miele, in pensione dal febbraio scorso, è accusato di aver fornito informazioni riservate sull’orientamento dei magistrati contabili e sull’andamento delle camere di consiglio chiamate a esprimersi sull’opera. In cambio, secondo gli inquirenti, l’ex magistrato avrebbe ricevuto la promessa di futuri incarichi pubblici o in società partecipate dopo il pensionamento. Nelle conversazioni finite agli atti vengono citati ruoli di vertice, tra cui la possibile presidenza dell’Antitrust. Gli investigatori contestano anche tentativi di contatto con altri magistrati ritenuti influenti ai fini della procedura. Dopo il pronunciamento negativo della Corte dei Conti del 29 ottobre 2025, Miele avrebbe inoltre predisposto una memoria tecnica nell’interesse della società Stretto di Messina Spa, destinata a rafforzarne la linea difensiva.

In merito all’incarico abruzzese ha dichiarato il presidente Marsilio al quotidiano Il Centro:  “L’apertura di un’indagine non è una sentenza, né svilisce dal giorno alla notte la professionalità e la moralità di un soggetto che ritengo tra i più qualificati. Peraltro non era scontato ottenere la sua disponibilità per occuparsi dei nostri problemi e per aiutarci a risolverli”.

E ha sottolineato: “Ho ancora la cultura giuridica della presunzione di non colpevolezza per le persone che risultano coinvolte in procedimenti giudiziari. Non ho motivo di sospendere il suo incarico, anche perché nessuno ha ancora deciso che se sia colpevole di alcunché. Ripeto: Tommaso Miele è una delle persone con il curriculum più performante e adeguato per quel ruolo. Se poi dovessero emergere responsabilità, affronteremo il tema. Ma una cosa è certa: i processi non si fanno in piazza, né sui giornali”.