La sintesi di una ricerca trentennale sul campo e tra le genti d’Abruzzo sugli usi popolari delle piante tra i contadini, pastori, artigiani, donne e uomini del territorio regionale. Un sapere che interessa vari settori: medico, alimentare, veterinario e zootecnico, artigianale, agricolo, magico e rituale, ludico e letterario.
Questo offre alla lettura e alla conoscenza “Etnobotanica in Abruzzo. Le piante nella tradizione popolare”, libro dell’etnobotanico Aurelio Manzi, presentato ad Orsogna, in provincia di Chieti, nel convento della Santissima Annunziata, in un evento organizzato dalla Bio Cantina Orsogna, che da anni pratica un modello di viticoltura biologica e biodinamica, leader in Abruzzo e in Italia con circa 300 soci operativi su 1.500 ettari di vigneto e con etichette commercializzate in numerosi Paesi al mondo.
Presenti, oltre ovviamente all’autore, il procuratore di Pescara Giuseppe Bellelli, il generale della Guardia di finanza Ercole Caracciolo, il presidente della Bio Cantina Orsogna Giuseppe Micozzi, il vice Alessandro Pinto, l’enologo e direttore dell’azienda Camillo Zulli, il biochimico Michele Scognamiglio, l’editore del libro Lino Olivastri e il comico ‘Nduccio, che è anche socio della cantina.
Tra i tanti aneddoti raccontati da Manzi, quella dei “compari a fiori”.
“A maggio, quando un ragazzo decideva di voler sposare una donna, doveva dichiararsi nottetempo. E come faceva? Lasciando un ramo di maio, il maggiociondolo sulla porta di casa della ragazza. Se il giorno dopo lei e la sua famiglia accettavano la proposta, il ramo veniva portato dentro l’abitazione ed era tutto pronto per celebrare il maiuma, il matrimonio”.
Nel libro si sottolinea che “le aree interne, dove maggiore è il rapporto con la natura, risultano per la maggior parte abbandonate. Si tratta di processi demici, culturali e sociali di portata storica che mai si sono verificati nella storia dell’uomo agricoltore e allevatore in Abruzzo”.
E ancora che “il patrimonio di conoscenze orali costituisce un’eredità importante per una comunità e per la sua identità storica e sociale: i contenuti di questo volume vogliono dare un’idea del grande patrimonio etnobotanico delle genti d’Abruzzo che vivono in un’area con una biodiversità tra le più elevate in ambito europee e mediterranee, in cui montagna e mondo selvaggio da sempre hanno condizionato la vita degli uomini e i loro rapporti sociali”.