Mercoledì, 13 Maggio 2026 Abruzzo

BUCO SANITÀ: DIKTAT DA ROMA A MARSILIO E VERÌ

“ENTRO LUGLIO INDIVIDUATE I SUPER OSPEDALI”

Entro luglio la Regione Abruzzo dovrà comunicare dove intenderà localizzare i due ospedali “dea di secondo livello”, con tutte le specializzazioni, previsti dal decreto 70 del 2014 ancora vigente, a firma del ministro Beatrice Lorenzin.

Questo da quanto si si apprende da informati ambienti sanitari, il diktat formulato, a seguito della riunione di fine marzo, dal Tavolo di monitoraggio interministeriale, che sta vigilando sull’applicazione da parte della Regione del presidente Marco Marsilio, di Fdi, e dell’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, delle misure previste dal Piano operativo per ridurre entro fine 2028 il deficit della sanità abruzzese con risparmi calcolati nel triennio 157 milioni di euro.

Una partita di cui però non vengono ancora resi noti documenti ufficiali, di quanto si sta facendo e decidendo nelle riunioni a cui per la Regione partecipano solo i tecnici, a cominciare dal capo dipartimento Sanità Camillo Odio e il dirigente Antonio Forese, nonostante gli accessi agli atti presentati senza successo dal capogruppo del Partito democratico Silvio Paolucci.

Il Tavolo interministeriale avrebbe poi chiesto lumi su due misure particolarmente pesanti, seppure rimandate nella loro attivazione al 2028, previste nel Piano operativo, l’ azienda zero, ovvero una super Asl che deve presiedere alle quattro Asl nella funzione di programmazione e controllo e l’azienda ospedaliera con il coinvolgimento delle università. Gli inflessibili tecnici ministeriali chiedono che si cominci a procedere nel complesso iter visto che ad oggi nulla è stato approvato.

Ma il tema più impellente e scottante e l’individuazione dei Dea di secondo livello: una scelta come più volte evidenziato da questa testata da far tremare i polsi, perché in base ai bacini d’utenza saranno possibili solo due super ospedali da scegliere pero tra quelli dei quattro dei capoluoghi regionali L’Aquila, Pescara, Teramo e Chieti.

Non a caso quella dei Dea di secondo livello è proprio la casella lasciata vuota nel Piano di riordino della rete ospedaliera abruzzese approvata in pompa magna dalla giunta di Marsilio a dicembre 2023, prima delle elezioni del marzo 2024 nel decretato il suo secondo storico mandato.

E dunque la partita non è tanto tecnica quanto politica, con i big di tutti i partiti e i gruppi di potere pronti a difendere a spada tratta le prerogative del nosocomio della loro città.

Ed infatti la speranza è quella di risparmiarsi questa dolorosa scottante scelta con il governo che rivede il complessivo impianto della legge 70, tenuto conto che come più volte è stato ribadito dalla politica abruzzese, in particolare del centrodestra, il modello dei super ospedali adottato non va bene per un territorio esteso, montuoso e con poca popolazione come quello abruzzese. Ma ad ora non si registrano passi indietro da parte del governo amico di Giorgia Meloni.

Del resto a registrare un clamoroso ritardo è complessivamente il Piano di riordino della Rete ospedaliera, in particolare nel passaggio rappresentato dall’approvazione da parte delle quattro Asl degli Atti aziendali, per mettere a terra, reparto per reparto, funzione per funzione, quello che nel piano era previsto, redatto dall’ex direttore generale dell’Agenzia sanitaria regionale Pierluigi Cosenza, andato in pensione a marzo e sostituito dall’ex sindaco di Teramo ed ex direttore sanitario dell’Asl di Teramo Maurizio Brucchi.

In esso l’individuazione dei dea di secondo livello sono stati posticipati a fine 2026, intanto sono stati individuati i quattro ospedali, quelli dell’Aquila, Pescara, Chieti e Teramo, ovvero le città capoluogo, con funzioni hub per le reti tempo dipendenti, ovvero la rete stroke, politrauma e trauma maggiore, rete emergenze cardiologiche estese, quattro ospedali di primo livello, che sono Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto e sei ospedali di base, a Ortona, Popoli, Penne, Atri, Giulianova e Sant’Omero, due presidi di area disagiata, sedi di pronto soccorso, a Castel di Sangro e Atessa.

Come già raccontato da Abruzzoweb la pratica si è incartata allorché in particolare la Asl di Teramo ha inserito nel suo atto aziendale le Unità operative complesse di Malattie infettive nell’ospedale del capoluogo provinciale di Chirurgia generale nell’ l’ospedale di Sant’Omero. Con le ripetute bocciature da parte dell’Agenzia sanitaria regionale e del dipartimento Sanità della Regione,  perché non non compatibili con la legge regionale e con il decreto 70, in base ai bacini di utenza e al numero massimo per l’intero territorio regionale.

Il Tavolo di monitoraggio sempre da quanto si apprende e infine ha chiesto lumi e maggiori approfondimenti su un ulteriore livello di governance della rete sanitaria introdotto successivamente nel Piano operativo per il rientro del deficit da parte della Regione, “l’azienda zero”, ovvero di un ente di coordinamento, con la mission di centralizzare le funzioni amministrative, gli acquisti, la programmazione e il monitoraggio, lasciando alle quattro Asl, e ai loro manager ritenuti responsabili dello sfascio dei conti, di focalizzarsi esclusivamente sull’erogazione delle prestazioni sanitarie.

Ottima idea in linea di principio, ma il timore degli inflessibili tecnici ministeriali è che diventi un ulteriore centrale di costi e non uno strumento per ridurli, e comunque è arrivata la sollecitazione ad avviare l’iter.

Stesso discorso per la nascita di due Aziende ospedaliere, che dovranno coprire le spese basandosi sulle prestazioni, gli esiti e i volumi, non finanziate a quota pro capite come le Asl, puntando a garantire un canale  previlegiato e dedicato alla gestione ospedaliera di alta specializzazione. ll tutto vincolato ad uno studio di fattibilità che dovrà dimostrare la effettiva convenienza per l’Abruzzo.