Domenica, 3 Maggio 2026 Abruzzo“Nella parola del Vate la poesia è musica”Cavallone racconta il suo D'Annunzio segreto“Il D’Annunzio segreto non è tanto un racconto di biografia, ma una esplorazione della forza della sua parola, del suo verso che ha influenzato la poesia del secondo Novecento. E senza fare una distinzione netta tra musica e poesia: per me la parola è già musica allo stato puro”. Questa la riflessione di Paolo Cavallone, musicista e poeta, riconosciuto come uno dei maggiori compositori di oggi: con “Il D’Annunzio Segreto”, Cavallone propone un ritratto poetico del Vate, “liberato dalle interpretazioni ideologiche che ne hanno spesso condizionato la ricezione”, sottolinea ancora. L’opera teatrale in versi verrà presentata in anteprima nazionale a Pescara, all’Auditorium Flaiano, domani, lunedì 4 maggio, alle ore 18. Un atto unico che fonde teatro, musica e danza e presenta un cast d’eccezione: Marco Gambino nei panni di Gabriele D’Annunzio, con la partecipazione straordinaria di Sebastiano Somma, le coreografie di Mirko Riccardi e la regia di Walter Nanni, mentre lo stesso Cavallone sarà al pianoforte. L’evento è organizzato da Pescara Ergo Sum, un nuovo progetto ideato da Tiziana Le Donne con la consulenza artistica di Davide Cavuti. Pioniere nella creazione di nuovi concetti compositivi, Cavallone ha sviluppato l’idea del concetto di possibilità applicato alla musica, divenuto un riferimento estetico internazionale. Nel 2024 è uscita la sua raccolta di poesie “Suoni ulteriori”: per definire la fusione fra la parola ed il suono nelle sue opere è stato coniato il termine “poesica” dal musicologo Renzo Cresti. Le sue collaborazioni includono enti, orchestre, solisti ed ensemble di fama internazionale come Siemens Foundation, Orchestre National de Bretagne, Ensemble Orchestral Contemporain, Andrea Lo Vecchio, Pascal Gallois, Magnus Andersson e tanti altri. È docente di Composizione al Conservatorio di Venezia. Maestro Cavallone, lei ha definito Il D’Annunzio Segreto come un ritratto poetico di d’Annunzio. Cosa L’opera cerca di restituire d’Annunzio come figura poetica, libera dalle stratificazioni ideologiche che ne hanno spesso orientato la ricezione storica. Non si tratta di raccontare la sua biografia, ma di esplorare la forza della sua parola, del suo verso che ha influenzato la poesia del secondo Novecento, intriso di un dannunzianesimo “inconfessabile”. Lo spettacolo ha due soli personaggi, d’Annunzio e il conte Tom Graziani. Perché questa scelta? Tom Graziani funziona come dispositivo drammaturgico: non vuole restituire verità documentaria, ma attivare un processo di riscrittura scenica. La memoria diventa materia, non fonte, e l’invenzione poetica prende il sopravvento, creando uno spazio in cui il Vate può essere letto in chiave poetica più che storica (anche se talvolta le vicende narrate sono reali e dietro il personaggio si cela Tom Antongini, il reale confidente di d’Annunzio). Diciamo che la realtà e la fantasia si mescolano in modo inscindibile. Parole, musica, danza e tecnologia scenica convivono nello spettacolo. Come si integrano tra loro? Tutti gli elementi dialogano come voci di un unico flusso emotivo e concettuale. Le coreografie di Mirko Riccardi, le composizioni musicali e la regia di Walter Nanni, con ledwall e tecnologie avanzate, permettono di creare uno spettacolo immersivo dove passato e contemporaneità si fondono, e la poesia si manifesta in forma viva e “tridimensionale”. La sua poetica musicale è spesso definita “attraversamento”. Come si applica al teatro e alla parola? Non opero una distinzione netta tra musica e poesia: per me la parola è già musica allo stato puro. Spostandone il significato dal suo contesto originario e reinserendolo in altri ambiti — proprio come avviene quando compongo musica — si aprono nuove possibilità espressive e nascono inedite connessioni tra tempi, immagini e suoni. Inquadrando l’oggetto sonoro da prospettive diverse, se ne colgono più a fondo le caratteristiche, così come le sue potenzialità comunicative ed espressive. È evidente che la presenza di interpreti di alto livello — in questo caso attori — permette di esprimere con chiarezza ogni intenzione. Non mancano dei momenti giocosi e penso che ne risulti uno spettacolo divertente. Qual è il filo conduttore che lega l’opera? Il fil rouge è la poesia stessa: le parole significanti di d’Annunzio che assumono significati ulteriori, in una totale apertura di senso. Come accennavo, ciò avviene tramite la decontestualizzazione del suono della parola, del suo significato e tramite il ritmo dei versi che attraversano il lavoro. La musica interviene, sia con brani di repertorio—da Bach a Puccini, passando per Chopin—sia con mie composizioni preesistenti e originali, come Il Tango di Gabriel. Quali sono i suoi progetti per il futuro? È da poco uscito il mio ultimo CD Miroirs d’esquisses, pubblicato da Da Vinci Classics, che raccoglie brani che ho composto per il grande flautista Roberto Fabbriciani e nei prossimi mesi sarò impegnato nella promozione di questo lavoro, unitamente alla mia raccolta di poesie “Suoni ulteriori”. Sto inoltre componendo un brano da camera in omaggio a un altro Gabriel, intitolato D’après Fauré, una commissione di Pascal Gallois per il festival Les Musicales de Quiberon in Francia, che verrà presentato in prima esecuzione a settembre. |
