Martedì, 21 Aprile 2026 Abruzzo

Attesa per la decisione della Corte di Appello sul ricongiungimento

Non è scontato che il conseguente provvedimento sia depositato oggi stesso dai giudici

Sarà un’udienza a trattazione scritta, come disciplinato dalla riforma Cartabia per alcuni casi nel processo civile, quella di oggi relativa al ricorso presentato dagli avvocati della ‘famiglia nel bosco’ in Corte d’appello contro la decisione con cui il Tribunale per i minorenni dell’Aquila, il 6 marzo, ha disposto l’allontanamento della madre dalla struttura dove si trovano, ormai da cinque mesi, i tre bambini.

Non è scontato che il conseguente provvedimento sia depositato oggi stesso dai giudici.

Nel ricorso di 37 pagine, depositato il 18 marzo scorso dai legali Marco Femminella e Danila Solinas, si evidenzia “‘unilateralità” dell’ordinanza del Tribunale che non avrebbe accolto le richieste della famiglia facendo esclusivamente affidamento sulle relazioni dei servizi sociali e non su quella della Asi, che aveva invitato a “favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva, attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari”, dopo la prima ordinanza del novembre 2025 che aveva disposto l’allontanamento dei bimbi dall’ambiente domestico ritenuto insalubre, ma pur sempre accompagnati dalla mamma.

Nello stesso ricorso i legali sottolineano come i principali problemi evidenziati dai magistrati nella decisione di allontanamento dei bimbi dalla ‘casa nel bosco’ a Palmoli siano stati ormai risolti, a partire dall’abitazione.

Nel frattempo sono state diverse le relazioni consegnate al Tribunale dai periti di parte in relazione alle condizioni dei bambini nella casa famiglia di Vasto.

Una “condizione di sofferenza psicologica significativa e progressiva dei minori, direttamente correlata allo sradicamento subito e alla persistente discontinuità nei loro riferimenti affettivi, educativi, identitarie organizzativi” hanno scritto nel documento più recente lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello.

“Il protrarsi dell’attuale assetto rischia di trasformare uno stato di sofferenza reattiva in una condizione strutturata con possibili esiti duraturi sul piano dell’organizzazione emotiva e della costruzione dell’identità personale”.

Per questo gli psicologi erano tornati a ribadire “la necessità e l’urgenza di procedere al ripristino del nucleo familiare di origine al fine di ricostruire il vissuto identitaria, di interrompere il processo di disgregazione dei riferimenti fondamentali dei minori, nonché di prevenire l’evoluzione del disagio in forme più gravi e strutturate”.