Si conclude negativamente il tentativo di conciliazione, alla Prefettura dell'Aquila, tra sindacati e Regione Abruzzo sull'Accordo integrativo regionale (Air) che "regola l'attività dei medici di medicina generale ed è fermo al 2006".
Lo fa sapere la Fimmg Abruzzo, sottolineando che "la Regione non ha modificato la propria posizione e continua a non garantire né le risorse necessarie né la trasparenza sui conti" e annunciando che "lo stato di agitazione è confermato: la nostra posizione resta ferma e senza una nuova proposta economica e dati chiari sui bilanci la trattativa non potrà essere riaperta".
"La trattativa sull'Air - dice il segretario regionale Fimmg Abruzzo, Mauro Petrucci - era arrivata a un punto avanzato con una proposta basata su iso-risorse che eravamo pronti a sottoscrivere.
Successivamente, però, la Regione ha cambiato quadro economico, introducendo vincoli e tagli incompatibili con quanto concordato, determinando la rottura del tavolo. Non abbiamo mai chiesto aumenti, ma solo la possibilità di redistribuire le stesse risorse per aggiornare un accordo fermo da quasi vent'anni. Non accetteremo accordi peggiorativi: non vogliamo di più, ma non siamo disposti ad avere di meno".
"Il punto centrale resta la trasparenza - aggiunge -.
Chiediamo da tempo i bilanci disaggregati dell'assistenza territoriale delle quattro Asl relativi agli ultimi tre anni. È un passaggio indispensabile per capire come vengono realmente utilizzate le risorse. Senza questi dati, qualsiasi confronto rischia di essere privo di basi concrete. Nel frattempo si continua a chiedere alla medicina territoriale di sostenere tagli, mentre a livello nazionale tutte le riforme indicano la necessità opposta, cioè rafforzare il territorio. Così si rischia di trasformare la sanità territoriale abruzzese in un sistema di serie 'B' rispetto ad altre regioni vicine che stanno investendo proprio su questo modello. La situazione è già oggi molto critica, con carenza di medici, aumento delle zone scoperte e sempre meno giovani disposti a intraprendere questa professione".
"La nostra non è una battaglia di categoria, perché quando si indebolisce la medicina territoriale a pagarne il prezzo sono prima di tutto i cittadini. Lo stato di agitazione, già proclamato nei giorni scorsi, è confermato e proseguirà la nostra mobilitazione. Senza un cambio di rotta - conclude Petrucci - il rischio è di compromettere la qualità e l'accessibilità delle cure in tutta la regione".