Sabato, 21 Marzo 2026 NazionaliOggi silenzio elettorale, domani urne aperte in tutta ItaliaIl,vademecum ai quesiti posti sulla scheda elettoraleScattato oggi dalla mezzanotte il silenzio elettorale, domani 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati a esprimersi sul referendum costituzionale confermativo relativo alla riforma della giustizia, che interviene sull’ordinamento della magistratura e introduce, tra le altre cose, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e l’istituzione di una nuova Alta Corte disciplinare. I seggi resteranno aperti nel primo giorno di votazione dalle 7 alle 23, mentre il lunedì riapriranno alle 7 e chiuderanno alle 15. Poi inizierà lo spoglio delle schede. Complessivamente il corpo elettorale è composto da circa 50 milioni di persone, di cui 5 milioni sono studenti e lavoratori che vivono stabilmente lontano dal Comune di residenza. Proprio su questa fetta di elettorato è nata una polemica tra le forze di maggioranza e opposizione in quanto il governo, nonostante quanto sperimentato già per le tornate del 204 e 2025, ha deciso di non includere i fuori sede nel decreto che ha definito l’election day. Per quanto riguarda il voto dei cittadini residenti all’estero, gli italiani iscritti all’Aire (l’anagrafe degli italiani residenti all’estero) potranno regolarmente votare per corrispondenza. Il referendum è di tipo confermativo: non richiede quindi il superamento del quorum. La scheda elettorale, di colore verde, recherà il seguente quesito: “Approvate il testo della legge di revisione degli art. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?” Gli articoli della Costituzione che verrebbero modificati sono dunque gli articoli 87 (poteri del presidente della Repubblica in qualità di presidente del Csm), 102 (funzione giurisdizionale), 104 (autogoverno della magistratura – Csm), 105 (compiti del Csm), 106 (nomina di Consiglieri della Corte di cassazione), 107 (distinzione delle funzioni tra giudicante e requirente), 110 (funzione di organizzazione del servizio Giustizia da parte del ministero della Giustizia). In basso saranno riportati i riquadri con le due possibilità di voto, “Sì” o “No”. Gli elettori potranno dunque barrare con una X il “Sì” se intendono approvare la riforma oppure il “No” se intendono bocciarla. La formulazione del quesito è stata stabilita dalla Corte costituzionale secondo parametri di chiarezza, omogeneità e comprensibilità. Qualora vincesse il Sì, la riforma sarebbe considerata approvata dai cittadini e si procederebbe alla promulgazione da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Dopo la sua firma, la nuova legge verrebbe pubblicata in Gazzetta ufficiale, entrando così in vigore. Ci saranno poi dei tempi tecnici per la sua messa in pratica, visto che sarà necessario modificare radicalmente gli assetti della magistratura. Se il No supererà il Sì tutto resterà come è ora, negli assetti fissati dai padri costituenti dopo la fondazione della Repubblica. La riforma sarà accantonata e non ci sarà modo di recuperarla, se non ricominciando l’iter da capo. I QUESITI Separazione delle carriere Al momento attuale, in Italia non c’è separazione di carriera tra giudici e pubblici ministeri: la riforma cambierebbe questo aspetto distinguendo tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti. Si assisterebbe quindi alla nascita di due ordini per la stessa professione. L’obiettivo è far sì che una persona che sceglie il percorso lavorativo di giudice ‘che giudica’ non possa cambiare carriera e diventare giudice ‘che indaga’ (ovvero pubblico ministero, Pm), e viceversa. In questo modo si avrebbe, a detta del governo, una maggiore terzietà e indipendenza. Le due figure avrebbero altresì percorsi di lavoro, formazione e aggiornamento diversi. Chi sostiene il No alla riforma desidera sottolineare che non si tratta di un reale problema della magistratura italiana, in quanto appena lo 0,2% dei magistrati decide di cambiare ‘specializzazione’ nel corso della propria vita professionale. Inoltre, la Legge Cartabia permette di cambiare funzione una sola volta entro i primi 10 anni di carriera. I due Csm La separazione delle carriere implicherebbe la nascita di due Consigli superiori della magistratura divisi, che andrebbero a sostituire quello ‘unitario’ attuale. Il Csm si occupa di quasi tutto ciò che riguarda l’aspetto ‘interno’ della magistratura italiana: incarichi, nomine, trasferimenti e valutazione dell’operato dei magistrati. Non cambierebbe la composizione dei Csm: 2/3 dei membri sarebbero magistrati e 1/3 esterni, eletti dal Parlamento (i cosiddetti membri laici). Anche su questo punto, al governo preme rafforzare la separazione delle carriere, assicurando che chi indaga e chi giudica siano figure separate e ‘lontane’. Opposizione e comitati per il No sostengono che l’esistenza di due Csm minerebbe la magistratura, che ne uscirebbe divisa e di conseguenza meno forte rispetto agli poteri dello Stato. Il metodo di selezione dei membri del Csm Attualmente, i membri del Csm appartenenti alla categoria dei magistrati (2/3 del totale) sono eletti tramite un’elezione interna alla magistratura stessa. Con il Sì al referendum, si passerebbe a un sistema ‘a sorteggio’. Chi sostiene il Sì pensa che in questo modo si eviterebbe che le nomine siano influenzate dalle correnti interne, sempre in un’ottica di maggiore indipendenza possibile. Chi è per il No, invece, sottolinea che con un sorteggio i magistrati non sarebbero realmente rappresentati, a differenza di quanto avviene ora con la possibilità di votare e le persone sorteggiate non sarebbero necessariamente quelle più preparate a questo delicato compito. L’Alta corte disciplinare Secondo le leggi attualmente in vigore, eventuali procedimenti disciplinari nei confronti di un magistrato si svolgono in un’apposita sezione all’interno del Csm. L’organo verrebbe svuotato di questo compito se vincesse il Sì. Con la riforma, infatti, sarebbe un nuovo organo – l’Alta corte disciplinare – ad esprimersi a riguardo. Sarebbe composta da 15 membri: 3 nominati dal Presidente della Repubblica, 3 nominati dal Parlamento e 9 sorteggiati tra i magistrati (6 giudici e 3 Pm). Per il governo, questo cambiamento favorirebbe imparzialità e distinzione dei poteri: la magistratura stessa non prenderebbe decisioni sulla condotta dei suoi esponenti internamente. I detrattori della riforma sostengono che il sistema attuale garantisce già imparzialità, e che spostare questo compito al di fuori della magistratura metterebbe a rischio l’autonomia di giudici e Pm. |
