Sabato, 14 Marzo 2026 AbruzzoCORTE DEI CONTI: CITAZIONI PER 20 MILIONI DI DANNIINCAMERATI 800MILA EURO DALLE CONDANNE“Sono molte le vertenze che hanno impegnato la Procura come materie riguardanti la sanità, quali le erogazioni delle indennità accesorie del servizio del 118, ma sono anche tanti i casi di responsabilità indiretta ovvero cause in cui il danno all’Erario deriva da una condanna risarcitoria a carico dell’amministrazione: questo è il caso più frequente in tema di malasanità. Molte vertenze hanno riguardato la gestione delle società in house, il conferimento degli incarichi extra istituzionali, il conferimento di consulenze. E ancora ci sono state indagini su frazionamenti artificiosi di contratti di appalto e indebite percezioni di contributi, fenomeno deprecabile che incide non solo sui bilanci pubblici ma segna negativamente l’efficacia delle politiche di intervento”. Lo ha detto il procuratore regionale facente funzioni della Corte dei Conti abruzzese, Marco Di Marco, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario contabile che si è tenuta all’Aquila. Questa la premessa a fronte del fatto che, nello scorso anno, secondo i dati da lui forniti nella relazione, “sono state depositate citazioni con le quali sono stati contestati danni per oltre 20 milioni a carico di 122 responsabili presunti. Inoltre le somme incamerate nell’anno 2025 in esecuzione delle sentenze di condanna definitive in primo e secondo grado sono state pari a euro 822.596,65 mentre ulteriori euro 85.896,54 risultano recuperati in seguito di riti abbreviati in primo grado”. Di Marco ha anche criticato la riforma sul funzionamento delle Corti. “La riforma”, ha detto,”ha inciso profondamente sulle funzioni giurisdizionali della Corte. Nell’intento di scongiurare la “paura della firma” e limitare il ricorso alla burocrazia difensiva con l’obiettivo di ridare slancio all’attività delle pubbliche amministrazioni, la novella legislativa ha limitato il diritto dell’amministrazione danneggiata ad ottenere il risarcimento dei danni cagionati dalle condotte gravemente colpose dei propri funzionari, amministratori e di tutti i soggetti legati da rapporto di servizio”. “La norma, oltre a possedere dirompenti risvolti pratici perché accolla alla P.A. e ai contribuenti la parte preponderante del costo dei danni arrecati alle casse pubbliche da amministratori e dipendenti gravemente incapaci, ha significativi impatti di carattere sistematico: da un lato svilisce la funzione risarcitoria e di deterrenza della condanna giuscontabile accentuandone il profilo sanzionatorio; dall’altro snatura l’istituto della riduzione dell’addebito, storicamente e ontologicamente correlato alla valutazione del caso concreto da parte del giudicante considerato che d’ora in avanti esso troverà applicazione in maniera automatica e in misura predeterminata”. “Non è escluso, inoltre, che la frustrazione del diritto ad ottenere l’integrale ristoro del danno possa indurre le amministrazioni ad intraprendere la strada della tutela dinanzi al giudice civile sfruttando la possibilità offerta dal sistema del c.d. “doppio binario” che consente di affiancare – in una logica di complementarietà – alla tutela dinanzi al giudice contabile quella del giudice ordinario”. “Lo scopo principale della riforma risiede nella necessità di superare la “paura della firma” che costituirebbe ostacolo allo sviluppo economico del Paese e alleviare la “fatica di amministrare” connessa al rischio di restare assoggettati ad azioni di responsabilità e a richieste di condanna per importi molto elevati. In verità le statistiche mostrano che i timori nutriti dai promotori della legge sono infondati. Il numero di archiviazioni (rispetto alle denunce pervenute) e il numero delle sentenze di condanna definitive (rispetto alle citazioni di primo grado) stanno a testimonianza dell’equilibrio e della prudenza con cui su tutto il territorio nazionale, rispettivamente, le Procure esercitano l’azione di responsabilità e le Sezioni giurisdizionali addivengono ad una decisione di condanna”. “Non sembra a parere di chi scrive – né vi sono dati ufficiali che dimostrano o tentano di dimostrare il contrario – che negli ultimi cinque anni l’attività delle pubbliche amministrazioni abbia fatto registrare un’impennata di efficienza o che i tempi di conclusione dei procedimenti abbiano subìto un qualche significativo abbattimento. Evidentemente, le cause delle inefficienze delle pubbliche amministrazioni vanno ricercate e risolte non tanto con misure che intervengono sulla (invero inesistente) paura della firma quanto, piuttosto, con interventi che agiscano sulle cause strutturali dei mali che affliggono la burocrazia italiana rimuovendone le cause con interventi diretti, ad esempio, ad incrementare la qualità della produzione normativa (favorendo la stabilizzazione e la coerenza del quadro normativo), alla semplificazione delle procedure, ad investimenti sulla formazione del personale, alla copertura di carenze di organico”. “Non sono mancate, poi, le iniziative per il risarcimento di danni da illecita percezione di contributi nazionali ed europei. Molte sono state le energie profuse per il contrasto di tale fenomeno in considerazione del fatto che esso non incide soltanto sull’integrità delle finanze pubbliche ma arreca anche un grave pregiudizio alla credibilità e all’efficacia delle politiche di sostegno economico. In tale prospettiva sono stati svolti numerosi approfondimenti istruttori volti ad accertare l’esistenza di indebite percezioni attraverso dichiarazioni mendaci o l’impiego dei contributi per finalità differenti o, comunque, non coerenti con quelle stabilite dai programmi di finanziamento”. “Per quasi tutto il 2025” ha detto il presidente della sezione giurisdizionale della Corte, Bruno Tridico, leggendo la sua relazione, “la dotazione organica dell’Ufficio è stata ridotta al minimo e ha continuato a operare con un Presidente e due magistrati. Ciò ha comportato il frequente ricorso all’integrazione del Collegio giudicante da parte di magistrati di altre Sezioni giurisdizionali, per incompatibilità in sede di reclami avverso le ordinanze concernenti i sequestri conservativi ovvero in sede di opposizione a decreto nell’ambito dei giudizi per l’applicazione di sanzioni pecuniarie. Da ottobre 2025 è stato assegnato un altro magistrato, sicché la Sezione è operativa e sono state superate le suddette problematiche. Gravi carenze continuano a riscontrarsi per il personale amministrativo, con un organico di fatto pari a sole 12 unità di personale”. “Da tutto ciò consegue un evidente surplus di attività lavorativa – per il quale ringrazio di cuore tutto il personale – necessaria per il corretto funzionamento dell’Ufficio, che deve comunque essere assicurato. Premesse tali considerazioni, i dati sulla produttività della Sezione debbono ritenersi ampiamente soddisfacenti”. “Per quanto attiene alla funzione di controllo nei confronti della Regione”, ha dichiarato il presidente della sezione regionale di controllo, Ugo Montella, “grande rilevanza riveste, come noto, la parificazione del rendiconto regionale che è stata tempestivamente conclusa con la decisione del 17 luglio 2025, con la quale è stato parificato, con riserve ed eccezioni, il rendiconto generale della Regione Abruzzo per l’esercizio finanziario 2024”. “Sono state riscontrate, difatti, alcune irregolarità che hanno avuto riflesso sulla parificabilità di talune poste contabili e sulle risultanze del rendiconto in esame. Sono stati parificati con riserva i residui attivi numeri 3826/2013 e 1568/2017 e il residuo passivo numero 3527/2017; sono state parificate le rimanenti parti del rendiconto 2024 a eccezione delle poste relative al “Fondo accantonamento TFS-TFR” capitolo di spesa 321960/1/1 e al punto C del passivo dello Stato patrimoniale “Trattamento di fine rapporto” in quanto risultanti sottostimate.” “Con deliberazione”, si legge nel suo intervento, “è stata approvata la relazione sulla tipologia delle coperture adottate e sulle tecniche di quantificazione delle leggi di spesa. La Sezione, in particolare, ha esaminato trentadue leggi approvate dal Consiglio regionale nel 2024. La disamina ha confermato la presenza di diverse criticità, alcune delle quali già evidenziate in passato. In molti casi si rileva la non completa adeguatezza delle relazioni tecniche, il ricorso alle variazioni di bilancio quali i modi di copertura senza accurate indicazioni sui motivi del mancato utilizzo delle risorse per le finalità cui le stesse erano originariamente destinate sulla base della legislazione vigente, la prassi, spesso utilizzata, di ricorrere a forme di coperture fondate su maggiori entrate, modalità che appare presentare profili di possibili criticità non solo per l’incertezza sottesa a detto incremento, ma anche per il quadro contabile in cui si collocano”. Sono intervenuti anche l’avvocato Andrea Filippi De Santis, per conto dell’Ordine Forense aquilano, il consigliere Luigi Caso per conto del consiglio di presidenza e Elena Tomassini in rappresentanza dell’Associazione magistrati contabili. |
