La giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, ha approvato l’aggiornamento della rete delle cure palliative e istituito, presso l’Unità operativa Complessa Hospice e Cure Palliative della Asl di Pescara, il Centro di riferimento regionale per la terapia del dolore e le cure palliative pediatriche.
Il provvedimento, che recepisce le indicazioni dell’Agenas su questa delicata materia, si pone come obiettivo il potenziamento dell’attuale rete regionale, con l’ampliamento (entro il 2028) del numero dei posti letto da 58 a 100.
Un risultato che verrà centrato con l’attivazione di 4 nuove strutture nell’area Peligna, nel Vastese, in provincia di Pescara e in provincia di Teramo. Strutture che si andranno ad affiancare a quelle già operanti a Pescina, L’Aquila, Lanciano, Torrevecchia Teatina, Pescara e Teramo.
Quella di Pescara – incardinata nel presidio ospedaliero che già dispone della terapia intensiva pediatrica, della chirurgia pediatrica, dell’oncoematologia pediatrica e del Centro di coordinamento regionale per le Malattie rare (oltre ad un appartamento di degenza a disposizione delle famiglie) – avrà il ruolo di centro di riferimento per i pazienti pediatrici.
“La Rete di Cure Palliative e Terapia del Dolore Pediatrica – è riportato nel documento tecnico allegato alla delibera di giunta, elaborato dal Servizio Assistenza Ospedaliera e Medicina Convenzionata del Dipartimento Sanità – è costituita da un insieme integrato e funzionalmente coordinato di attività clinico-assistenziali rivolte ai minori affetti da patologie complesse, croniche, evolutive o inguaribili. Essa garantisce la presa in carico globale e continuativa a bambine, bambini e adolescenti, attraverso l’erogazione di interventi nei diversi setting assistenziali – ospedaliero, domiciliare, ambulatoriale e residenziale – all’interno di un ambito territoriale e ospedaliero definito a livello regionale. La rete pediatrica si fonda su un approccio multidisciplinare e multidimensionale, che riconosce la centralità dei minori e della sua famiglia, promuove l’autodeterminazione compatibile con l’età e lo sviluppo, e garantisce interventi personalizzati orientati alla qualità della vita, al sollievo dalla sofferenza e al rispetto della dignità”.
Fondamentale è la diagnosi tempestiva, perché “riconoscere precocemente i bisogni di cure palliative, già alla comparsa dei primi segni e sintomi – si legge ancora nel documento – significa offrire al paziente e alla sua famiglia un percorso di accompagnamento più umano, rispettoso e attento. Intervenire in tempo permette di evitare l’intervento solo nelle fasi finali della malattia, quando il tempo è ormai limitato e le opportunità di sollievo sono ridotte. Una presa in carico tempestiva è un gesto di responsabilità e vicinanza, che restituisce dignità e qualità alla vita, anche nei momenti di maggiore vulnerabilità della persona”.
Gli ultimi dati disponibili evidenziano che il bisogno di cure palliative specialistiche è in continuo aumento, con incidenza stimabile in 18 minori su 100mila abitanti (3 minori con patologia oncologica e 15 con patologia non oncologica). Una possibile stima dei bisogni specialistici per l’Abruzzo è di circa 229 minori l’anno.
A livello generale, compresi dunque i pazienti in età adulta, emerge che negli ultimi anni, a quelle dei pazienti oncologici si sono aggiunte le prese in carico anche per diagnosi non oncologiche, come patologie cardiovascolari, malattia polmonare ostruttiva cronica, Hiv e Aids, diabete mellito, malattia renale, Alzheimer e altre demenze, cirrosi epatica e malattia di Parkinson.