Domenica, 1 Febbraio 2026 AbruzzoSanità nel baratro ma premi da 15mila euro ai Direttori GeneraliScoppia il caso pareri difformi, verifiche in attoI direttori generali delle quattro Asl abruzzesi ancora nella bufera: scoppia il caso sulla indennità di risultato, fino a 15mila euro in più rispetto all’indennità base di 149mila euro lordi, erogati ai quattro manager per il 2025, quando per il secondo anno consecutivo le aziende sanitarie hanno accumulato un pesante debito di gestione, ad oggi calcolato intorno ai 97 milioni di euro, nella migliore delle ipotesi. Secondo quanto si è appreso, sarebbero emerse difformità nei pareri degli enti regionali deputati al giudizio sull’attività svolta e sul raggiungimento degli obiettivi fissati in ciascuno dei contratti firmati con la Regione Abruzzo. Beneficiari del premio sarebbero stati alla Asl provinciale di Chieti, Mauro Palmieri in sella da gennaio, quando ha preso il posto di Thomas Shael, alla Asl di Pescara Vero Michitelli, alla Asl di Teramo Maurizio Di Giosia. Caso a parte, non avendo beneficiato del premio, il dg della Asl provinciale dell’Aquila, Paolo Costanzi, in sella solo primo settembre scorso, e che ha preso il posto, dopo l’interregno del facente funzione Stefano Di Rocco, direttore amministrativo, di Ferdinando Romano, ora commissario al Policlinico Tor Vergata, che è cessato dall’incarico, detenuto dal 2021, a fine maggio 2025. Una situazione che sarà all’attenzione degli organi di controllo regionale e che provocherà ancora polemiche e scontri politici tra i due poli, il centrodestra guidato da Marco Marsilio, di FdI, e le opposizioni di centrosinistra. Da tempo le forze politiche, anche di centrodestra, hanno puntato il dito contro l’operato dei dg ritenuti tra i principali responsabili del deficit sanitario esploso all’indomani della storica conferma del centro destra di Marsilio a marzo 2024, che ha già imposto dolorose manovre di rientro, con tagli anche al bilancio ordinario della Regione, da 122 milioni per i conti delle Asl del 2023, poi di 103 milioni per quelli del 2024, e ora di oltre 90 milioni per il 2025, con tanto di doloroso aumento delle tasse per gli abruzzesi. Non solo, ieri in giunta è stato approvato il Piano operativo 2026-2028, messo a punto dal dipartimento della Salute della Regione, guidato dal neo direttore, Camillo Odio, già inviato a Roma al Tavolo di monitoraggio interministeriale della sanità. Piano che deve appunto contenere il pesante deficit sanitario e che prevede, come importante novità, la costituzione di una “azienda zero”, ovvero di un ente di coordinamento, con la mission di centralizzare le funzioni amministrative, gli acquisti, i programmazione e il monitoraggio, lasciando alle quattro Asl, e ai loro manager appunto ritenuti responsabili dello sfascio dei conti, di focalizzarsi esclusivamente sull’erogazione delle prestazioni sanitarie. Prevista poi la nascita di due Aziende ospedaliere, che copriranno le spese basandosi sulle prestazioni, gli esiti e i volumi, non finanziate a quota pro capite come le Asl, puntando a garantire un canale previlegiato e dedicato alla gestione ospedaliera di alta specializzazione. Se ci sarà l’ok del Ministero, previa imposizione di modifiche non sindacabili al Piano, la Regione potrà attingere a quota parte dei 170 milioni di euro già accantonati, per dare un pò di respiro ai conti. In ogni caso, i direttori generali sono stati in questi anni difesi a spada tratta, in ogni occasione, da Marsilio, che del resto li ha scelti, definiti tra i migliori d’Italia, e sulla stessa linea si è attestata l’assessore al ramo, Nicoletta Verì. Dall’altra parte anche nel centrodestra c’è stato chi come Paolo Gatti, presidente della quinta commissione Sanità, di Fdi, affiancato dal presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Fi, ha più volte puntato il dito contro l’operato dei dg, imponendo l’approvazione di un emendamento, già nella primavera del 2024, che prevedeva il ferreo controllo dell’operato dei direttori generali, da parte delle commissioni Bilancio e Salute, e provvedimenti severi nel caso non fossero riusciti a ridurre il deficit, leggasi commissariamento. Il nuovo caso è destinato infine a far finire sulla graticola anche i burocrati regionali che hanno promosso i dg e che hanno liquidato le indennità di risultato, come un premio all’ottimo lavoro svolto. (b.s. e f.t.)
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