Lunedì, 26 Gennaio 2026 Abruzzo

Alla Regione in ballo le nomine nelle partecipate con il nodo del Cda dell'ARAP

Fdi assopigliatutto? Oggi si preannuncia un conclave infuocato

 Anno nuovo e una nuova incandescente partita si apre nella maggioranza di centrodestra di Marco Marsilio, di Fdi, a minare la già fragile compattezza in questa seconda, storica, legislatura a trazione meloniana, che termina nel 2029: le nomine del nuovo cda che passa da tre a cinque, dell’Azienda regionale delle attività produttive, l’Arap, partecipata in cui scade anche la direzione generale, a porre fine alla controversa fase commissariale, il cda della Fira, la finanziaria regionale, come pure la direzione generale dell’Agenzia sanitaria regionale, tutte in scadenza, e non rinnovate ad inizio consigliatura, proprio per i contratti ancora in essere.

E ciliegina sulla torta, in ballo c’è anche l’allargamento della giunta, con tre assessori in più rispetto ai sei attuali, a parità di costi, come consentito dalle nuove norme nazionali.

Un primo, ma importante passaggio dopo la sessione di bilancio di fine anno che a causa del buco della sanità ha permesso solo la distribuzione di briciole sia per lo sviluppo sia per gli “affamati” consiglieri regionali, è previsto per la mattina di oggi in un conclave di maggioranza in programma all’hotel Mood di Città Sant’Angelo.

Ci sono dunque tutti gli ingredienti per far detonare una nuova stagione di scontri nella maggioranza, come avvenuto subito dopo la storica riconferma del marzo 2024 nella partita dello spoils system, in particolare tra Fdi, primo partito che vuole fare ancora una volta la parte del leone, o meglio assopigliatutto, a dispetto degli alleati Forza Italia, Lega e Noi moderati, che non ci stanno certo a fare da spettatori e accontentarsi degli strapuntini.

E secondo fonti interne alla maggioranza la bagarre potrebbe svilupparsi anche perché gli accordi presi a voce due anni fa potrebbero essere disattesi proprio per gli equilibri e il clima cambiati tra gli alleati.

A proposito di clima, sul tavolo ci sarà anche la questione del consigliere regionale della Lega, l’avvocato aquilano Carla Mannetti, ex assessore e consigliere comunale dell’Aquila, nonché ex dirigente regionale ai Trasporti e capo di gabinetto con la giunta di Giovanni Pace, che sta mettendo in imbarazzo la maggioranza per i suoi, peraltro puntuali e documentati rilievi sulla sanità aquilana e sulla gestione della società unica di trasporto pubblico abruzzese Tua.

Non c’è dubbio che il piatto più ricco sia quello dell’Arap, con la nomina del nuovo cda e di un vice direttore: in questa azienda, dopo il commissariamento a fine 2024, non senza scontri intestini tra giunta e consiglio, imposto dal presidente Marsilio e dall’assessore alle attività produttive, Tiziana Magnacca, anche lei di Fdi, ad agosto scorso è stata approvata la legge di riforma, anche qui dopo un braccio di ferro nelle commissioni, che ha portato a stravolgere la prima ipotesi presentata da Magnacca, che prevedeva addirittura la nascita di un nuovo ente, l’Aruap con l’attuale Arap degradato a bad company, accollandosi 20 milioni di debiti a seguito della fusione con il Consorzio industriale di Chieti e Pescara, e con la prospettiva della liquidazione.

In questo interregno, l’ente che gestisce le aree industriali abruzzesi, è stato affidato al dirigente regionale Mario Battaglia, nel ruolo di commissario, indicato da Marsilio e Magnacca, dunque da Fdi, affiancato per la gestione straordinaria e liquidatoria del Consorzio industriale da Loretta Franciotti, e dai quattro subcommissari: Adriano Marzola, in quota Fdi, Roberto Romanelli, in quota Fi, Daniela Sulpizio, in quota Lega ed Emilio Palumbo in quota Fi.

Alla luce del cronoprogramma previsto dalla stessa norma per arrivare alla fine del commissariamento, Franciotti ha già consegnato nei termini un dettagliato report sulla situazione debitoria e finanziaria del consorzio industriale. L’Arap a sua volta, anche essa nei termini, ha inviato alla Giunta regionale una relazione, a cura del commissario Battaglia e del direttore generale Antonio Morgante, suffragata dalle società di consulenza Kpmg e Price, in cui si boccia l’ipotesi di fusione a favore dell’acquisizione delle competenze da parte di Arap e conseguente liquidazione coatta amministrativa del Consorzio.

Il pallino è ora nelle mani della Giunta, che è in evidente ritardo, considerato che per legge approvata in Consiglio, avrebbe dovuto  esprimersi entro il 30 novembre, che dovrà decidere sulla base delle relazioni del Consorzio Chieti – Pescara e di Arap e a quel punto, entro 60 giorni dalla delibera, si dovrà nominare il nuovo Consiglio di amministrazione.

Nella legge di riforma il cda passa da tre a cinque componenti, uno dei quali riservato all’opposizione, e la nomina, altra importante novità, avverrà con il voto del Consiglio regionale, e non d’imperio da parte della giunta.

Sulla ripartizione, manuale Cencelli alla mano, la presidenza e un consigliere dovrebbe dunque andare a Fdi, con Fi e Lega che avranno un consigliere ciascuno, il quinto all’opposizione.

Nella partita c’è anche la casella del direttore generale, Antonio Morgante, nominato nel 2021 in quota Lega, il cui contratto scade a fine gennaio e in questo senso c’è anche la possibilità di nominare un vice direttore.

Passiamo ad un altro ente regionale pesantissimo e strategico, l’Agenzia sanitaria regionale, l’Asr, dove è direttore generale dal 2021 il medico aquilano Pierluigi Cosenza, il cui incarico è stato prorogato, rispetto alla scadenza del marzo 2024, fino al marzo di quest’anno. Il manager aquilano, la cui attività è stata finora apprezzata, non può essere confermato per raggiunti limiti di età, in queste settimane è al centro delle attenzioni burocratiche e politiche per la difficile questione della approvazione, da parte delle Asl  degli atti aziendali propedeutici all’attuazione della riforma delle rete ospedaliera, il cui varo è stato gestito proprio all’Asr.

Il manager aquilano è stato nominato nella passata legislatura in quota Lega, ai tempi di gran lunga primo partito in consiglio regionale.

A tale proposito, si parla come successore del direttore sanitario della Asl di Teramo, Maurizio Brucchi, ex sindaco del capoluogo teramano.

Cosenza è del resto uno dei protagonisti della scottante vicenda del niet all’atto aziendale che deve mettere in pratica la nuova rete ospedaliera, della Asl di Teramo, proprio da parte dell’Asr dell’inflessibile ex primario dell’ospedale aquilano, e del Dipartimento Sanità della Regione, che ha provocato una levata di scudi tra i consiglieri teramani, non solo del centrodestra. Nel summit di lunedì scorso a Pescara, alla presenza dei quattro dg, il diktat dell’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, è stato quello per la Asl teramana di ripresentare emendato il piano, che contiene ora le due unità operative complesse per i reparti di malattie infettive dell’ospedale di Teramo, e della chirurgia dell’ospedale Val Vibrata di Sant’Omero, cosa impossibile, a detta dei burocrati regionali, in base alle norme vigenti che fissano i bacini di utenza. E anche le altre tre Asl dovranno adeguarsi, ma per aspetti più secondari, i loro rispettivi atti aziendali.

Passiamo alla Fira, la finanziaria regionale, dove è presidente dal 2021, confermato a febbraio 2023, Giacomo D’Ignazio, che vedrà scadere il mandato triennale a febbraio, assieme al cda composto da Consuelo Di Martino, vice presidente, Antonio Paraninfi  e Nicoletta Salvatore.

Anche D’Ignazio era arrivato alla guida della Fira in quota Lega, nella passata legislatura, ed ora si può essere certi che i salviniani, numeri attuali alla mano nella maggioranza, faticheranno non poco a mantenere la postazione.

Ad aprile è intanto arrivato come amministratore delegato e consigliere di amministrazione Gianni Chiodi, ex presidente della Regione di Forza Italia, mentre il suo predecessore, Stefano Cianciotta, è ora capo di gabinetto del presidente Marsilio.

In tutte queste partite, Fratelli d’Italia, ancora manuale Cencelli alla mano, forte del 23,4% ottenuta alle elezioni del marzo del 2024, e diventata di gran lunga prima forza della maggioranza con 9 consiglieri eletti, è in pole position per accaparrarsi quanti più posti possibili, viste anche le tante persone in attesa di un riconoscimento per l’impegno speso alle elezioni e per il partito, molte di più rispetto alle caselle disponibili. Con la Lega invece scesa al 7,5% rispetto al 27,5% della passata legislatura, e con due soli eletti, che rischia ancora una volta di recitare il ruolo dell’agnello sacrificale, mentre Forza Italia, che è salita al 13,4% con 4 eletti, avanza le sue buone pretese.

Stesso scenario che condizionerà anche la partita dell’allargamento di giunta, con Marsilio che si è detto pienamente d’accordo, viste le troppe deleghe in capo a pochi assessori, ma con un preciso diktat già formulato ai suoi: visto che si dovrà modificare lo statuto, andrà approvata contestualmente la nuova legge elettorale, che prevede il collegio unico elettorale; un suo pallino, previsto dal programma di governo del suo secondo mandato a chiare lettere, ma che resistenze provoca anche nella sua maggioranza.

L’iter per la nuova legge elettorale però non è ancora partito, se si fa eccezione delle prime audizioni in commissione, e trattandosi appunto di modificare lo statuto, sarà lungo e complesso, con due passaggi d’aula e con maggioranza qualificata, a distanza di un mese, e poi si potrà anche chiedere un referendum.

Ma intanto tra i neo componenti di giunta, come scritto già da Abruzzoweb, già vengono indicati il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri di Forza Italia, Marianna Scoccia, vicepresidente del consiglio vicario di Noi Moderati, il presidente della quinta commissione Sanità, Paolo Gatti di Fdi, come pure sempre per Forza Italia, in Daniele D’Amario, ora sottosegretario con delega al Turismo. Ma anche qui la partita è apertissima.

Filippo Tronca

Pubblicato su AbruzzoWeb