Domenica, 25 Gennaio 2026 Abruzzo

Richiesta la convocazione della Commissione parlamentare sul rischio idrogeologico

Al centro della seduta i problemi di Chieti e Bucchianico

hieti e Bucchianico al centro della commissione parlamentare d'inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano sull'attuazione delle norme di prevenzione e sicurezza e sugli interventi di emergenza e ricostruzione dopo gli eventi calamitosi del 2019. La seduta è in programma giovedì (29 gennaio).

“La missione che ho richiesto - dice l'onorevole Luciano D'Alfonso - in qualità di vicepresidente, ha l’urgenza tecnico-amministrativa di verificare il lavoro fin qui svolto sui due territori, i più colpiti durante la calamità, le gravi problematiche ancora in essere e a tutt’oggi irrisolte, come la frana e le relative ordinanze di demolizione per 200 famiglie nella sola città di Chieti, e le carenze normative locali che necessitano di interventi e le istanze territoriali”.

Nel corso della giornata di verifica saranno svolte le audizioni dei sindaci di Chieti Diego Ferrara e di Bucchianico Renzo Di Lizio, del presidente della Provincia di Chieti Francesco Menna, del presidente della Regione Abruzzo Marsilio in quanto commissario per la ricostruzione dei quartieri colpiti dal dissesto idrogeologico a Chieti e Bucchianico (o suoi delegati), del procuratore della Repubblica di Chieti. Inoltre, saranno ascoltati anche i contributi del segretario generale dell'Autorità di bacino dell'Appennino centrale Marco Casini e del direttore dell'agenzia regionale di protezione civile della regione Abruzzo Maurizio Scelli

“Si tratta di una missione moralmente e istituzionalmente doverosa - sottolinea D'Alfonso - che nasce anche dall’ultima audizione del capo dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano e del presidente nazionale per la previsione e prevenzione dei grandi rischi Eugenio Coccia, già rettore in Abruzzo che, lo scorso novembre, ha permesso di sottolineare come la gestione di uno stato di emergenza di Protezione civile necessiti di tre fattori fondamentali: risorse importanti e rese immediatamente disponibili con un allungamento della contabilità speciale; procedure semplificate per i Comuni; personale numericamente adeguato e professionalmente preparato per seguire quelle stesse procedure. Occorre poi una legge quadro sulla gestione dei disastri per evitare il tiro delle giacchette della politica”, commenta.

“In quella occasione ho posto domande puntuali partendo proprio dalle esperienze maturate anche in Abruzzo”, ricorda D'Alfonso.

“Abbiamo chiesto al capo dipartimento Ciciliano - spiega - se, nel corso della sua esperienza, circa la gestione della protezione civile, ritenesse che si potesse allungare la vita della contabilità speciale, che a volte insorge e poi scompare, come specialità di rendicontazione e di utilizzo di quelle fondamentali risorse che sono finanziarie quando il disastro ha attaccato e aggredito e un territorio. Ritengo che la Protezione civile ha una reputazione come quella dell’oncologo e se quella struttura rafforza il bisogno di allungare la vita alla contabilità speciale, io credo che questa tesi venga ascoltata di più e abbia la forza di sedersi nel veicolo della norma. Ho personalmente visto in concreto la sofferenza che si genera quando cessa la contabilità speciale e compare la complessità della rendicontazione ordinaria”.

D'Alfonso ricorda di aver poi chiesto “la possibilità di semplificare le competenze e ìle plurali ministerialità': non si ritiene una cosa buona e giusta evitare la parcellizzazione degli interventi quando dobbiamo curare e risanare suolo e sottosuolo? Ecco perché è fondamentale una legge quadro sui disastri per evitare il tiro delle giacchette, e ricordo l’impegno importante di un onorevole molisano Astorre, che chiedeva di lavorare a una legge quadro sulle emergenze che in automatico stabilisse come si opera e con quali risorse. Qual è l’entità delle risorse previste nel bilancio di quest’anno per la provvista e gestione del dipartimento della Protezione civile, risorse che devono essere commisurate a tutte le situazioni di crisi che vengono gestite".

“E ancora - incalza D'Alfonso - è evidente che quando il territorio diventa protagonista di un’emergenza il capo dipartimento Ciciliano si trova dinanzi a figure professionali striminzite numericamente, sono sempre gli stessi pochi funzionari che devono gestire infiniti procedimenti. E allora non può arrivare un incoraggiamento suo per far sì che i Rup vengano presi anche dagli albi professionali rigorosamente costituiti in ragione solo delle competenze maturate, per evitare la sarabanda delle perdite di tempo”.

• c’è infine una direttiva antipatizzata dall’Italia e da altri stati membri la Direttiva 2014-89UE che, pensata e resa norma nel 2014 con un periodo di gradazione sino a marzo 2021, chiedeva atti di inibizione costruttiva in corrispondenza del rapporto tra terra e mare, ma a oggi non s’è fatto nulla in Italia salvo chiedere allo Iuav di fare qualcosa, sul piano della convegnistica educativa; ho chiesto allora che si sta facendo per evitare pericoli crescenti dal mare trattato male, come l’esondazione dal mare, che è di sicuro più distruttiva di quella dal fiume.

Dal Capo Dipartimento Ciciliano sono arrivate risposte altrettanto puntuali che ci impongono una riflessione operativa, ovvero

- il vero problema nella gestione delle risorse destinate alle emergenze non sarebbe la contabilità speciale, ma la criticità è la rendicontazione, l’attività amministrativa economico-finanziaria che l’ente locale non riesce a svolgere. Quasi sempre i disastri non toccano le grandi città che hanno un robusto assetto amministrativo, ma spesso i piccoli comuni in cui il Segretario generale è a scavalco su 3 comuni, e il dirigente tecnico è un geometra su 5 comuni. I Sindaci che devono gestire costi d’emergenza di gran lunga superiori allo stesso bilancio comunale, rischiano di esporsi a debiti fuori bilancio che poi si portano a casa. Ma nessun sindaco giustamente vuole un’attività del genere sul territorio, quindi, come ha sottolineato il Capo Dipartimento Ciciliano occorre dare copertura ai sindaci per la gestione del territorio, intesa sia come gestione dell’ordinario, gestione dell’emergenza e della prevenzione;

- Se le procedure di attivazione della protezione civile sono già oggi piuttosto agili, resta la criticità sulla gestione ordinaria e sulla governance dei territori quando i sindaci hanno povertà amministrativa per il personale;

Per il 2026 la posta di bilancio per la gestione della Protezione civile ammonta a 1miliardo di euro, che il Dipartimento di protezione civile può utilizzare per il supporto e la gestione delle emergenze nei vari territori, ma affinchè lo stesso territorio sia protagonista occorre che abbia lo strumento, ossia la risorsa umana, occorre che abbia un ufficio tecnico preparato, e non improvvisato. Con ANCI si sta facendo un ragionamento di adozione, in caso di emergenza, di funzionari di enti locali che si mettono a disposizione per supportare gli enti locali colpiti, ma questa non può essere la gestione ordinaria di un contesto. Il suggerimento è dunque quello di favorire l’Unione dei Comuni per surrogare alle carenze di singole professionalità,

Credo che tali elementi saranno oggetto di verifica puntuale, diretta, sul campo, in Abruzzo, durante la missione oggetto di verifica puntuale, diretta, sul campo, in Abruzzo, durante la missione