Sabato, 10 Gennaio 2026 Vasto

Giuseppe Catania, la memoria viva di Vasto

Intervista immaginaria davanti ad un caffè preso in Galleria

Pubblichiamo qui di seguito un "pezzo" molto originale scritto da Carlo Viggiano per ricordare il Cav, Giuseppe Catania, Presidente dell'Associazione Vastese della Stampa, venuto a mancare l'8 gennaio dell'anno 2021. Un omaggio ad un grande Maestro che ha saputo raccontare Vasto ed i vastesi con la sua penna.

 

«Peppino, il solito?»
Lui annuisce appena, sistema il giornale sul tavolino e sorride:
«Certo. Il caffè va preso sempre nello stesso modo, sennò poi cambia anche il pensiero.»
Siamo seduti qui, in Galleria. La gente passa, qualcuno saluta, qualcun altro si ferma solo per un cenno. È sempre stato così: Peppino non aveva bisogno di chiamare nessuno, erano gli altri a cercarlo.
Io lo guardo e penso che, in fondo, è da più di sessant’anni che fa questo mestiere: osservare, ascoltare, raccontare. Con garbo. Senza mai alzare la voce.
«Peppino, sono passati cinque anni…»
Mi interrompe subito, con quel mezzo sorriso che conosco bene:
«Ecco, già cominciamo con le date. Parliamo piuttosto di cosa stai facendo tu.»
Era fatto così. Anche quando si parlava di lui, trovava sempre il modo di riportare il discorso sugli altri.
Eppure l’8 gennaio 2021 Vasto si è fermata davvero. In pieno Covid, quando il silenzio era già troppo, se ne andava Giuseppe Catania. Decano dei giornalisti vastesi, storico presidente dell’Associazione Vastese della Stampa, ma soprattutto Peppino, quello del bar, del saluto gentile, della battuta misurata.
«Hai visto quanta gente ha scritto di te?» gli dico.
Lui abbassa lo sguardo:
«Troppa. Vuol dire che non sono riuscito a passare inosservato.»
Messaggi ovunque. Tutti uguali e tutti veri: stima, rispetto, disponibilità, correttezza, signorilità, cordialità.
Un signore d’altri tempi, sì. Ma anche un uomo profondamente dentro il suo tempo, capace di parlare con chiunque senza mai far pesare il proprio sapere.
«Peppino, come fai a essere sempre così disponibile?»
«Perché nessuno nasce imparato. E perché il rispetto non costa nulla.»
E poi ci sono gli incontri davanti al giornalaio Di Lanciano.
Quelli veri. Quelli in piedi, con il giornale ancora piegato sotto il braccio.
Lo vedo ancora lì, fermo, con la rassegna stampa appena comprata, mentre qualcuno si avvicina:
«Peppino, hai letto questa?»
E lui, senza fretta:
«Aspetta… prima dimmi tu cosa ne pensi.»
E partivano i commenti sui fatti della città. La politica locale, un’opera pubblica che non partiva mai, una mostra riuscita bene, un libro appena uscito, una polemica da ridimensionare.
Mai una parola di troppo.
Mai una sentenza.
Solo ragionamenti pacati, ironici, spesso conclusi con una frase che smontava tutto:
«Vediamo come va a finire. I fatti, alla fine, parlano sempre.»
Era anche quello il suo modo di fare giornalismo: in mezzo alla gente, davanti a una edicola, ascoltando più di quanto parlasse.
Poi torniamo al tavolino del bar.
Ed è qui che riaffiorano le nostre chiacchierate più lunghe.
Io che gli chiedo consigli:
Peppino, devo organizzare una mostra…
Peppino, presentiamo un nuovo scrittore, da dove partiamo?
Lui che ascolta davvero, senza guardare l’orologio, senza interrompere.
«Prima le persone, poi le opere» diceva sempre.
«Se non capisci chi hai davanti, la mostra non funziona. E nemmeno il libro.»
Sessant’anni di articoli, di storia, di cultura. Eppure Peppino non ha mai fatto il professore in cattedra. La storia di Vasto la raccontava come si racconta una cosa cara. Histonium, i documenti d’archivio, le Terme romane, le chiese, i palazzi… tutto diventava vicino, comprensibile, quasi familiare.
«Peppino, ma non ti sei mai stancato di scrivere?»
Sorride:
«Finché c’è qualcuno che legge con curiosità, no. Quando manca quella, è ora di fermarsi.»
E poi gli artisti. I giovani soprattutto.
Quanti ne abbiamo visti fermarsi, prima dal giornalaio e poi qui al bar, timidi, con una cartella sotto braccio o un quaderno pieno di versi.
«Peppino, secondo te vale la pena continuare?»
Lui non diceva mai sì o no.
Diceva:
«Se senti che non puoi farne a meno, allora sì.»
Poi, un giorno del 2018, glielo dissi io:
«Peppino, l’ACM ti ha premiato. Ambasciatore culturale della vastesità.»
Quella volta non fece finta di niente.
Gli occhi gli si illuminarono davvero.
«Questo premio mi piace» ammise piano.
«Perché non è per me. È per Vasto. E perché voi amici mi avete voluto testimoniare il vostro affetto .»
Era felice. Semplicemente felice. Come chi sente di aver fatto, senza proclami, la propria parte.
«Peppino, se dovessi dare un solo consiglio a chi fa informazione oggi?»
Si fa serio, ma resta gentile:
«Scrivete il vero. E ricordatevi che dietro ogni notizia c’è una persona.»
Il caffè è finito. Il giornale è sotto il braccio.
Forse ci fermiamo ancora un attimo dal giornalaio.
Qualcuno saluta: “Peppino, come stai?”
Io lo guardo e penso che sì, lui è ancora qui.
Tra una notizia commentata davanti all’edicola
e un consiglio dato davanti a un caffè.
«Peppino, ci manchi.»
Lui sorride appena e dice:
«Allora continua a raccontare. È il modo migliore per restare.» 

Carlo Viggiano