Venerdì, 9 Gennaio 2026 Abruzzo

Referendum, a Pescara parla il Comitato del No

Bellelli, 'va a mutare i rapporti tra magistratura, pm e giudici'

"É una modifica che con il pretesto della separazione delle carriere, che c'è già ed è in atto nel nostro ordinamento, va a mutare gli assetti e i rapporti tra magistratura, pubblici ministeri e giudici nel sistema complessivo".

Così il procuratore capo della Repubblica di Pescara Giuseppe Bellelli nel corso della presentazione del 'Comitato Giusto Dire No' sul referendum relativo alla riforma della giustizia.
"A me piace - ha aggiunto - chiamarla controriforma perché parliamo di una riforma peggiorativa rispetto all'assetto costituzionale uscito ottant'anni fa dall'Assemblea Costituente.
Indebolisce la giurisdizione e crea un Consiglio Superiore della Magistratura sorteggiato che diventerà così un Consiglio inferiore della Magistratura con il chiaro scopo di umiliare la magistratura stessa; così si crea una distinzione tra due Consigli Superiori con la tendenza di allontanare il pubblico ministero dalla giurisdizione ovvero come organo di giustizia imparziale che deve tendere alla ricerca della verità".
Il presidente dell'Anm Abruzzo, Virginia Scalera ha affermato che "la riforma comporta una rottura del modello costituzionale di magistrato.

Quello previsto dai padri costituenti e quello che è a presidio e garanzia dei cittadini e che garantisce che il processo sia quello giusto e che garantisce la separazione dei poteri. La separazione delle carriere riteniamo sia uno slogan e sostanzialmente strumentale e foriero di molti equivoci e che sia un meccanismo che diminuisce le garanzie dei cittadini e di un processo che malauguratamente un cittadino si trova ad affrontare".
Il presidente emerito del Tribunale di Pescara Angelo Bozza ha concluso sostenendo che "al di là della questione della separazione delle carriere, che é una questione più formale che reale, qui il problema è quello di non avere un Csm che non sarebbe più rappresentativo dei magistrati sia essi pm che giudici divisi in due Csm, ma non rappresentativi perché non eletti liberamente, come accade oggi, dai giudici e dai pm, ma sorteggiati, laddove il potere politico sceglie la rosa dei nomi e si fa poi il sorteggio, ma la rosa la scelgono loro nella loro parte dei componenti del Csm. Il rischio è quello di una presa eccessiva della politica sugli equilibri della magistratura".

Fonte ANSA