Giovedì, 23 Ottobre 2025 Abruzzo

Pescara: truffe sui fondi Covid da 12 milioni di euro

Il Giudice ordina nuovo sequestro di auto e immobili

Continua il braccio di ferro tra il pm Andrea Di Giovanni, e gli avvocati Sabatino Ciprietti e Bruno Gallo, difensori della famiglia di Gabriele Scorrano, su una presunta associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una lunga serie di reati di truffa aggravata, ma non solo. Al centro di ricorsi e controricorsi, c’è un originario sequestro preventivo di 12 milioni di euro firmato dal giudice che venne confermato dal Riesame, bocciato con rinvio dalla Cassazione, annullato anche dal successivo Riesame avanzato dalla Procura. Lo riporta il Centro.

Ma adesso il pm ha chiesto ed ottenuto di nuovo il sequestro in quanto, come aveva spiegato la Cassazione, c’era soltanto un vizio in quel provvedimento, dovuto alla mancata motivazione del “periculum in mora” da parte del gip, che è stato prontamente superato con le 422 pagine con le quali il giudice conferma oggi la sua decisione iniziale. I legali della famiglia Scorrano hanno già annunciato che presenteranno un nuovo ricorso al Tribunale del riesame in base ad altre motivazioni, ma intanto in questi giorni gli uomini della guardia di finanza hanno proceduto prima al dissequestro del vecchio provvedimento e ad adottare il nuovo sequestro.

 

Sigilli che riguardano una infinità di immobili, terreni, villette, opifici, conti correnti – secondo le indagini il sodalizio avrebbe utilizzato anche conti in Germania, Olanda, Lituania e Regno Unito -, 23 autovetture tra cui 9 Porsche e 4 Bmw, per un totale di 12 milioni di euro, che sono scattati di nuovo per sei indagati.

In questa complessa inchiesta nelle mani del pm Di Giovanni gli indagati, come persone fisiche, sono 9 secondo quanto riporta il quotidiano: Gabriele Scorrano, la moglie Antonella Cordone, il figlio Alex, il commercialista chietino Roberto D’Argento con un ruolo definito di primo piano dagli inquirenti, Massimo Del Greco e Penelope Stante. Insieme a questi sei, in capo ai quali pesa il sequestro, ci sono poi anche l’altra figlia di Gabriele Scorrano, Jastyne, Salvatore Paolo e Nicola Gabriele Di Toro, insieme a 40 società come persone giuridiche fra cui anche due Onlus come “Madonna dei Sette Dolori” e “San Gabriele dell’Addolorata”, oltre a diverse società cooperative e ad altre cartiere.

Tutte indagini che secondo il giudice “hanno ricostruito le attività illecite poste in essere da un gruppo di persone capeggiato da Gabriele Scorrano e consistite nell’emissione di fatture per presunte operazioni inesistenti, occultamento e distruzione di documentazione contabile, sottrazioni fraudolente al pagamento di imposte, indebita compensazione di crediti fittizi, truffe aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate a sostenere le attività economiche danneggiate dall’emergenza da Coronavirus, trasferimento fraudolento di valori ad Onlus fittizie, autoriciclaggio, riciclaggio e reimpiego dei proventi illeciti mediante l’adozione di un complesso sistema di frode, articolato secondo schemi logico-giuridici ben definiti e mediante falsificazione della realtà con artifici e raggiri di varia nature”.

Insomma, il compendio di reati compresi nell’associazione per delinquere contestate a sette dei nove indagati, che sarebbero i sei del sequestro con l’aggiunta di Jastyne Scorrano. Società “filtro”, “capogruppo”, imprese “cartiere”, Onlus fittizie, ognuna di loro aveva un compito specifico dettato dall’organizzatore Gabriele Scorrano.

Il presunto sistema frodatorio si muoveva su tre direttrici, come scrive il gip: “La prima a danno del bilancio dello Stato e dell’Unione Europea attraverso l’evasione dell’Iva e le truffe aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche; un’altra relativa alla compromissione dei diritti, delle tutele e dei trattamenti dei lavoratori dipendenti, che si vedono nel lungo periodo assunti formalmente da diversi soggetti fittizi, senza alcun patrimonio, che non svolgono sostanzialmente attività d’impresa; la terza, riguardava la turbativa del mercato mediante la sleale concorrenza da parte delle imprese cosìddette “capogruppo” che, per effetto delle operazioni fraudolente, riuscivano ad assicurarsi (proponendo prezzi al di sotto dei valori medi di mercato) le due rilevanti commesse con i clienti ICO e Fameccanica”.

Le Onlus fittizie, poi, venivano utilizzate per «fini di protezione patrimoniale, con la funzione di rendere vane le possibili aggressioni da parte del fisco e dell’autorità giudiziaria».Gli indagati, poi, secondo l’accusa lucravano due volte locando a terzi gli immobili «oggetto delle evidenziate operazioni di autoriciclaggio e di trasferimento fraudolento di valori per oltre 1,3 milioni di euro».

Per il gip (ecco in sintesi la motivazione del “periculum in mora”) il sequestro va adottato perché gli indagati possono cedere e/o intestare fittiziamente a terzi i propri beni e/o trasferire le risorse finanziarie all’estero nelle more del giudizio, ricorrendo così l’alto rischio della dispersione di tali beni».