Vasto su L'Espresso. Una pessima pubblicità grazie alla Legge salva-recinzioni

Pubblicato Lunedì , 19 luglio 2010
Il logo del gruppo No Reti - Contro le recinzioni sulle spiagge in Abruzzo

Il logo del gruppo No Reti - Contro le recinzioni sulle spiagge in Abruzzo

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Cresce la protesta contro le recinzioni sulle spiagge abruzzesi

Già la "bandiera nera" assegnata da Goletta Verde all'Abruzzo non è stata proprio una bella pubblicità, da spendere per attirare turisti sui nostri litorali. Ora, gli abruzzesi e soprattutto i vastesi, dovranno rendere grazie a Tagliente e Menna per una citazione su L'Espresso, il diffuso e importante periodico nazionale. In un articolo del 16 luglio, il settimanale ha trattato il problema, tutto italiano e di alcune aree in particolare, degli accessi al mare e delle recinzioni che blindano le concessioni balneari.
In quell'articolo sono trattati i casi della Puglia, della Liguria, del Lazio. E dell'Abruzzo con particolare riguardo a Vasto, con queste parole:

Invece a Vasto, nel pescarese, la Regione è arrivata addirittura a dare un'aurea di legalità alle recinzioni. Un emendamento alla legge sul demanio marittimo ha condonato la cattiva abitudine dei balneari vastesi, famosi in tutto l'Abruzzo per il vezzo di sbarrare con reti metalliche la via al mare. Con un effetto secondario non proprio irrilevante: ora tutti i lidi abruzzesi avranno diritto di blindare con una palizzata di un metro e 80 la propria spiaggia. Gli ambientalisti di Wwf e Marelibero stimano che in questo modo sono a rischio per lo meno cento chilometri di costa.


Ora, fate finta per un momento di non essere abruzzesi e vastesi. Mettetevi nei panni di un potenziale turista che deve decidere dove trascorrere le sue prossime vacanze estive. Certo, dovrete immaginare anche le difficoltà a scegliere Vasto quale meta turistica, visti gli scarsi servizi offerti dagli irrequieti balneatori, i prezzi sproporzionati rispetto a quanto offerto, considerata la furbizia di alcuni che tentano la strada dell'abusivismo e perciò dell'insicurezza della balneazione e della frequentazione delle spiagge. Ma facciamo conto per un attimo che, da potenziali turisti un po' spendaccioni e poco accorti visto quanto già considerato, decidiate nonostante tutto la possibilità di trascorrere a Vasto le vacanze ma vi trovaste di fronte all'articolo citato. In queste condizioni, pensate che potreste ancora tenere Vasto tra le vostre possibili mete turistiche? Forse, no.

Ecco cosa potrebbe significare, anzi, cosa sta già significando, l'emendamento "spiagge ingabbiate" promosso da Tagliente e Menna, votato dal centrodestra regionale, appoggiato e difeso dal centrodestra vastese. Quell'emendamento ha soddisfatto i capricci di un noto balneatore vastese prima di tutto, e di tutti quelli consorziati intorno ai "Lidi vastesi" in seconda battuta. Ma sta intanto facendo conoscere Vasto per la sua parte peggiore. E cioè per le cattive abitudini dei balneari vastesi e di una politica che quelle cattive abitudine quanto meno asseconda.
Vasto sarà pure bbell e terra d'eure. Ma se tanto è ingabbiata, un turista cosa dovrebbe venirci a fare?
Ciccosan 21/07/2010 13:03:04
Le argomentazioni di No Reti sono perfettamente reversibili a seconda dell’ideologia applicata. L’errore originale, come il peccato, sta nella coscienza degli amministratori ed è contro di loro che si dovrebbero scagliare le frecce più acuminate. Se avessero alternato 100mt di concessioni a 100 mt di spiaggia libera (altro che passaggio di 5 mt) non staremmo a parlarci addosso da anni ormai. Torniamo al punto. Perché una famiglia spende dei bei soldi per accedere ad una concessione? Per molte ragioni, tra cui: sicurezza, pulizia, tranquillità, protezione bimbi, comodità bar e ristoranti, materiali già pronti e in buone condizioni, assistenza, docce, WC, cabina ecc. Tutto questo non te lo dà né una spiaggia libera né una concessione “aperta” al pubblico. Quando si pensa ad una spiaggia libera l’idea è quella di ragazzi con motorino infradito e zainetto in spalla, capaci di andare ovunque basta il costume, ma ci sono anche la famigliola con 3 bambini piccoli e la coppia di anziani, che invece hanno bisogno di tutto e vogliono riposare non scarpinare. Son questi ultimi che cercano le comodità. Comodità vogliono dire attrezzature, materiali, strutture; purtroppo non siamo un popolo (italiani) che rispetta la proprietà altrui per cui questa va protetta. Chi lascerebbe in cabina un oggetto di valore o un indumento importante se sapesse che di notte chiunque può scassinare; chi lascerebbe giocare tranquillamente i bimbi piccoli con la sabbia, sapendo che ci si può trovare di tutto, dai vetri alle cacche dei cani o degli umani notturni. Questo significa che se non garantisci alti livelli di servizi, quel tipo di cliente, cioè quello che lascia soldi e la sera riempie i ristoranti della città, non viene; altro che spaventato dalle barriere. Quel cliente le barriere le vuole perché ha pagato per essere servito in esclusiva e non vuole disturbi attorno. Servizi vogliono dire anche posti di lavoro, ancorchè stagionali, ma in regola. Sono camerieri, baristi, cuochi, impiantisti, trasportatori, contabili, bibitari, intrattenitori, ecc. Certo! Si può aprire a tutti, lasciando un chiosco di bibite al centro con un paio di ragazzi in canottiera e un cavatappi che la sera porti via, ma ce li scordiamo i turisti. C’è tanta ipocrisia. Ipocrisia perché i vastesi il mare se lo possono vedere 12 mesi all’anno e in tutta libertà, ma se non vogliono emigrare e continuare a goderselo devono accettare dei condizionamenti per 2 di quei 12 mesi. Però sono convinto che anche in questo settore deve esserci concorrenza, quella che ora non c’è; quindi sono d’accordo su tre aspetti fondamentali: primo, le concessioni devono avere un prezzo congruo di partenza ed essere messe a disposizione del migliore offerente, cioè messe a gara al rialzo; secondo, devono avere una durata breve min.5 e max10 anni, dopo di che si rimettono a gara; terzo, i contratti di concessione devono essere pubblicati e gli introiti delle concessioni devono essere reinvestiti dal Comune nei servizi sociali degli abitanti indigeni e questo deve essere verificabile. Questo terzo punto vale per ogni concessione, perché se un cittadino deve privarsi di un bene comune, come una spiaggia o un pezzo di piazza di fronte al bar, allora deve avere il suo “dividendo” tangibile.
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