Venerdì, 13 Novembre 2009 Editoriali

Un vecchio proverbio vastese così recita: “Chi s'avànd' è n'asene”

Quando la critica giornalistica si trasforma in odio personale

Davide D’Alessandro non ci sta. Toccato sul nervo scoperto non vuole ammettere di essere stato sorpreso con le mani nella marmellata. Non aveva calcolato che la notizia dei soldi incassati dai Giochi del Mediterraneo, grazie probabilmente alla segnalazione di un politico di centro-sinistra, lo avrebbe portato a subire perfino le dure reprimende del suo amico Gabriele. Lui che non si era mai “sporcato”.
Eppure nel periodo novembre 2006-marzo 2007 frequentava un ufficio in via Marco Polo per essere “sostenuto” al fine di far parte dell’entourage del sindaco di Vasto. Lui che a giugno 2006 aveva votato e caldeggiato la elezione a sindaco di Vasto di Luciano Lapenna “inventando” (sostiene lui) lo slogan “Vasto cambia”.
Lui che organizzava a Vasto incontri con un comunista, come Luigi Rossi, o con un personaggio della politica abruzzese, come Luciano D’Alfonso, certamente non di area di centro-destra. Nell’ottobre del 2007 invitò a votare Luciano D’Alfonso per la segreteria regionale del Partito Democratico.
Dopo aver tentato anche di essere candidato sindaco nel suo paese d’origine ha cambiato ideologia diventando, di colpo, un sostenitore accanito del centro-destra.
Personalmente non mi interessa sapere perché. I vastesi lo sanno.
D’Alessandro parla sempre di un geometra (evidentemente non ha altro a cui pensare), arrivando ad annoiare con la ripetitività di certi slogan anche quelli del “giornalino dei paperi”. Così facendo conferma di non avere argomenti da affrontare e proporre ai suoi lettori.
Ora, di colpo, ha riscoperto un amore per quel Nicolino che, per un paio di anni era stato al centro dei suoi attacchi ritenendolo parte integrante di una triade politica che, a suo modo di vedere, stava danneggiando Vasto. In questo periodo i due sono tornati a trovarsi in sintonia così come accadeva ai tempi in cui, dopo le cene a “La pecora nera”, lui scriveva poesie che ora rileggo con grande interesse.
Davide D’Alessandro esprime giudizi sugli altri ritenendosi un essere superiore.
Ma se ha tutte quelle qualità che continua ad attribuirsi come mai a 43 anni “suonati” (scriverebbe lui) gli riesce di collaborare solo con due giornalini da bar?
Giuseppe Forte