Un Paese ferito a morte
Una stangata dolorosissima, ma necessaria
di Davide D'Alessandro
La stangata, tanto attesa, è arrivata. Le promesse, per una volta, sono state mantenute, forse perché a farle non è stato un politico ma un tecnico, chiamato a svolgere “il lavoro sporco”, quel lavoro che nessun partito avrebbe potuto affrontare, pena la scomparsa dallo scacchiere politico. Una stangata dolorosissima, ma necessaria, che ci fa piangere le tasche e il cuore, ma ci aiuta a distinguere i responsabili dagli irresponsabili, coloro che hanno subito il disastro e coloro che l’hanno alimentato. La storia italiana degli ultimi vent’anni è una storia amara e desolante, la storia più buia della classe politica dal dopoguerra a oggi. La speranza, durante la fase di espropriazione che i partiti saranno costretti a subire fino al 2013, è che vi sia una rigenerazione profonda della politica, perché un’altra politica è possibile. Il popolo italiano, da destra e da sinistra, è stato illuso per troppi anni. Adesso è chiamato a pagare le conseguenze. Comincia a farlo a pochi giorni dal Natale, un Natale che si preannuncia ancora più povero dei precedenti, ma un Natale che sarà occasione propizia per una riflessione non più eludibile sullo Stato e sui suoi cittadini, sulle responsabilità dei politici che sono chiamati a servire e non a ridurre un Paese allo stremo. È un momento di grande tristezza per gli italiani, un brusco risveglio dopo un lunghissimo torpore. Le danze fasulle sono terminate, l’Italia resta. Con il suo carico pesante da trascinare, con i suoi piccoli e grandi uomini. Un Paese ferito a morte. Ma nessuno può permettersi di mollare, nessuno può permettersi di soffiare sul fuoco, di invocare inutili scioperi e amenità secessioniste. Senso dello Stato, serietà, sobrietà e poche parole.
La stangata, tanto attesa, è arrivata. Le promesse, per una volta, sono state mantenute, forse perché a farle non è stato un politico ma un tecnico, chiamato a svolgere “il lavoro sporco”, quel lavoro che nessun partito avrebbe potuto affrontare, pena la scomparsa dallo scacchiere politico. Una stangata dolorosissima, ma necessaria, che ci fa piangere le tasche e il cuore, ma ci aiuta a distinguere i responsabili dagli irresponsabili, coloro che hanno subito il disastro e coloro che l’hanno alimentato. La storia italiana degli ultimi vent’anni è una storia amara e desolante, la storia più buia della classe politica dal dopoguerra a oggi. La speranza, durante la fase di espropriazione che i partiti saranno costretti a subire fino al 2013, è che vi sia una rigenerazione profonda della politica, perché un’altra politica è possibile. Il popolo italiano, da destra e da sinistra, è stato illuso per troppi anni. Adesso è chiamato a pagare le conseguenze. Comincia a farlo a pochi giorni dal Natale, un Natale che si preannuncia ancora più povero dei precedenti, ma un Natale che sarà occasione propizia per una riflessione non più eludibile sullo Stato e sui suoi cittadini, sulle responsabilità dei politici che sono chiamati a servire e non a ridurre un Paese allo stremo. È un momento di grande tristezza per gli italiani, un brusco risveglio dopo un lunghissimo torpore. Le danze fasulle sono terminate, l’Italia resta. Con il suo carico pesante da trascinare, con i suoi piccoli e grandi uomini. Un Paese ferito a morte. Ma nessuno può permettersi di mollare, nessuno può permettersi di soffiare sul fuoco, di invocare inutili scioperi e amenità secessioniste. Senso dello Stato, serietà, sobrietà e poche parole.
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