TRA(NS)FUGA
La nostra è una lingua "strana"
Certo, la lingua italiana è particolare. Ma non nel senso indicato da Voltaire, il quale, con tanto veleno in corpo, fa dire ad un suo personaggio che la nostra è una lingua “strana” perché tutte le parole finiscono con una vocale. Pensa che stronzo. Comunque, tralasciando il campione della tolleranza, padre di tutti i liberali, che ovviamente ignorano le pagine del buon Voltaire, quelle dense di un antisemitismo viscerale, da far rabbrividire, quelle che nessuno legge mai, tralasciando tutto questo, dicevo, la lingua italiana, la nostra stupenda lingua, è strana da un altro punto di vista. Prendi la parola “trafuga”, voce del verbo trafugare, e metti nel corpo della parola stessa un (all’apparenza) insignificante gruppo “ns”. Ebbene, viene fuori la parola “transfuga”. Come a dire: chi trafuga, cioè chi sottrae furtivamente (per esempio dei quadri dal museo), rimanda all’idea del transfuga, al fatto di chi saltella, anche metaforicamente, di qua e di là. Sarà un caso? O il tutto ha un senso, magari recondito? In ogni caso, abbiamo a che fare con una lingua strana.
Giacinto Zappacosta
Giacinto Zappacosta
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