Per il Cavalier Berlusconi non c'è mai un limite
"Ma la gente è ancora disposta a subire passivamente le voglie del Principe?"
Quand’ero ragazzo, purtroppo diverse decine di anni fa, coltivavo una passione sportiva nel corso dei mesi estivi. Dopo la scuola, come diceva una simpatica canzone di Edoardo Vianello, “con le pinne, fucili ed occhiali, quando il mare è(ra) una tavola blù”, andavo al Riccio o ai Ripari di Giobbe di Ortona e mi dedicavo alla pesca subacquea, rigorosamente in apnea. E, sfidandomi, cercavo di andare sempre più giù anche se sapevo benissimo che non avrei potuto raggiungere profondità particolarmente impegnative perché ci sono limiti umani difficilmente superabili da ciascuno di noi.
Ho ripensato, in questi ultimi giorni, a queste esperienze giovanili perché ero convinto, sino a poco tempo fa, che chi ci governa avesse ormai toccato il fondo. Invece mi sbagliavo clamorosamente.
Dopo le tante leggi “ad personam” fatte approvare da una maggioranza parlamentare sempre più appiattita come sogliole, il Presidente del Consiglio Berlusconi ne ha fatto un’altra delle sue. Non soddisfatto pienamente di minare quotidianamente il ruolo e il prestigio del Presidente della Repubblica, della Magistratura, dei giornali non asserviti e di tutto ciò che gli impedisce di essere il padrone assoluto dell’Italia, ha nominato Ministro a non si sa che cosa il fedelissimo Aldo Brancher, già incarcerato che, come il mafioso Mangano considerato “eroe” dal condannato in secondo grado a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa Marcello dell’Utri, co-fondatore di Forza Italia, quando fu rinchiuso nelle patrie galere non rivelò cose che avrebbero potuto avere un effetto devastante sul suo futuro politico e non solo.
Le vicende sono note ma vale la pena di riassumerle. Aldo Brancher non si è presentato davanti ai giudici che lo attendevano per processarlo, per un “legittimo impedimento” che ha indignato tutto il Paese, a partire dal Presidente della Repubblica Napolitano che forse mai come in questa occasione ha saputo interpretare l’umore di quella parte di italiani non disponibile a portare il cervello all’ammasso berlusconiano, e anche, a quanto pare, lo Stato estero del Vaticano.
E così abbiamo un Ministro che, tanto per abbassare i costi della politica, ci costerà una barca di soldi che rivendica un “legittimo impedimento” inesistente, il co-fondatore di Forza Italia giudicato contiguo alla mafia sino al 31 dicembre 1992 e poi, chissà perché, estraneo ai tanti misteri collegati a questa banda di criminali e che, secondo il TG1, non è stato condannato ma ha avuto una riduzione di pena che ha fatto stappare casse di champagne ai massimi esponenti del PdL, l’ex Presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro che festeggia a cannoli la sua condanna sempre per gli stessi reati, la Presidente della Regione Lazio Renata Polverini che manda all’estero, al seguito di Berlusconi, una avvenente e bionda impiegata assunta solo da pochi giorni, il Presidente della Regione Piemonte Roberto Cota che capeggia una fiaccolata per intimidire i giudici del Tar, chiamati a pronunciarsi su ricorsi contro alcune liste presentate con firme falsificate che gli hanno fatto vincere le elezioni.
Per tutti questi fatti, ma ce ne sono ancora tanti altri di cui potrei scrivere, mi sono tornati in mente le mie modeste immersioni giovanili. A quelle c’era un limite. A quanto pare, il fondo per chi ci governa non si tocca mai. E meno male che la capacità reattiva non viene meno, come dimostrano le tante iniziative partecipate da un sacco di gente che non è disposta a subire passivamente le voglie del Principe.
Vivere in questo stato di continua fibrillazione, però, non fa bene ad un Paese ancora in profonda crisi economica come il nostro.
Giustino Zulli
Ho ripensato, in questi ultimi giorni, a queste esperienze giovanili perché ero convinto, sino a poco tempo fa, che chi ci governa avesse ormai toccato il fondo. Invece mi sbagliavo clamorosamente.
Dopo le tante leggi “ad personam” fatte approvare da una maggioranza parlamentare sempre più appiattita come sogliole, il Presidente del Consiglio Berlusconi ne ha fatto un’altra delle sue. Non soddisfatto pienamente di minare quotidianamente il ruolo e il prestigio del Presidente della Repubblica, della Magistratura, dei giornali non asserviti e di tutto ciò che gli impedisce di essere il padrone assoluto dell’Italia, ha nominato Ministro a non si sa che cosa il fedelissimo Aldo Brancher, già incarcerato che, come il mafioso Mangano considerato “eroe” dal condannato in secondo grado a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa Marcello dell’Utri, co-fondatore di Forza Italia, quando fu rinchiuso nelle patrie galere non rivelò cose che avrebbero potuto avere un effetto devastante sul suo futuro politico e non solo.
Le vicende sono note ma vale la pena di riassumerle. Aldo Brancher non si è presentato davanti ai giudici che lo attendevano per processarlo, per un “legittimo impedimento” che ha indignato tutto il Paese, a partire dal Presidente della Repubblica Napolitano che forse mai come in questa occasione ha saputo interpretare l’umore di quella parte di italiani non disponibile a portare il cervello all’ammasso berlusconiano, e anche, a quanto pare, lo Stato estero del Vaticano.
E così abbiamo un Ministro che, tanto per abbassare i costi della politica, ci costerà una barca di soldi che rivendica un “legittimo impedimento” inesistente, il co-fondatore di Forza Italia giudicato contiguo alla mafia sino al 31 dicembre 1992 e poi, chissà perché, estraneo ai tanti misteri collegati a questa banda di criminali e che, secondo il TG1, non è stato condannato ma ha avuto una riduzione di pena che ha fatto stappare casse di champagne ai massimi esponenti del PdL, l’ex Presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro che festeggia a cannoli la sua condanna sempre per gli stessi reati, la Presidente della Regione Lazio Renata Polverini che manda all’estero, al seguito di Berlusconi, una avvenente e bionda impiegata assunta solo da pochi giorni, il Presidente della Regione Piemonte Roberto Cota che capeggia una fiaccolata per intimidire i giudici del Tar, chiamati a pronunciarsi su ricorsi contro alcune liste presentate con firme falsificate che gli hanno fatto vincere le elezioni.
Per tutti questi fatti, ma ce ne sono ancora tanti altri di cui potrei scrivere, mi sono tornati in mente le mie modeste immersioni giovanili. A quelle c’era un limite. A quanto pare, il fondo per chi ci governa non si tocca mai. E meno male che la capacità reattiva non viene meno, come dimostrano le tante iniziative partecipate da un sacco di gente che non è disposta a subire passivamente le voglie del Principe.
Vivere in questo stato di continua fibrillazione, però, non fa bene ad un Paese ancora in profonda crisi economica come il nostro.
Giustino Zulli
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