Martedì, 15 Giugno 2010 L'avvocato informaLa grande distribuzione nel vasteseLa vicenda di Casalbordino da un punto di vista tecnico-normativoA cura dell’Avv. Sergio Lapenna (Foro di Vasto)
La cronaca dei mesi scorsi ha di tanto in tanto stuzzicato la curiosità dei lettori con la questione della grande distribuzione nella zona del vastese: più precisamente, con riferimento al Comune di Casalbordino. Con il presente articolo spiegherò, sinteticamente, la questione da un punto di vista tecnico-normativo, più che politico. Innanzitutto è opportuno fornire una definizione di “grande distribuzione”. Senza scendere nei dettagli della legge regionale 11/2008 che disciplina la materia, per grande distribuzione si intende un esercizio commerciale di grandi dimensioni [oltre i 1.500,00 mq, nei piccoli Comuni; oltre 2.500,00 mq, nei Comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti]. Quali sono gli interessi in gioco? Molteplici! Innanzitutto il mercato dell’intero comparto territoriale: quindi non solo del Comune dove eventualmente sorgerebbe il centro commerciale, ma anche di quelli limitrofi. Il mercato, in tal senso, comprende sia quella fetta di popolazione rappresentata dai consumatori; sia i commercianti, piccoli e medi, che operano nei settori simili a quelli inclusi dalla grande distribuzione. Visti gli interessi in gioco – di non poco conto, considerato che riguardano, in pratica, tutta la popolazione di una zona! -, il legislatore regionale ha, da un lato, conferito ai Comuni il potere di rilascio delle autorizzazioni per la grande distribuzione – potere esercitato per il tramite del c.d. Sportello Unico; - dall’altro, ha ritenuto opportuno imporre ai Comuni la preventiva valutazione degli interessi in gioco con strumento della consultazione delle associazioni di categoria (si parlava prima dei commercianti piccoli e medi e dei consumatori) in ogni momento della procedura che porta all’apertura di un centro commerciale. Anzi, la sensibilità del legislatore si è spinta così in avanti da imporre ai comuni la consultazione della associazioni di categoria anche prima del recepimento da parte dei Comuni della stessa legge regionale che disciplina la grande distribuzione. Cosa è accaduto nella nota vicenda di Casalbordino? E’ accaduto, incredibilmente, che nonostante gli interessi in gioco e nonostante l’espresso obbligo di consultazione espresso dal legislatore, Il Comune di Casalbordino – con delibera consiliare 28/2009 – ha recepito la legge in questione praticamente in sordina, senza dire niente a nessuno. La cosa sorprendente sta, però, nel fatto che la delibera in questione, nel recepire in blocco la legge regionale 11/2008, non opera alcuna scelta di adeguamento della disciplina medesima al territorio di Casalbordino, arrivando, per assurdo, a legittimare l’apertura della grande distribuzione, senza alcun limite e in qualsiasi punto della città, anche in pieno centro storico! Conscio della varietà di ogni Comune – ogni Comune ha un suo “personale” profilo urbanistico, storico, demografico ecc. – il legislatore aveva, invece, fornito vari strumenti per adeguare la legge medesima alle singole realtà territoriali. Lo strumento più importante, in tal senso, era rappresentato dalla facoltà di suddivisione del territorio comunale in zone [la legge prevede potenzialmente tre zone in cui un territorio comunale potrebbe essere suddiviso, che chiama M1, M2 ed M3, distinte tra loro da limiti massimi di superficie apribili: ad esempio, nelle zone M1, non è consentita l’apertura di esercizi commerciali con superfici superiori a mq 300; in quelle M2, superiori a 600, e così via]. Senza aver eseguito questa suddivisione, il Comune di Casalbordino concedeva l’apertura del massimo di superficie in qualsiasi punto della città, con conseguente soffocamento di quelle zone sensibili [come ad esempio un centro storico] dove l’assetto della rete distributiva che vi opera è solitamente retto da precari equilibri di rione: concedere l’apertura di un grande negozio, in una piccola zona, significa letteralmente spazzare via i piccoli commercianti che in quella zona operano da anni. Ecco perché, una della associazioni di categoria più impegnate, da sempre, nella tutela dei commercianti [la Confesercenti] è – con il patrocinio del sottoscritto – urgentemente intervenuta nella vicenda, impugnando davanti al TAR Abruzzo la Delibera in Questione. Vi è da dire che subito dopo la notifica del ricorso, il Comune di Casalbordino – per il tramite della propria Giunta Comunale – si è, finalmente, ravveduta. E’ stato aperto, infatti, un tavolo di trattative con le associazioni di categoria e quel che non si era fatto prima è stato fatto dopo, riuscendo così il Comune a raggiungere un accordo nel senso di impegnarsi a suddividere il proprio territorio in zone – così come aveva previsto il legislatore – e, quel che più conta, a scongiurare l’apertura della grande distribuzione. Vi è da aggiungere, per dovere di cronaca, che in quegli stessi giorni in cui il Comune di Casalbordino raggiungeva l’accordo con le associazioni di categoria, accadevano due fatti importantissimi. Uno: veniva modificata la legge regionale sul commercio prevedendosi una moratoria di due danni per l’apertura dei centri commerciali in tutto l’Abruzzo (in linea con le premure e gli interessi che la Confesercenti aveva caldeggiato nel giudizio davanti al TAR). Due: proprio nel Comune di Casalbordino, in una zona lontana dal Centro del paese, veniva inaugura quello che la stampa locale ha erroneamente definito centro commerciale: in realtà, l’esercizio in questione, come si evince dalle autorizzazioni amministrative che io stesso ho avuto premura di controllare, ha una superficie inferiore ai 1.500 mq, per cui, da un punto di vista tecnico – nonché politico e commerciale -, l’esercizio in questione appartiene alla fascia della media distribuzione e non della grande. Almeno per i prossimi due anni, quindi, non solo nel Comune di Casalbordino, ma in tutto l’Abruzzo, i piccoli ed i medi commercianti posso stare tranquilli. Avv. Sergio Lapenna |
