Mercoledì, 19 Gennaio 2011 Nazionali

I Vescovi italiani, con mons. Bruno Forte, duri nei confronti di Silvio Berlusconi

"Se è vero deve andarsene"

Il fatto che ieri Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, abbia definito Silvio Berlusconi attuale" premier,non sembra essere un caso. Avvenire mette in pagina lo stato d`animo attuale dei vescovi italiani i quali, se ci fosse un`alternativa credibile, sottoscriverebbero nero su bianco la fine della parabola berlusconiana. Oggi il premier è lui, sembra voler dire Tarquinio, ma presto ce ne potrebbe essere un altro.

L`editoriale di Avvenire segna uno spartiacque importante nei rapporti tra la chiesa italiana e l`attuale maggioranza di governo.

La chiesa è "ferita" e "sconvolta" per reati che, seppure ancora da dimostrare, le sono "insopportabili".

Se in passato c`erano state diverse uscite della Cei a condannare un certo modo dì vivere la sessualità - su tutte l`omelia per la festa di santa Maria Goretti nella quale il segretario dei vescovi Mariano Crociata aveva condannato lo sfoggio di un "libertinaggio gaio e irresponsabile" -oggi c`è un passo in più, ovvero la domanda, forse la supplica, che questa "irrespirabile polvere" passi presto. Lo ha scritto ieri anche Paolo Bustaffa, direttore dell`agenzia di stampa dei vescovi, il Sir: "Bisogna che si faccia chiarezza in termini stringenti". Certo, lunedì sarà il cardinale Angelo Bagnasco, aprendo il "direttivo" della Cei ad Ancona, a dire una parola ufficiale in merito. E da qui a lunedì, mentre la parola d`ordine dei vertici della Cci per tutti i vescovi è "silenzio", molte cose potrebbero cambiare. Ma l`impressione è che l`editoriale di Tarquinio sia stato limato parola per parola col preciso scopo di aprire la strada a Bagnasco. Perché sia lui, lunedì, a dire che episodi di prostituzione minorile non possono essere digeriti se hanno come protagonista un uomo che siede ai vertici delle istituzioni. A tutto c`è un limite. Chi ricopre incarichi istituzionali deve mantenere un certo comportamento nella vita privata.

Dunque i vescovi scaricano Berlusconi? Difficile rispondere. Dice però in serata al Foglio Bruno Forte, arcivescovo di ChietiVasto, voce autorevole della chiesa di area martiniana: "Serve un accertamento giuridico di quanto avvenuto. Ma se quanto avvenuto è vero, è un fatto gravissimo sia sul piano dell`etica privata che pubblica. E, in questo caso, serve un atto di vergogna e, insieme, l`uscita di scena dalla vita pubblica".

Parole durissime che confermano un fatto: prima della pubblicazione delle intercettazioni sulle notti di Arcore il piano era chiaro sia in Cei sia in Vaticano: andare avanti cercando, con passi ponderati, di portare Pier Ferdinando Casini nell`alleanza con il Pdl. Per questo scopo si erano spesi i cardinali Angelo Bagnasco e Camillo Ruini da una parte, Tarcisio Bertone e la segreteria di stato vaticana dall`altra.

Oggi, invece, il piano non regge più soprattutto agli occhi dei fedeli che alle gerarchie chiedono una presa di distanza.

Domenico Mogavero è vescovo di Mazara del Vallo. Spiega: "Potrei dire di tutto e di più contro Berlusconi e il teatrino che si evince dalle intercettazioni sulle serate di Arcore. Potrei sfogarmi e dire che è tutto uno schifo. E come me tanti vescovi sarebbero pronti a `sparare`. Ma a che serve? La verità è che occorrerebbe che alzassimo la testa tutti i vescovi insieme. Che insieme tornassimo a farci sentire senza alcuna sudditanza politica. Speriamo che il cardinale Bagnasco faccia questo sforzo lunedì, aprendo il `direttivo` della Cei. Serve una strategia unitaria. Serve che i cardinali ascoltino lo stato d`animo dei vescovi e dei fedeli. E serve che insieme si trovino nuove strade". (segue a pagina quattro) (segue dalla prima pagina) Le modifiche hanno scontentato anche il Pd, che ha presentato da tempo il suo decreto alternativo sul federalismo municipale.

"Sembra un guazzabuglio che non garantisce autonomia né innesca una crescita degli enti locali", ha detto Davide Zoggia, responsabile degli enti locali del Partito democratico. E soprattutto ha scontentato il vero ago della bilancia in commissione bicamerale per evitare l`impasse numerico fra i 30 deputati membri: il senatore finiano Mario Baldassarri, che ieri ha bocciato le buone intenzioni di Calderoli con parole nette, anche se ha lasciato aperta una porta per il dialogo: "Credo che il gran pasticcio permanga: se il risultato è che vi siano più trasferimenti e meno entrate proprie per i comuni, questo non è federalismo", ha affermato, "ma ci sono i margini per correggere il testo se il governo accoglierà i nostri emendamenti".

Insomma, la settimana fondamentale per la Lega parte in salita. E tutta all`insegna della mediazione. Il senatore Paolo Franco, vicepresidente leghista della commissione è cauto: "La novità più importante del decreto è la concessione della compartecipazione all`Irpef per i comuni, ma studieremo gli emendamenti". Poi c`è la corsa contro il tempo. Dopo quello sul federalismo municipale, mancano ancora i due decreti chiave per la riforma: quello regionale sugli attesissimi costi standard e quello sui criteri per il fondo perequativo che servirà a colmare gli squilibri regionali.

Secondo Franco, per il parere sul federalismo regionale bisognerà aspettare fino a marzo. Una scadenza che fa scuotere la testa anche ai leghisti più entusiasti. "A marzo siamo tutti a casa", si lamentano in tanti, mentre amministratori come Attilio Fontana, sindaco di Varese e vicepresidente dell`Anci lombarda non nascondono qualche perplessità sulla reale qualità dei trasferimenti che riceveranno dallo stato, La navigazione della Lega tra il doppio scoglio della crisi berlusconiana e del possibile fallimento sul federalismo (col rischio che i conflitti interni al movimento esplodano) ha per ora una rotta obbligata.

Cristina Giudici